Una sinistra lontana dalla realtà 

L'opposizione che non c'è

di Pierfranco Pellizzetti

“La controffensiva a Berlusconi parte dal lavoro”, scriveva Emilio Carnevali il 1 aprile; in attesa della grande manifestazione romana di protesta organizzata dalla CGIL.
Condivido, anche se formulerei l’affermazione in maniera diversa, visto che – da tempo, nelle mutazioni accelerate nel modo di produrre – il lavoro ha perso centralità, non è più il punto archimedico del conflitto centrale.
Sicché preferisco dire che la questione tuttora inevasa risulta quella di radicare una politica nel mondo della vita. Ergo, nel plesso rovente degli interessi reali.
Un tempo si sarebbe tirata in ballo la diade struttura/sovrastruttura.
Qui sta il nodo. Perché la Destra una teoria della società ce l’ha, la Sinistra no. Da tempo. In effetti, mentre la Sinistra continuava a campare di rendita sul blocco sociale keynesiano-fordista, la Destra antivedeva le crepe che andavano formandosi in quella rispettabile aggregazione, predisponendosi (gramscianamente?) a sostituirla con blocchi alternativi. Il lavoro iniziato dagli hayekiani della Mont Pelerin già agli albori della guerra fredda, proseguito con la falsa partenza sotto le bandiere di Barry Goldwater, per arrivare al suo trentennale successo grazie al kombinat Thatcher-Reagan- Bush jr. Ossia una politica liberistico-reazionaria sostenuta dal consenso di massa, perché poggiata sul “blocco storico” degli abbienti e degli impauriti.
Dunque, la trasformazione della Mano Invisibile in egemonia dell’avidità possessiva, tradotta in ricette (demenziali) chiamate deregulation: la compiuta subalternità del Politico all’Economico, i cui spaventosi disastri oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Ho l’impressione che – a livello mondiale – una controffensiva sia già in atto e questa, cogliendo l’opportunità di una crisi finanziaria che suona campane a martello per lo stesso Capitalismo, si traduca nella ripresa della governance politica. Più ancora, il ritorno a quanto un tempo chiamavamo “politica industriale” come intervento pubblico per accompagnare/guidare sviluppo e coesione sociale.
In effetti, interpreto in tale senso entrambe le posizioni che si sono confrontate nel recente G20 londinese; sia la linea obamiana dell’investimento anticiclico come quella europea della priorità attribuita alla funzione regolativa.
E l’Italia? Giullarate berlusconiane che hanno sconcertato la regina Elisabetta a parte, nel nostro caso si può rilevare un terribile ritardo “a sinistra” (quella Sinistra che attende fideisticamente di incassare vantaggi automatici, che non verranno, dal cambio di guardia nella Casa Bianca). Quindi, ancora una volta l’assenza di riflessione sulle dinamiche sociali rilevanti in cui individuare i soggetti rappresentabili per ottenerne il consenso.
A fronte di tutto ciò, va detto che – dietro le giullarate – la Destra ha elaborato una teoria del proprio radicamento e le politiche conseguenti, sull’asse Berlusconi – Tremonti: il lavoro indipendente corporato con la rendita; a scapito di quello dipendente, giudicato storicamente declinante. Per inciso, potrebbe essere un errore: i ceti declinano solo se politicamente disarmati/abbandonati.
In ogni caso, la Sinistra che fa? Continua da decenni a inseguire inutilmente il consenso degli interessi che trovano naturale collocazione sotto le bandiere berlusconiane. Effetto dell’inadeguatezza di un ceto politico portato ben più al posizionamento tattico che non alla proiezione strategica. Cui non hanno insegnato nulla le grandi vittorie in materia di diritti civili degli anni Settanta sfociate nel CAF. Che – sotto, sotto – ammira (e rimpiange) il tattico Bettino Craxi, mentre dimentica (e – sotto, sotto – irride) il visionario Enrico Berlinguer (di cui si dovrebbe recuperare l’approccio a campo lungo; non le traduzioni concrete, francamente maldestre).
Insomma, la Sinistra (o meglio, la frattaglia di quanto potrebbe essere) continua ad affogare nella politica-politicante, mentre la Destra mantiene la presa su metà del Paese reale. Per politiche che probabilmente andranno a ritorcersi contro gli stessi gruppi sociali rappresentati. Ma questo è un altro discorso.
Può continuare a farlo in assenza di una controffensiva – auspicata da Emilio Carnevali – che morda il punto reale della questione.
Ad oggi, l’unico segno di discontinuità che sono riuscito a cogliere è stata l’indicazione a spot del neo segretario PD sulla necessità di trasferimenti materiali dai ceti che hanno lucrato sul declino italiano a quelli che ne sono stati gravemente penalizzati. Un po’ poco. Un inizio? (Micromega)

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