L’Italia che vogliamo e dobbiamo consegnare al passato

In questi tempi inquieti e difficili per l'Europa e per il nostro paese, tali da far evocare il rischio Titanic,
alcuni impugnano, ancora una volta, l'arma del giustizialismo e dell'antipolitica per sbarazzarsi di odiati avversari politici.

Ci preme riaffermare un punto anche riandando con la memoria ad alcuni aspetti critici del nostro passato.

Non possono essere né i pubblici ministeri, né le lobby di Repubblica, del Corriere della Sera e del Financial Times
a decidere chi governa l'Italia.

Azioni giudiziarie e giornalistiche condotte con attacchi continui e spietati e con metodi illegali e da stato totalitario contro avversari politici
allo scopo di farli cadere e sostituirli non è né amministrazione di giustizia, né attività giornalistica o di informazione:
è una sordida lotta di potere che con la giustizia, il giornalismo e la libertà di informazione e di opinione, non hanno proprio niente a che fare.

L'Italia di Piazzale Loreto, del Triangolo della Morte, delle vendette comuniste del dopoguerra (narrate da Pansa nei suoi libri), culminate con il martirio di Giuseppe Fanin, e dei processi sommari di Mani Pulite, che riemerge oggi, ancora una volta, come un rigurgito,
è un'Italia giustizialista, manettara, vendicativa e sanguinaria priva di dignità e di amor proprio,
un'Italia che si alimenta di moralisti della domenica, giustizieri, voltagabbana e opportunisti e che non sa far altro
che distruggere e sputtanare il proprio paese all'interno e nel mondo
perché in fondo non si ama e non ama l'Italia.

Noi vogliamo e dobbiamo consegnare quest'Italia definitivamente al passato.

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In allegato l'introduzione di Giampaolo Pansa “Come celebrare il 25 aprile ?”
al suo libro “I vinti non dimenticano”

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