Il termine salario minimo indica la più bassa retribuzione oraria,giornaliera o mensile che in alcuni Paesi i datori di lavoro devono per legge erogare ai loro dipendenti.
Le leggi sul salario minimo furono introdotte alla fine del XIX secolo e sono oggi in vigore in molti Paesi.
Il fine è quello di garantire un livello di reddito a coloro che lavorano e di tutelare le fasce di lavoratori deboli e poveri esclusi dall’applicazione dei contratti collettivi. Nei Paesi in cui il salario minimo è disciplinato, le legislazioni in materia prevedono una rivalutazione periodica delle paghe minime,alla luce della produttività,del Prodotto Interno Lordo,dell’indice dei prezzi al consumo e dell’andamento generale dell’economia.
In Italia non vi è una individuazione del salario minimo anche se va sottolineato come questo sia un elemento importante del mercato del lavoro perché impedisce di impostare i salari sotto una certa soglia.
Oggi sono 21 su 28 i Paesi dell’UE che prevedono un salario minimo: Belgio,Bulgaria,Croazia,Estonia,Francia,Grecia,Irlanda,Lettonia,Lituania,
Lussemburgo,Malta,Olanda,Polonia,Portogallo,Cecoslovacchia,Romania,Gran Bretagna,Slovacchia,Slovenia,Spagna e Ungheria.
Le retribuzioni minime nazionali sono fissate dalla legge o da accordi di categoria e di norma si applicano a tutti i lavoratori dipendenti.
Gli importi sono lordi, comprendono cioè le imposte sul reddito e i contributi di sicurezza sociale.
Si va dai 157 euro della Romania ai 1462 dell’ Irlanda,ai 1502 del Belgio fino ai 1874 del Lussemburgo.
Nei Paesi che non prevedono un salario minimo(Danimarca,Italia,Austria,Finlandia e Svezia) le retribuzioni sono stabilite per contrattazione tra le parti sociali,a livello aziendale o per singolo contratto.
Tra i sostenitori del salario minimo vi è Jean Claude Junker, attuale Presidente della Commissione europea, che lo auspicava in tutti i Paesi della zona euro.
Come su tutte le questioni, il tema registra favorevoli e contrari. I favorevoli rimarcano come la fissazione di un salario minimo contribuisca a evitare l’aumento della povertà lavorativa e sia uno strumento utile per assicurare la dignità dei posti di lavoro.
I detrattori sottolineano, invece, come senza il salario minimo il datore di lavoro possa retribuire i suoi dipendenti in base alla loro produttività mentre, grazie a questo strumento, anche lavoratori con bassa produttività possono essere pagati di più,anche se va detto che quest’ultimo introduce un fattore di rigidità del mercato del lavoro.
Certo,il salario minimo riduce lo spazio della contrattazione,in qualche modo mina la centralità del contratto nazionale che nel nostro sistema ha un ruolo debordante fino a mortificare la contrattazione decentrata in azienda.
Però allarga la platea dei lavoratori tutelati coinvolgendo quelli oggi privi del contratto collettivo.
Va comunque sottolineato come il salario minimo sia in sintonia con quanto dispone l’articolo 36 della nostra Costituzione che sottolinea come il lavoratore abbia diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Infine va evidenziato come il salario minimo possa costituire un deterrente per il lavoro nero e i soprusi:c’è il rischio galera,infatti,per chi non lo rispetta.