Democrazia o Democratura?

Democrazia o Democratura?

di Loredana Biffo

Professor Zagrebelsky, in merito alle tanto discusse riforme costituzionali, sempre più spesso vengono dichiarate “decadute” delle precise norme costituzionali ed elettorali, in nome di un' altra” Costituzione “materiale”, in nome di una “illimitata” sovranità popolare di cui Berlusconi spesso parla.
Si ha l'impressione che i politici del Pdl vedano la Costituzione come un accessorio da mettere all'ultimo posto, dando invece priorità all'elettorato.

Partiamo dalla affermazione più neutra, la Costituzione è invecchiata.
Dentro questa affermazione c'è una parte vera e una strumentale.
Nella prima, alcune trasformazioni avrebbero dovuto essere poste in essere come conseguenza di altre trasformazioni della vita pubblica. Qualche esempio: in primo luogo negli ultimi anni, si sono rafforzati i poteri periferici, in particolare quelli regionali, ora, in ogni struttura unitaria ma largamente decentrata, esiste un organo parlamentare, una camera del parlamento che rappresenta il pluralismo delle autonomie territoriali.
A questo si aggiunge che il bicameralismo così come è stato pensato dal nostro costituente, è un doppione, perchè le due camere, sostanzialmente si equivalgono dal punto di vista politico. Che poi i sistemi elettorali oggi in vigore siano tali per cui i risultati di una camera possano non coincidere con quelli dell'altra, per cui puà accadere che una forza politica ha la maggioranza in una camera ma non nell'altra, oggi per esempio dai sondaggi risulterebbe che lo schieramento di centro destra, potrebbe prevedibilmente avere la maggioranza alla camera ma non al senato. Questa differenziazione tra le due camere però, è un fondamentale difetto, perchè da un punto di vista politico le due camere sono equivalenti, hanno lo stesso principio di rappresentanza.
Quello che da anni si discute, ma che non si riesce a fare, perchè ogni riforma sommuove degli interessi, e quindi gli interessi che di volta in volta sono toccati, si oppongono,è di differenziare nettamente le due camere, e fare di una, la rappresentanza generale, nazionale, e dell'altra la rappresentanza delle regioni. Naturalmente differenziando i poteri. Questa è una modifica della Costituzione, nel senso della “razionalizzazione”.Segue un po' l'evoluzione naturale del sistema politico.
Altri aspetti che andrebbe toccati, sono le maggioranze previste per gli organi di garanzie, un aspetto importante e decisivo nella vita democratica, ma che purtroppo tutti trascurano.
Prendiamo ad es la Corte costituzionale, o il Presidente della Repubblica, è previsto dalla costituzione,che per la Corte costituzionale che cinque dei quindici giudici della Corte, siano eletti dal parlamento. Per il Presidente della Repubblica, che venga eletto con una maggioranza qualificata. Queste maggioranze, sono state previste quando nel nostro paese esisteva un sistema elettorale di tipo proporzionale, e quindi, erano maggioranze sufficienti ad impedire che l'elezione di quei cinque giudici del Presidente della Repubblica, fossero nelle mani della maggioranza di governo, erano elezioni che dovevano coinvolgere necessariamente maggioranza ed opposizione. E' chiaro che per gli organi di garanzia, era una “garanzia”, perchè è evidente che se questi organi cascano nelle mani della maggioranza che è il soggetto destinato al controllo da parte degli organi, va a finire che il “controllato”, si nomina il suo controllore.
Tra l'altro, per ritornare alla Corte costituzionale, altri cinque giudici sono nominati dal Presidente della Repubblica. Se con l'attuale legge elettorale, la maggioranza di governo elegge il suo Presidente della Repubblica, se elegge Berlusconi, si sciolgono le camere,si va alle elezioni, il centro destra vince le elezioni, Berlusconi viene eletto dal Parlamento Presidente della Repubblica.
Non essendosi modificate le maggioranze originariamente previste quando esisteva un sistema elettorale proporzionale, potrebbe accadere che, non solo la presidenza della Repubblica diventi “organo della maggioranza”,e che il capo della maggioranza diventi Presidente della Repubblica, ma che lui e la sua maggioranza si impadroniscano della Corte costituzionale.
Quindici giudici, cinque eletti dal parlamento con quel sistema elettorale, più altri cinque nominati dal Presidente della Repubblica, vuol dire che chi vince le elezioni può disporre di dieci giudici su quindici. E il gioco è fatto.
Quindi se volessimo mantenere un impronta “garantista” della nostra costituzione,sarebbe opportuno, come molti costituzionalisti da decenni dicono, che toccando le leggi elettorali, si tocchino anche le maggioranze necessarie per la formazione degli organi di garanzia. Questo discorso è particolarmente chiaro per la presidenza della repubblica, per la Corte costituzionale, ma vale anche per il Consiglio superiore della magistratura, altro organo costituzionale di equilibrio tra i poteri.
L'affermazione “la Costituzione è vecchia”, è come se chi lo sostiene dicesse: “questa Costituzione non mi piace più”, non perchè è invecchiata, ma semplicemente perchè descrive un sistema costituzionale che non è quello che vorrei io.
