Ri-fare mondi e pensierini per migliorare il Sistema dell’arte e della cultura oggi. Un impegno per il domani

di Barbara Martusciello

Nell’ambito di Risonanze #3 Michelangelo Pistoletto & Giovanni Sollima, curato da Marcello Smarrelli per e con l’Accademia di Santa Cecilia nello Spazio Risonanze dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, il curatore ha invitato il collettivo 1:1 project ad attivare un interessante progetto: WISH. Questo ha coinvolto un nucleo di critici, curatori, artisti e intellettuali, eterogenei per appartenenza generazionale e scelte professionali, invitati il 29 maggio intorno al tavolo specchiante di Pistoletto e seduti sulle diverse sedie e panche (inviate dai diversi Paesi che si affacciano sul Mediterraneo) -tutto parte dell’articolato progetto Love Difference dell’artista- per un incontro in forma di evento durante il quale ogni partecipante ha resa nota la sua proposta per migliorare il sistema dell’arte. Il preciso quesito posto ad hoc da 1:1 project palesemente portava e ha di fatto portato ogni relatore a interrogarsi e riflettere sull’attuale situazione dell’arte e della cultura in Italia e internazionale.

Tanti sono stati gli interventi, moltissimi con profonde similitudini, desideri condivisi, speranze e approfondimenti critici con punti di contatto notevoli tanto da far balenare una qualche parvenza di “comunità dell’arte”… in nuce, da (ri)costruire.

Tutti si sono dovuti attenere al tempo massimo di un minuto ciascuno -a parte Cesare Pietroiusti in videoconferenza ed Alfredo Pirri che ha inviato un testo molto lungo- leggendo la propria relazione agli altri, in un confronto denso di input dei quali fare tesoro…

Di seguito, riporto il mio intervento.

Qual è la tua proposta concreta ma visionaria, utopica ma applicabile che potrebbe cambiare il sistema della cultura contemporanea in un futuro nemmeno troppo lontano?”

Sì, come suggeriscono i colleghi di 1:1 project, la cultura si trova a fronteggiare un momento delicato nella storia, ma non solo del nostro Paese e dell’Europa, ma Mondiale, e non da oggi. E’ certamente necessario riflettere proprio sulle responsabilità e sul ruolo che questa Cultura ricopre e che sempre più è chiamata a ricoprire nel prossimo futuro…

Ho portato avanti spesso queste argomentazioni e tali quesiti attraverso testi, articoli, convegni e blog molti dei quali su “art a part of cult(ure)” con cui, anzi, abbiamo attivato anche un OSSERVATORIO permanente…

Riprendendo una frase dell’archeologo tedesco Max Von Oppenheim (1), confermo che, in fondo, “l’artista è come un sismografo, che indica in quale posizione si trova la società”; dirò anche -secondo le parole dell’artista Alfred Jaar (2)- che la cultura, come l’arte, “non riguarda tanto ciò che si fa, ma ciò che si è”… Ebbene: credo che un modo giusto di migliorare il Sistema della cultura e dell’arte, ma direi ancor più l’Arte e la Cultura, sia quello di darsi fino in fondo, lavorando per avere e restituire una visione d’insieme; e credo, anche, che sia quello di procedere, almeno in questo caso, per addizione, sommando scoperte, aumentando in chiarezza critica e divulgativa, in approfondimento, indicando strade nuove, percorsi imprevisti ma anche aggiungendo formazione continua e innovazione… Non omologandosi mai.

So per certo che questo impegno, se si lavora da soli, non apporterà efficaci trasformazioni positive. E’ necessario molto di più: l’incontro, il confronto, la condivisione. Quindi, è fondamentale fare Rete. Per Ri-fare Mondi -che è quanto credo debbano realizzare o aiutare a realizzare la cultura e l’arte-, oggi più che mai è necessario ragionare in termini di 2.0. Perché 2.0 è un’attitudine più che una pratica, che tra l’altro rivela (per sua stessa natura), un carattere vitale e propositivo, quindi carico di fiducia nel domani. Ciò considerando sempre che giocando con l’inglese, L’amore è la differenza, L’amore fa la differenza. In tutte le sue declinazioni. Love difference (3)

(1) Il Barone Max von Oppenheim, grande archeologo e diplomatico tedesco, qui è citato non a caso dato che contribuì a creare un ponte tra la cultura occidentale e quella orientale attraverso le sue scoperte.
Riuscì a portare alla luce un patrimonio culturale di straordinaria importanza scoprendo, tra l’altro, sulla collina di Tell Halaf, nella Siria settentrionale, numerosi reperti risalenti al periodo preistorico e al regno degli Assiri.

(2) Il cileno Alfred Jaar è qui citato perché la sua ricerca è strettamente connessa all’incontro in oggetto. Egli, infatti, crede fermamente in una stretta connessione tra etica ed estetica assegnando anche una basilare importanza al ruolo attivo e socialmente responsabile della cultura; Jaar, inoltre, con la sua ricerca ribadisce la necessità di confermare, attraverso la forza creativa dell’arte, posizioni etiche, anche fortemente critiche, anticonformiste, di fronte a temi difficili e a fatti gravi come ingiustizie, genocidi, emergenze umanitarie. In particolare, si pensi al recente progetto pubblico per Milano Questions, Question…

(3) Mi riferisco all’articolato progetto di Pistoletto, Love Difference, con una importante valenza sociale e politica, che chiede all’arte e alla creatività di porsi come base di un armonico sviluppo…

News Art a part of cult(ure) <info@artapartofculture.org>

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