IL PARTITO CHE NON C’E’

La stampa tratta, anche troppo, dei partiti, piccoli o grandi, che sono in Italia. N’analizza le strategie, le possibili alleanze e le convergenze politiche di chi è “pro” o si professa “contro”. Lo abbiamo fatto anche noi; pur se con differenti finalità. Ora, invece, scriveremo di un partito che ancora non c’è, ma che potrà trovare una sua collocazione nel tessuto nazionale in tempi anche brevi. La nostra ipotesi nasce da indubbi dati di fatto. Gli italiani all’estero, con diritto di voto, sono oltre 3.500.000. Una fitta umanità che si è dovuta adattare a quello per corrispondenza e dare le sue preferenze a candidati inseriti in una Circoscrizione Estero appoggiata, poi, ai tradizionali partiti nazionali. Partiti che non sono stati mai in grado di proporre tutele per la nostra Comunità oltre frontiera. Ovviamente, gli eletti all’estero non hanno potuto che adeguarsi alle linee di programma dei partiti nazionali d’appartenenza. Insomma, nessun’iniziativa a favore della nostra Comunità all’estero è mai andata a buon fine. Fatta questa necessaria considerazione, pur rispettando le convinzioni politiche di chi ci segue, ben diversa sarebbe la realtà se gli eletti, anche se con diversa formazione politica, fossero uniti da identico programma al “servizio” degli Italiani nel Mondo. Queste, in buona sintesi, dovrebbero essere le radici del partito che non c’è. Ora, però, riteniamo che siano maturati i tempi per dare concretezza ad una formazione politica che ha già uno statuto, un suo logo, ma che resta ancora tra le quinte del quadro politico nazionale. Facciamo riferimento al Partito degli Italiani dall’Estero (P.I.E.) che rappresenta un nuovo modo di gestire la politica italiana tramite la forza numerica degli italiani all’estero che potrebbe confluire in un Partito, tutto originale, senza collegamenti, né diretti, né trasversali, con i partiti nazionali che hanno fatto il loro tempo. Il P.I.E. intende puntare su uomini nuovi, non dipendenti da pregresse formazioni di partito. Già questa novità evidenzia una potenziale formazione capace di portare avanti quelle tesi ben note a tutti, ma da tutti irresponsabilmente ignorate. Manca, però, un passo fondamentale per dare al P.I.E. una vita anche nazionale: la modifica della nostra legge elettorale. Non sono, poi, molte le varianti necessarie per dare dignità a chi vota dall’estero. Prima di tutto, estendere il diritto a tutti i Collegi Elettorali, poi dare vita ad un Partito internazionale con suoi candidati eleggibili sia in Patria, che all’estero. In questo modo, giocando sulle alleanze, si potrebbe, finalmente, ridare impegno politico a chi ancora ci crede. Anche noi siamo tra questi; ma con alcuni distinguo. La nuova legge elettorale dovrebbe essere di semplice applicazione e col varo del voto elettronico per il quale ci siamo tanto impegnati in Patria. Quindi, voto politico universale. Senza confini e senza condizioni limitative. Ora ci sono, e lo ripetiamo, le condizioni per presentare la modifica normativa alla legge elettorale. Per contare veramente di più, è indispensabile realizzare il Partito che non c’è, ma del quale si ravvisa la reale necessità.

Giorgio Brignola

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