DI PIETRO: E’ BARBARIE

ROMA – Sarebbe stato Matteo Brigandì, consigliere della Lega al Csm, ad aver passato al Giornale le carte sul procedimento disciplinare a Ilda Boccassini, di cui parlava ieri, in prima pagina, il quotidiano della famiglia Berlusconi. Lo scrive oggi la Repubblica, secondo cui Brigandì avrebbe 'riesumato' i vecchi atti, risalenti a 30 anni fa, per passarli al direttore del Giornale Alessandro Sallusti.
La notizia ha scatenato anche la reazione del segretario dell'Anm Cascini, che ha commentato: «Se fosse vero sarebbe un fatto molto grave», sarebbe «la prova ulteriore di un uso abusivo di poteri pubblici come strumento di lotta politica». Si tratta di «una barbarie inaccettabile, che respingiamo con forze con fermezza». Cascini ha assicurato che «la magistratura continuerà a svolgere il suo lavoro con serenità, nel pieno rispetto delle regole e in applicazione del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale. Certo – ha aggiunto – aggressioni e campagne denigratorie di questo tipo fanno tremare le vene ai polsi di chiunque».

BRIGANDI': NON SONO STATO IO «Ovviamente non sono stato io e se qualcuno sostiene questa cosa ne risponderà nelle sedi legali possibili». Il consigliere del Csm Matteo Brigandì risponde così a chi gli chiede se è stato lui a passare al «Giornale» gli atti del procedimento disciplinare sul pm di Milano Ilda Boccassini. Il tutto dopo che «Repubblica » ha scritto che è stato lui una settimana fa a chiedere il fascicolo in questione al Csm. «Ho chiesto al Csm una serie di documenti, compreso quel fascicolo, che ho letto per un quarto d'ora e poi ho restituito», dice Brigandì, che fa sapere di aver scritto una lettera al vice presidente Michele Vietti per chiedergli di «far luce» sulla vicenda.
«Con il Giornale non ho nessun tipo di rapporto, tranne che per qualche intervista. Non ho rapporti nemmeno con il direttore, con il quale mi sembra addirittura di aver avuto qualche causa – spiega Brigandì,che è stato eletto al Csm su indicazione della Lega -. Insomma, non ho niente da spartire con questa testata, che non è nemmeno del mio partito, nè ho incontrato nessuno nell'ambito giornalistico». E non c'è nulla di strano nel fatto che abbia chiesto alla segreteria della sezione disciplinare del Csm di vedere quelle carte:«ne ho viste a decine, è il mio compito istituzionale; stavolta dovevo guardare una cosa di cui avevo interesse, un problema di diritto contenuto in quel procedimento». Brigandì ignora se quelle carte siano a no coperte dal segreto:«non sono in grado di dirlo; io però sono sempre stato per la pubblicità di tutti gli atti». Ma esclude di sentirsi «in difficoltà»: «non capisco perchè dovrei preoccuparmi»,dice, raccontando di non essere stato chiamato da nessuno degli altri consiglieri del Csm. Lui però intanto si è mosso è ha chiesto a Vietti di accertare come sono andate le cose; un'iniziativa che, spiega, «non è a mia tutela, ma a tutela delle istituzioni».

AURIEMMA: PRENDO ATTO «Prendo atto della smentita del consigliere Brigandì. Per questo i fatti dovranno essere chiariti in breve per sgombrare il campo da qualsiasi sospetto e rendere assolutamente trasparente il comportamento di ogni componenti». A parlare così è il togato del Csm, Paolo Auriemma, componente della sezione disciplinare di Palazzo dei marescialli, che spiega quali sono le regole per i consiglieri in materia di consultazione di atti di processi disciplinari. «I componenti hanno diritto agli atti ai soli fini istituzionali; l'uso diverso, politico o personale, costituirebbe senz'altro un abuso. Al procedimento disciplinare – chiarisce – si applicano le regole dell'attuale codice di procedura penale che, per quel che riguarda il rilascio di copie di atti, fa riferimenti all'art. 116 , permettendole soltanto a favore di chi dimostri di averne un legittimo interesse».

DI PIETRO: E' BARBARIE «Se fossero vere le indiscrezioni uscite stamane sul quotidiano la Repubblica sul fatto che sarebbe stato Brigandì a trasmettere il fascicolo dell'inchiesta a carico del pm Boccassimi al giornale di famiglia del presidente del Consiglio, si tratterebbe di un fatto gravissimo». Lo affermano in una nota congiunta il presidente Idv Antonio Di Pietro e il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. «Se un membro laico del CSM – si legge nella nota – arriva ad appropriarsi di documenti secretati per poi trasmetterli alla stampa, siamo alla barbarie vera e propria, all'applicazione seriale del metodo Boffo per intimidire la magistratura e difendere Berlusconi, fino a mettere a rischio la democrazia stessa. Occorre fare chiarezza e per questo scriveremo a Giorgio Napolitano, sia come presidente della Repubblica che come capo del Csm e al vice presidente del Csm Michele Vietti. Abbiamo presentato, inoltre, un'interrogazione parlamentare al ministro Alfano. Ha lui – aggiunge la nota – il compito di chiarire se il comportamento di Brigandì è compatibile con il suo ruolo all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura. Se, infatti, fosse confermato quanto scritto stamane da Repubblica si potrebbe configurare anche un reato e il suo comportamento andrebbe contro la stessa istituzione della quale è membro. Il Guardasigilli spieghi – concludono Di Pietro e Donadi – cosa intende fare per garantire il rispetto della magistratura, del giudice Boccassini nell'esercizio della funzione che gli assegna la Costituzione».

DE MAGISTRIS: BRIGANDI' SI DIMETTA «Il presidente del Consiglio, sfruttando i media da lui controllati, è impegnato in una guerra aperta contro la Procura di Milano. Una guerra unilaterale perchè ingaggiata soltanto da Berlusconi, il cui unico obiettivo è delegittimare la magistratura milanese per non rispondere delle gravissime accuse che pendono sul suo conto e, allo stesso tempo, mandare un monito a tutto il pianeta della giustizia perchè non si permetta di applicare la legge nei suoi confronti». Lo afferma Luigi de Magistris, eurodeputato Idv e responsabile giustizia del partito. «Siamo alla logica – afferma De Magistris – del 'colpirne uno per educare tuttì. Per farlo, si serve perfino dei consiglieri del Csm: qualora venisse accertato quanto denunciato oggi da La Repubblica, infatti, Matteo Brigandì avrebbe compiuto un atto gravissimo, che dovrebbe spingerlo alle dimissioni oppure dovrebbe portare il Csm a sanzionarlo duramente».

IDV: BRIGANDI' CHIARISCA «Matteo Brigandì chiarisca immediatamente la sua posizione e dica se ha girato al 'Giornalè di famiglia del premier il fascicolo riservato del Csm sulla Bocassini». Lo afferma il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando. «Se quanto scrive oggi 'La Repubblicà fosse confermato, da parte dell'esponente leghista si configurerebbe un comportamento eversivo e lesivo dell'autonomia e indipendenza della magistratura. Il Consiglio superiore della magistratura – aggiunge – valuti la posizione di Brigandì e ogni eventuale necessario provvedimento a tutela del decoro delle istituzioni».

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