OPINONI DI SCRITTORI SULLA DEMOCRAZIA

Da quando gli uomini si sono uniti in comunità hanno sempre cercato le soluzioni migliori per convivere pacificamente, e sono state varie col tempo le forme di governo sperimentate. Ai tempi d’oggi la più consolidata è la democrazia, che potremmo descrivere affidandoci alle parole di Tucidide:”E quanto al nome, per il fatto di non essere amministrata a vantaggio di pochi ma a vantaggio della maggioranza, è chiamata democrazia”. Ed è proprio l’Atene dello storico ad essere considerata la culla della democrazia, infatti lo stesso autore, parlando della sua città, afferma: “Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini, perché siamo noi un modello piuttosto che emulare gli altri”. Quest’idea non è cambiata neanche dopo tutti questi anni, “spetta a tutti la parità” ma oggi come allora mettere in pratica questo nobile intento non è semplice. Come giustamente sostiene Bruno Mondadori: “In teoria (…) il popolo può esercitare direttamente la sovranità, ma nella grande maggioranza dei casi il titolare della sovranità, cioè il popolo e chi lo esercita, sono due soggetti distinti”.
“Già ad Atene tutti i cittadini prendevano parte agli affari pubblici, ma non c’erano che ventimila cittadini su di più di trecentocinquantamila abitanti: tutti gli altri erano schiavi”. Di conseguenza, come osserva Canfora, quello che bisogna chiedersi è: “Chi ha la cittadinanza? Chi sono i tutti la cui libertà mette in essere la democrazia?” Questo interrogativo trova riscontri storici in particolar modo tra il XIX e XX secolo, quando le masse hanno rivendicato il diritto di essere cittadini a pieno titolo, e non più semplici abitanti.
Questa svolta è stata dovuta soprattutto alla presa di coscienza della nuova classe operaia emergente che ha portato a innumerevoli scontri e lotte nel desiderio di una democrazia degna di questo nome. Il diritto di voto fu ancora più arduo da ottenere per le donne che attraverso movimenti come quello delle suffraggette riuscirono solo dopo parecchi anni a conquistare questo privilegio. Oggi però queste lotte appaiono quasi vane: l’affluenza alle urne è in calo e, come osserva Ginsborg, si sta diffondendo “una straordinaria passività e disinteresse per la politica” specialmente nel nostro Paese.

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