In Italia, niente di nuovo

di Luca Bagatin

Ad alcuni giorni dal voto europeo, vorrei permettermi alcune sommesse riflessioni relative ai risultati. Nulla di nuovo sul fronte italiano. Risultati più che prevedibili, salvo qualche percentuale in meno raccolta PdL e qualche percentuale in più andata al Pd rispetto alle ipotesi iniziali. Prigionieri entrambi, con l’attuale legge elettorale, dei più esagitati e populisti partiti italiani: Lega Nord e Italia dei Valori, che aumentano i loro voti grazie ad un sapiente utilizzo dello slogan facile. Il dato che risalta di più è invece l’astensionismo, con ogni probabilità dovuto a una legge elettorale con sbarramento al 4% che – come accade già da anni in alcuni Paesi europei – ha falcidiato milioni di voti sul nascere. E così milioni di elettori, temendo di non essere rappresentati, hanno preferito astenersi direttamente. In effetti, non sono poche le liste che non hanno raggiunto il 4%, ma ad ogni modo hanno raggiunto un dignitosissimo 3% o 2%. Comunisti a parte, che dimostrano di aver ormai perduto il loro zoccolo duro, pensiamo ai Radicali della lista Pannella – Bonino, che addirittura hanno ottenuto un risultato percentualmente superiore, anche se di poco, alla Rosa nel Pugno (in cui si erano presentati in alleanza ai Socialisti democratici di Boselli) e alla precedente lista Bonino delle europee 2004. L’unico dato confortante è forse la stabilità del governo Berlusconi, con un PdL che non sfonda, ma che raccoglie a pieno titolo l’eredità della Democrazia Cristiana. Lo stesso Pierferdinando Casini dovrebbe riflettere. In casa Pd, diversamente, si ‘straparla’. Si dice che non è stata una sconfitta e verrebbe da chiedersi se ci credono davvero. Probabilmente no, ma ci si deve pur salvare la faccia in qualche modo. Qualcuno addirittura dice che quel 26% di oggi è al netto della presenza dei Radicali, dimenticando che questi ultimi han sempre preso più voti, sia quando hanno corso da soli, sia quando erano alleati a Berlusconi. E dimenticando che, sempre i Radicali, quei nove posticini sicuri nel Pd se li sono dovuti sudare a suon di scioperi della fame. Il Pd, dunque, se esisterà ancora è destinato a una lunghissima opposizione. Specie se, come ventilato, deciderà di imbarcare ancora una volta i comunisti: rossi o verdi che siano. E così non rimane che attendere il referendum o, meglio, una nuova legge elettorale. Una legge elettorale che, ci auguriamo, non sia “ad personam”, ovvero fatta su misura per i due calderoni più grossi. Una legge autenticamente seria potrà essere unicamente: o puramente proporzionale o puramente maggioritaria. La prima ipotesi è probabilmente al di là da venire; la seconda, sarebbe quasi a portata di mano se passasse il SI' al referendum del 21 giugno. Dico quasi, perché il sistema delle preferenze bloccate rimarrebbe inalterato e non vi sarebbe alcuna introduzione di collegi uninominali. Tuttavia, sarebbe anche l’unico sistema per sbarrare la strada alla Lega Nord e per garantire al Paese un governo stabile con in sella l’unico partito che oggi ha la possibilità di garantire riforme che altri nemmeno si sognerebbero: il PdL. Non sarà il massimo, ma il male minore di sicuro. (Laici.it)

(articolo tratto dal blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

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