Il perdono cristiano e i ragionamenti strampalati di un filosofo

Umberto Galimberti su D- La Repubblica del 15 febbraio: “Se il perdono prevede, come nel sacramento della confessione, la cancellazione della colpa, a mio parere non si deve assolutamente perdonare perché, come recita un motivo della teologia medioevale: «Factum infectum fieri non potest, neque Deus» («Neppure Dio può far sì che un fatto avvenuto non sia avvenuto»)”. Che ragionamento e? Tuttalpiù il fatto è come se non fosse mai avvenuto per colui che perdona, non per chi ha ricevuto il perdono. Ma si può ridurre uno dei sacramenti più importanti e complessi a sì povera cosa? Galimberti sembra ignorare che la confessione cancella la pena eterna, ma non la pena temporale, e quindi non è vero che è come se il peccato non fosse mai stato commesso. Galimberti sembra non aver mai sentito parlare della penitenza interiore “radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza nella misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato « animi cruciatus [afflizione dello spirito] », « compunctio cordis [contrizione del cuore] »” (n. 1431 del Catechismo). Fatto mai avvenuto, dunque? “Il cuore dell'uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio conceda all'uomo un cuore nuovo. La conversione è anzitutto un'opera della grazia di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: « Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo » (Lam 5,21). Dio ci dona la forza di ricominciare. È scoprendo la grandezza dell'amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dall'orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati (n. 1432)”. Peccato mai commesso, dunque?

Galimberti scrive ancora: “Cancellare la colpa significa educare alla doppia coscienza, molto diffusa nei Paesi cattolici dove dal pulpito si predicano le regole della buona condotta e nel confessionale si perdonano le deroghe. Nei paesi protestanti, dove non ci sono sacerdoti che in confessione perdonano, non c'è una così diffusa doppia coscienza, perché la colpa che hai commesso, se la riconosci, la tieni con te per tutta la vita, come un monito interiore che ti mette in guardia dal commetterne altre”. Le parole del Catechismo or ora riportate dimostrano chiaramente che anche un cattolico non dimentica la colpa commessa.

Miriam Della Croce

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