La legge 619 del 1952 (risanamento dei rioni dei Sassi nell’abitato del comune di Matera)

Matera è posta sul bordo di una gravina nei cui fianchi esistono antichissime abitazioni scavate e murate con gli stessi materiali di scavo denominate Sassi.
Nel 1948 Palmiro Togliatti, leader del Partito Comunista Italiano, visitò i Sassi, verificandone le condizioni igieniche, e li dichiarò “vergogna nazionale”; sarebbe poi stato Alcide De Gasperi a decretarne lo svuotamento.
Con la prima legge speciale legge n. 619 del 1952 ha inizio lo sfollamento dei Sassi.
Ci vorranno però altre leggi e più di un ventennio per completare lo svuotamento. Con questo intervento legislativo si procedette anche al risanamento dei rioni dei Sassi.
Il centro storico di Matera si divide in due grandi rioni: il Sasso Barisano e quello Caveoso.
Ma cosa sono i Sassi? Sono insediamenti scavati nella roccia che rappresentano un esempio emblematico di abitazione concepita in perfetta armonia con il paesaggio in cui sono inseriti.
Le case-grotte erano disposte su più livelli con annessa la stalla. La luce arrivava dall’alto e la temperatura interna era costante e di circa 15 gradi.
Lo sfollamento dei Sassi incominciò dal 1952, in seguito alla denuncia del libro di Carlo Levi che portò alla ribalta delle cronache le precarie condizioni igieniche in cui vivevano gli abitanti delle grotte (spesso una famiglia condivideva i propri spazi angusti con gli animali).
L’allontanamento fu però doloroso nonostante i più confortevoli quartieri progettati dagli urbanisti.
La legge provvide a trasferire in una nuova sede quelle parti di detti rioni i cui ambienti furono dichiarati inabitabili, con la riparazione degli ambienti suscettibili di idonea sistemazione ad unità edilizia e con l’esecuzione delle indispensabili opere pubbliche di carattere igienico.
La popolazione più povera infatti fu costretta ad utilizzare le grotte come abitazione attrezzandole per ricoverare sia le persone che gli animali, un misero modo di vivere sopravvissuto fino all’emanazione di questa legge con la quale iniziò il trasferimento di oltre 15.000 persone nei nuovi rioni.
Il trasferimento venne realizzato a cura dello Stato che, assegnando la nuova abitazione nei nuovi rioni, è diventato proprietario delle antiche abitazioni.
Infatti i Sassi per circa il 70% sono oggi proprietà del demanio dello Stato.
Le opere necessarie per l’attuazione del piano di trasferimento, compresa la costruzione dell’acquedotto e della fognatura, della chiesa e dei locali per il municipio furono poste a carico dello Stato come anche le opere permanenti di chiusura degli ambienti dichiarati inabitabili nei rioni dei Sassi.
Ogni capofamiglia, al quale veniva notificata l’ordinanza di sgombero, aveva diritto all’assegnazione di un alloggio nelle case popolari costruite in applicazione di questa legge.
Per i lavori da effettuarsi negli ambienti suscettibili di idonea sistemazione ad unità edilizia il sindaco ne ingiungeva l’esecuzione.
Se l’intimato ometteva o ritardava ad eseguire i lavori la legge prevedeva che si provvedesse d’ufficio a cura del Genio civile.
Gli assegnatari degli alloggi potevano chiedere la cessione in proprietà degli stessi.
L’abbandono delle grotte permise la loro conservazione nelle condizioni originarie.
Nel 1993 i Sassi divengono Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Dopo essere stati definiti “vergogna nazionale” i Sassi si videro riconosciuta la loro dignità di “paesaggio culturale”.

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