Privatizzata l’acqua, non resta che privatizzare l’aria

Non molti anni fa, un gruppo di giovani imprenditori napoletani misero su una piccola azienda denominata Napolimania. Simpaticamente, questi ragazzi seppero sintetizzare in termini commerciali quella che più genericamente ed a volte sommariamente, viene definita la “napoletanità. Tra le tante idee simpatiche tra cui una maglietta con la scritta anti Lega Nord: “Dio accortosi della presenza della Padania, creò la nebbia”, pensarono di mettere in scatole di latta chiuse ermeticamente, l’aria di Napoli. Si enfatizzava quello che era un aspetto rinomato del capoluogo campano. Il barattolo molto ben disegnato, raffigurava, manco a dirlo, il golfo di Napoli e l’immancabile pino. Ebbene questa idea, nel prossimo futuro, potrebbe divenire realtà.
La privatizzazione di tutte le cose di tutti, riguarderà anche l’aria, si tratta solo di trovare il sistema più economico possibile di commercializzazione per poi metterla sul mercato a caro prezzo perché indispensabile. Con le privatizzazioni dei principali elementi: aria, acqua, fuoco (quindi energia) e terra, ognuno di noi diventerà dipendente dalle multinazionali della vita e neanche la religione avrà più un senso se non quello di una teologia della liberazione fattiva e pragmatica. Senza dottrine dunque, senza filosofie ma con l’incremento e la specializzazione della guerra elevata a sistema.
L’unica grande consolazione è che, con l’inquinamento che è presente nell’aria, a Napoli oggi potrebbero vendere, al massimo, la diossina in scatola e nelle grandi metropoli lo smog migliore e più aggressivo che esiste. Questa aria, per poter essere commercializzata avrebbe bisogno di essere purificata e per fare ciò occorrerebbe investire capitali e risorse. Troppo dispendioso. Si comincerà sicuramente ad importarla da quelle terre incontaminate dove l’aria è ancora pulita e la manodopera di inscatolamento a basso costo, dalle montagne del mondo con qualche ritocco ed aggravio sul presso.
Una ipotesi del genere è alle porte. Vengono sistematicamente proposte soluzioni liberali e libertarie frenate senza avere il timore di reazioni a catena incontrollabili.
Ma questa è una ipotesi ancora relativamente lontana. Accontentiamoci di pagare l’acqua ai nuovi padroni che compreranno le risorse idriche e gli acquedotti. Può darsi che non avremo il tempo di manifestare contro la privatizzazione dell’aria ma che ci fermeremo qui. Per l’acqua si sono combattute guerre fratricide sanguinosissime. Non staremo a vedere.

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