Lucio Magri ha scelto di volare via ma il cielo è sempre più blù

Questa mattina mi sono svegliata…e ricordavo che in un 29 novembre del 2006 e del 2010, rispettivamente se ne erano andati non so dove, mia madre e Mario Monicelli e stavo su Facebook, quando un’ amica mi ha scritto che si aggiungeva al gruppetto Lucio Magri…” è morto ieri, a 79 anni. Fu tra gli animatori del gruppo di dirigenti comunisti dissidenti che diede vita nel 1969 alla rivista del “manifesto” e due anni dopo al nostro quotidiano. Politico lucido e colto come pochi, con un fortissimo fascino personale, ha lasciato un segno importante nella storia della sinistra italiana”

Il sarto di Ulm

Leggo poi su Repubblica ad occhi spalancati: “Il suicidio assistito di Lucio Magri l’addio ai compagni: “Ho deciso di morire” Il fondatore del Manifesto morto in Svizzera ha deciso tutto con lucidità; dalla fine alla sepoltura vicino alla sua Mara. Gli amici hanno tentato di dissuaderlo ma lui era depresso per la morte della moglie…”

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“Il Manifesto è un quotidiano di indirizzo comunista fondato nel 1969. Non è un quotidiano di partito, non avendo esso aderito a nessun partito o gruppo politico organizzato.”

Lo vidi alla Sapienza con Rossana Rossanda… compravo in quegli anni il Manifesto che costava 50 lire, e il cappuccino con cornetto al bar dell’università, come il biglietto dell’autobus e quelle maledette 10 sigarette…Era affascinante. E riprendo quanto scritto sul Manifesto: “Lucio Magri si è spento ieri in Svizzera, dove si era recato per porre termine alla propria vita, di sua volontà. La notizia si è diffusa nella notte, tra gli amici; qualcuno, i più intimi, era stato da lui informato in precedenza della sua intenzione, senza riuscire a fargli cambiare idea. Il corpo rientrerà in Italia per essere sepolto a Recanati, la città dove era nato nel 1932. Magri era entrato nel Pci negli anni Cinquanta, poco più che ventenne, dopo un’esperienza nella gioventù democristiana a Bergamo. Venne accolto nella segreteria del partito di Bergamo, poi nel direttivo regionale lombardo, e di là passò poi a Botteghe Oscure. Nel 1969, dopo lo shock dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia, in dissenso con le timidezze e le reticenze del Pci fu tra gli animatori del gruppo (con Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Eliseo Milani, Luciana Castellina, Massimo Caprara e altri) che diede vita alla rivista “il manifesto”, da lui diretta, e che successivamente venne radiato dal partito. Nel 1971 partecipò insieme agli altri alla trasformazione della rivista nel nostro quotidiano, da cui successivamente si distanziò, fondando il Partito di unità proletaria per il comunismo. Nel 1984 rientrò nel Pci, dove rimase fino alla dissoluzione e trasformazione nel Pds, nel 1991; in quel momento aderì al gruppo continuista e partecipò alla nascita del Partito della Rifondazione comunista, dove rimase fino al 1995 quando la sua corrente lasciò il partito e poi rientrò nei Democratici di sinistra. Una scelta che Magri non condivise, preferendo restare fuori dai partiti.”

La rivoluzione non russa e chissà quando mai diverrà realmente pratica quotidiana. Mia madre mi ha raccontato favole fino alla fine dei suoi giorni: “Sai sto usando la vecchiaia per incontrarmi a te” l’ha scritto Wanda Martinez, mia madre: alcuni anni addietro… La speranza è una trappola, una cosa infame inventata dai padroni : l’ ha detto Mario Monicelli poco tempo prima di volare via…Non nutro nessuna speranza di rivedervi e che questo mondo cambi, ma forse per vizio o per una grande malinconica tenerezza, vi scrivo: mi mancate…Ma il cielo è sempre più blù.
Doriana Goracci

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