I cacciatori non sono criminali, però…

Se gli animali avessero capacità di giudizio, e si fossero trovati l'altra sera (15 febbraio) davanti alla Tv, certamente avrebbero preso Bruno Vespa per un sadico che gode delle pene altrui. Dovevate vederlo: felice come una pasqua, doppietta in ispalla, gironzolava nel suo salotto, tenendo al guinzaglio un bel cane da caccia, dall'espressione buona. Si parlava dell'uccisione d'animali, e cioè di caccia. Presenti diversi cacciatori che ovviamente difendevano a spada tratta l'attività venatoria. Io credo che molti cacciatori siano in buona fede, nel senso che sono persuasi che uccidere un animale non sia moralmente cosa cattiva. Non si sono mai chiesti, evidentemente, se il fatto che l'uomo, per sopravvivere, sia stato costretto, e in qualche modo lo sia tuttora, a nutrirsi d’animali, costituisca un diritto ad ucciderli. Oppure se tale diritto provenga dal fatto che un animale non è persona. A me sembra che dovrebbe essere pacifico per tutti che togliere la vita a qualsiasi essere vivente, impedirgli di morire naturalmente di vecchiaia, non sia cosa giusta. Però, come avviene per le persone, uccidere diventa cosa lecita, in caso di necessità assoluta, pur restando oggettivamente un male. Riguardo agli animali la necessità si verifica allorché essi costituiscano cibo indispensabile per la sopravvivenza dell'uomo, oppure rappresentino un serio pericolo per la sua salute e le sue cose. In quest’ultimo caso però il diritto di sopprimerli dovrebbe essere subordinato all’inesistenza d'altra via per difendersene. I cacciatori non sono criminali, però di norma non sono missionari, né benefattori dell'umanità. Essi, anche se trovano mille pretesti per giustificare la loro attività, in realtà uccidono gli animali soprattutto per divertimento. E questo dovrebbe essere pacifico per tutti che non può ritenersi cosa buona e giusta.

Veronica Tussi

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