Bedford — scenario lucubre che non ci deprime, ma ci spinge a fare di piu’ e con piu’ vitalita’

di Luigi Reale

Approvato l’ordine del giorno presentato “a margine” della fiducia votata il 7 agosto 2012 al Decreto sulla Revisione della spesa pubblica (spending review). Il Governo italiano si è impegnato ad introdurre una moratoria quadriennale, prima di prevedere ulteriori chiusure di uffici consolari o di sedi diplomatiche e quindi di escludere razionalizzazioni imponderate e penalizzanti.
Bedford, impegno gia’ tradito.
Lo sportello consolare della citta’, ufficio che produce piu’ di quanto costa (e non mi stanchero’ mai di sottolinearlo), sara’ smantellato anche prima del previsto, cioe’ il 14 settembre, creando una situazione imponderata e penalizzante nell’ex area consolare di Bedford. Tutto cio’ senza che il nuovo ufficio consolare a Londra, costato milioni di euro, sia stato aperto. Cio’ causera’ un dramma nel dramma perche’, al momento, non si sa’ neanche dove l’archivio del vecchio vice-consolato di Bedford sara’ momentaneamente spostato e questo qualche mese prima delle prossime elezioni politiche. Archivio che conserva migliaia di pratiche e documenti su oltre ventimila famiglie, frutto dell’operato di piu’ di cinquant’anni dell’ufficio medesimo. I cittadini saranno lasciati completamente allo sbando. Ci auguriamo che siano state prese delle dovute precauzioni in tal senso.
Non una parola di sostegno dai membri del GCIE, peraltro praticamente esautorati dopo l’ennesimo rivio delle elezioni, spostate questa volta al 2014, forse; le ultime sono avvenute nel 2004.
Non un’azione decisa ed incisiva da parte degli eletti all’estero, peraltro preoccupati principalmente della loro futura rielezione.
Non un’articolo sulla ‘grande’ stampa nazionale italiana, peraltro preoccupata di tutto meno che degli italiani all’estero.
Ma tanta solidarieta’ da parte di comuni cittadini, associazioni, web, stampa specializzata sugli italiani all’estero, stampa locale e nazionale inglese e politici inglesi, incredibilmente molto piu’ attenti di quelli italiani, verso gli italiani qui residenti. Sinceramente e’ un quadro un po’ triste, che mette in evidenza come in questo periodo,tra gli italiani all’estero e la politica italiana, il meccanismo del dialogo e della rappresentanza democratica si sia in qualche modo bloccato.
Ma questo scenario, onestamente un po’ lucubre, non ci demotiva affatto, anzi ci spinge a fare di piu’ e con piu’ vitalita’ e la nostra voce sara’ ascoltata. Per la prima volta, infatti, nella storia dell’emigrazione italiana in Gran Bretagna ci sara’ una grande manifestazione di protesta della Comunita’ italiana, che vive a Bedford e nelle altre citta’ dell’Est Anglia. La protesta si svolgera’ lungo le strade di Bedford, domenica 9 settembre, tutti uniti contro questo attacco apportato contro la vasta Comunita’ residente nell’area, che ospita la piu’ grande concentrazione d’italiani, rispetto la popolazione residente, in Gran Bretagna.
La Leader laburista del commune di Bedford Consigliere Sue Oliver, in una nota inviata agli organizzatori della manifestazione, ha dichiarato:
“Il Gruppo laburista di Bedford stara’ al fianco della Comunita’ italiana di quesa citta’ in opposizione a questa chiusura non necessaria e poco oculata. I nostri consiglieri rappresentano migliaia di persone, che saranno profondamente colpite da questa decisione e, come tale, chiediamo al Governo italiano di rinviare la sua decisione, permettendo cosi’ che altre opzioni siano considerate.”
Councillor Sue Oliver, Leader of Bedford Borough Labour Group said:
“Bedford’s Labour Group stands shoulder to shoulder with the town’s Italian community in opposing this needless and short-sighted closure. Our Councillors represent thousands of people who will be deeply affected by this decision and as such, we are calling on the Italian Government to postpone its decision to allow all options to be considered”.

Al momento gia’ 6 consiglieri della citta’ sfileranno in prima linea a fianco degli italiani il 9 settembre, onestamente con un certo imbarazzo per il Ministero degli affari esteri e il Consolato italiano a Londra, cosa che avremo volute certamente evitare.

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