Lettera aperta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

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Lettera aperta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Con sconcerto e sorpresa leggo un documento approvato in una seduta straordinaria del Consiglio alla quale non ho potuto partecipare essendo impegnata fuori Roma, con il quale viene sferrato un attacco al Consiglio Nazionale Forense in concomitanza con la notizia che il Presidente del Consiglio dell’Ordine di Roma è stato rinviato a giudizio.

Sembra che il Ministero della Giustizia abbia chiesto chiarimenti a fronte, pare, della richiesta di commissariamento del COA di Roma da parte del CNF.

Secondo quanto mi è stato riferito, tutta questa complessa problematica sarebbe stata discussa nell’adunanza di sabato 10 maggio 2014, con un ordine del giorno modificato poche ore prima e con un “dibattito” di una decina di minuti.

E’ singolare che giovedì 8, durante la seduta, protrattasi per oltre otto ore, nessun accenno a queste problematiche sia stato fatto.

Devo innanzi tutto dissociarmi dalla presa di posizione del Presidente e dei presenti alla frettolosa seduta di sabato 10 e con l’occasione mi vedo costretta a fare anche le seguenti precisazioni sul mio ruolo nel Consiglio.

Sono vent’anni che mi occupo di tutela delle professioni intellettuali in Italia ed in Europa, e che seguo le vicende della politica forense e della legislazione in tema di giustizia ed è questo il motivo per cui ho ritenuto di dover portare il mio patrimonio di conoscenza e di contatti, in un momento così difficile della nostra professione e dell’intera società italiana.

Mi sono occupata, nell’ambito del Consiglio, di Rapporti Internazionali, Appalti degli Enti Locali, Edilizia ed Urbanistica e Pari Opportunità.

Il mio entusiasmo è stato però presto frustrato nel vedere che il mio spirito collaborativo, volto ad evitare che venissero approvate delibere illegittime, è stato interpretato come un ostacolo al “normale” andamento delle sedute.

Purtroppo ho dovuto iniziare a esprimere voto contrario, spiegando che non si era nell’ambito di una semplice associazione di categoria, ma di una istituzione, ente pubblico, come tale tenuta al rispetto di precise regole procedimentali.

I miei richiami al rispetto delle regole nelle gare di appalto, nell’accesso all’impiego dei dipendenti del Consiglio, nella stesura dei regolamenti, sono tutti nei verbali del Consiglio.

Vi è stata una crescente mancanza di trasparenza e di collegialità nelle decisioni del Consiglio, dove i documenti non sono disponibili prima dell’inizio della seduta, quando non mancano del tutto, così come le lacune ed imprecisioni dei verbali obbligano a continue richieste di integrazione e correzione.

Ma quello che più mi è dispiaciuto è stata la mancanza di uno spirito di leale collaborazione fra tutti i Consiglieri, in una situazione nella ​​​​​​​​​​​quale interminabili sedute sono state dedicate a ritorsioni verso quanti hanno precedentemente gestito il Consiglio dell’Ordine.

Tutto ciò ha creato un comportamento rissoso che sicuramente nuoce agli interessi dell’Avvocatura romana, la quale da anni infatti è rimasta penalizzata, in un clima completamente diverso da quello che si riscontra nei maggiori Ordini europei, dove gli uscenti vengono chiamati a collaborare.

A fronte di questo mio atteggiamento, sono stata “messa all’opposizione”, nonostante fossi stata eletta nella lista del Presidente; è stata negata l’aula per convegni da me organizzati; ho dovuto sostenere personalmente le spese di missione all’estero; non mi è stata recapitata la posta indirizzatami; mi è stato tolto l’incarico relativo alle pari opportunità, nonostante fossi l’unica donna in Consiglio.

Ho comunque continuato a servire l’Istituzione, con lealtà e coerenza, mantenendo importanti rapporti internazionali, occupandomi con successo di tante conciliazioni, di tutte le richieste di accesso agli atti delle pratiche disciplinari archiviate, ho istruito compiutamente le pratiche di disciplina, smaltendo un cospicuo arretrato; ho provveduto alla liquidazione dei pareri di congruità, e mi sono fatta carico delle situazioni più complesse che proprio a me venivano assegnate.

Tra le varie attività portate a termine mi preme segnalare la pubblicazione dell’Albo dei Commissari di Gara, la cui istituzione solo dopo un anno sono riuscita a far approvare.

Se finora mi sono sempre astenuta dal sollevare polemiche che avrebbero potuto apparire strumentali e nuocere pertanto all’immagine del Consiglio di Roma, in questa gravissima circostanza, nella quale, le comunicazioni del Presidente e il documento prodotto nella brevissima seduta di Consiglio del 10 maggio, sembrano porre l’intero Consiglio in guerra con le Istituzioni, ho ritenuto di dover significare il mio aperto dissenso.

Invito pertanto il Presidente Vaglio a trasmettere immediatamente questa mia nota al Ministero della Giustizia, al C.N.F., all’O.U.A., alla Cassa Forense, agli Ordini e a tutti gli iscritti, con le medesime modalità utilizzate per inviare le sopracitate comunicazioni, oltre che a tutti i Presidenti degli Ordini degli Avvocati d’Italia.

Lo invito, altresì, a fornirmi in copia tutti gli atti pervenuti dal Ministero e dal C.N.F. o ad essi inviati, relativi ai procedimenti in questione, mai portati a conoscenza dell’intero Consiglio.

Solo dopo l’approfondita analisi di essi si potrà individuare chi in concreto ha leso il prestigio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Roma, 11 maggio 2014

Avv. Isabella M. Stoppani

Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Avv. Isabella Maria STOPPANI

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PEC: isabellamaria.stoppani@legalmail.it

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