Qui allora si entra direttamente nelle concezioni fondamentali della democrazia.
La Costituzione descrive un sistema costituzionale democratico. Dove le linee politiche, le maggioranze e le linee politiche, i programmi dovrebbero essere elaborati dal basso, dai partiti, in contatto con la società, che vengono poi premiati o puniti con le elezioni.
I partiti vengono rappresentati in Parlamento,dove si formano delle maggioranze che formano il governo.
Questo è il “moto” della democrazia che nasce dal basso e si sviluppa verso l'alto.
Basta guardare come è costruita la Costituzione nella “successione” degli argomenti trattati, si vede proprio questo partire dal basso, dai diritti singoli cittadini, ai diritti dei cittadini “associati”, partiti e sindacati, alle elezioni, alle camere, parlamento, governo e Presidente della Repubblica.
La democrazia costituzionale è questo, se non è un sistema che ha i piedi ben piantati nella società, non è la democrazia che la costituzione vuole.
Questo è un “modello”costituzionale, che può piacere o non piacere. A questo si contrappone un altro modello,rovesciato, quello dei “capi”, che si autoinvestono della missione di governare il paese, che si rivolgono al corpo elettorale per avere un investitura,è un processo dall'alto verso il basso, che è la democrazia populista.
Sono due modelli costituzionale in contrasto tra di loro, non è questione di Costituzione invecchiata. Bisogna vedere che cosa vogliamo, in che tipo di società vogliamo vivere.
In una democrazia dal basso,partecipativa, faticosa, di mediazioni, di costi in termini di energie sociali. Oppure in una forma che chiamiamo democratica, ma populista, demagogica.
Un termine che è diventato di uso comune, è non più democrazia, ma “democratura”, che è la sintesi di democrazia e dittatura.
Questo scontro di concezioni (che nascondono anche interessi), oggi è presentato come un contrasto tra la Costituzione “formale” (quello che sta scritto nella Costituzione), e la Costituzione “materiale”.
Si dice, da parte da chi auspica il passaggio ad una democrazia populista, che oramai abbiamo un sistema elettorale, i cittadini votando, non votano solo il partito, ma indicano anche il nome di colui che sarà il Presidente del consiglio, quindi c'è un'elezione “diretta”, che taglierebbe le gambe a tutti quei meccanismi partecipativi dal basso. Questo vuol dire che se ci fosse una crisi di governo, questa impostazione porta a dire: il capo dello stato dello stato deve sciogliere le camere, e consentire agli elettori che hanno eletto il capo del governo nella tornata precedente, di rieleggere un capo del governo.
I partiti rappresentati in parlamento, non avrebbero, in questo schema, il diritto di lavorare per formare una diversa maggioranza da quella che c'è. Questa richiesta si basa sulla premessa che ci sia in Italia una nuova o diversa Costituzione, quella “materiale”, che non è quella scritta nella attuale costituzione, ma quella che deriva da una evoluzione determinata dall'attuale sistema elettorale.
Il concetto di Costituzione materiale, è un concetto scientifico,che ha una sua storia, che non è mai stato usato in termini così brutali, è stato elaborato per rispondere alla domanda: “com'è che un pezzo di carta che noi chiamiamo costituzione è efficace?”.
La risposta è che, è efficace in quanto c'è una situazione materiale che la sorregge.
Ma nessuno ha mai sostenuto che si possa invocare una presunta costituzione materiale per rovesciare una costituzione scritta, quindi un uso abusivo.
Inoltre la premessa secondo la quale la legge elettorale attuale ha scardinato il vecchio sistema perchè gli elettori votano il capo del governo, non è vera.
La legge elettorale in vigore, dice che sulla scheda elettorale si scrive il capo del partito o del capo della coalizione, che si presentano alle elezioni, ma non stabilisce che ci sia una coincidenza tra questo nome e il capo del governo, è un passaggio non giustificato dalla legge elettorale. In più l'articolo 92 stabilisce che il Presidente del consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica, sulla base che questa persona metta insieme una compagine governativa che abbia la fiducia delle camere.
Quindi la legge elettorale fa salvo questo potere del Presidente della Repubblica, nonostante che non ce ne sarebbe stato bisogno, perchè chiaramente una legge “ordinaria” come quella elettorale, non potrebbe modificare la Costituzione. Ne consegue che i poteri del Presidente della Repubblica sono ancora pieni, intatti.
Oggi c'è un equivoco su questo punto, nei giorni scorsi, si è detto che se ci sarà una crisi di governo, il gioco passerà nelle mani del capo dello Stato,il quale da garante della Costituzione, agirà in quella situazione, agirà nel rispetto della Costituzione “reale”, il che è una formula ambigua, non si capisce se si riferisce alla costituzione che abbiamo, o se è un ammiccamento alla Costituzione “materiale”.

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