UN PASSATO CHE NON PASSA

Il nuovo millennio è stato visto dall’umanità come l’inizio di un’era che avrebbe portato, grazie allo sviluppo tecnologico, pace e prosperità al mondo. Purtroppo tali previsioni venivano clamorosamente smentite già l’11 settembre 2001 con il terribile attentato alle torri gemelle. Iniziava per l’occidente una nuova stagione di guerre, in Iraq e Afghanistan, che avrebbero prodotto lutti e disgrazie. Dimenticare o archiviare frettolosamente gli orrori del 1900 non ha consentito di metabolizzare compiutamente ls genesi di queste tragedie. Come si sia potuto, in società ricche di storia e di cultura come la Germania, e in seguito l’Italia, approvare norme legislative che negavano i diritti fondamentali a dei propri cittadini, solo per la loro religione dovrebbe essere, per noi, tuttora motivo di riflessione. Ricordare e studiare le opere di storici e filosofi che hanno approfondito questo fenomeno è un dovere civico e morale. Se all’olocausto perlomeno è stato dedicato il giorno della memoria, alcune tragedie sono state dimenticate o addirittura negate in alcune nazioni, come quella del popolo armeno durante la prima guerra mondiale. Anche in Italia i martiri delle foibe hanno avuto difficoltà ad essere riconosciuti: solo dal 2004 viene commemorata la loro memoria il 10 febbraio, data simbolica che si riferisce al 1947, quando entrò in vigore il trattato di pace con cui le province di Pola, Fiume e Zara passarono alla Jugoslavia.
Di molte persecuzioni, come quelle avvenute nell’ex URSS e nei suoi paesi satelliti non se ne conosce ancora compiutamente l’effettiva entità.
Nell’Europa Occidentale il boom economico degli anni ‘60, specialmente in Italia, ha contribuito a cancellare in parte la memoria passata e, nel 1989 con la caduta del muro di Berlino e la riunificazione del popolo tedesco, si è creduto che l’Europa non avrebbe mai più conosciuto guerre. Il terribile e fratricida conflitto scoppiato nell’ex Jugoslavia all’inizio degli anni ‘90 e durato per quasi 10 anni avrebbe mostrato a tutti che questo non era vero, poiché le tensioni etniche e religiose mai completamente risolte, esplosero.
Non è semplice superare i conflitti e le tensioni che ci sono tra i popoli e riuscire a raggiungere una pace duratura, per questo bisognerebbe ricordare le parole di Papa Giovanni Paolo II: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”.

Lascia un commento