I lavori che nessuno vuole fare

In Italia il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 9,2%. Il nostro Paese è al quarto posto, con il 35%,nella classifica della disoccupazione giovanile,tra le 33 Nazioni aderenti all’OCSE.
Una situazione drammatica. Ma nonostante questo ci sono,sembra incredibile,lavori che nessuno vuole fare.
Ciò accade perché le famiglie non orientano i figli al lavoro manuale,ma a quello intellettuale. Un problema culturale dunque,che richiede un cambio quanto mai opportuno di mentalità.
L’Italia potrebbe avere un “new deal” occupazionale riscoprendo le attività artigianali che hanno rappresentato nel passato il fiore all’occhiello della nostra economia produttiva.
Quali sono,quindi le occupazioni trascurate per le quali c’è tanta domanda,ma poca offerta?
Pasticceri,marmisti,pizzaioli,panificatori,installatori di infissi e serramenti,pastai,gelatai,tagliatori di pietre,falegnami,cuochi,sarti,tessitori.Mestieri dove il lavoro è fatica fisica e la manualità è indispensabile. Posti che, purtroppo duole constatarlo dati i tempi di crisi economica,rimangono vacanti.
Quali le cause di questa situazione? Il nostro ex BelPaese difetta sia in formazione che in informazione.
Due giovani su tre non hanno contatti con il mondo del lavoro durante il periodo di studi:il cosiddetto scollamento tra scuola e lavoro.
Altrettanto grave è il problema che riguarda il canale di avvio al lavoro,in quanto la strada per capire chi assuma e dove,resta oscura.
I ragazzi sono mal orientati ed ecco perché la disoccupazione giovanile galoppa.
Chi volesse fare questi mestieri sarà occupato e non disoccupato.
Uno slogan su cui riflettere.

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