IL DEGRADO NEL BEL PAESE

Il recente degrado sociale e politico italiano, seguito dalla recessione, è parso ad alcuni una sorpresa. Non lo è per chi ha osservato le evoluzioni italiane degli ultimi 20 anni (cercando di analizzarle lucidamente, dall’Europa).
I segni del deragliamento italiano erano già ben visibili quindici anni fa. Paragonando l’Italia all’Europa, dopo l’apertura del Mercato Comune Europeo (anni ‘ 90), appariva evidente :
a) che molti Paesi europei facevano sforzi per adattare il proprio modello sociale al nuovo ampio mercato; b) che il sistema Italia, invece di fare sforzi concreti e realisti, lasciava deragliare ulteriormente un già imperfetto modello sociale, imbrogliatosi in una marea di azioni rovinose, iniziate da clans, da congreghe, da cordate e da bande di potere. Queste azioni, condotte da diversi centri di potere, sono state spesso realizzate nell’interesse di un clan, di un ente o di una categoria, più particolare che nazionale. Azioni condotte con uno stile tutto italiano, pervaso di furbismo, di lavoro nell’ombra, di lotte o negoziati fra cordate diverse, senza alcun codice di comportamento, ma con conseguenti inefficienze sociali. In pratica si potrebbe dire che, dall’epoca dei Principati, gli Italiani non han fatto in campo sociale molti progressi !

In quanto a gestione del Paese, noi stiamo praticamente ancora là. Infatti i ministri della P.I., dall’unificazione del regno d’Italia a oggi, non hanno mai capito che la famosa frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” indicava la necessità di un’azione educativa determinata, continua, seria (non all’italiana) e ben organizzata, necessaria a formare una società nazionale. Azione che andava molto curata, specie nelle sottosviluppate Due Sicilie.

Bisognava, era evidente a persone di buon senso, educare, strutturare una società, chiarendo a tutti i diritti e doveri dei cittadini e dello stato. Nessun primo ministro lo ha fatto, per più di un secolo. E infatti, nel nuovo Regno d’Italia, si continuo’ a gestire la cosa pubblica come prima. Ogni clan e principato ha agito per conto suo, quasi come prima dell’unificazione. Fino ad oggi, troppo spesso cosi è andata. E’ vero che la apparente antica autorità del re limitava in qualche modo le trattative o le lotte fra i clans. E vero che, fino a dieci anni fa, i clans agivano nell’ombra, in quanto il doppio scenario ed il doppio linguaggio permettevano ai governanti di far finta di gestire un “popolo unico”, di proteggere i suoi interessi nazionali. Mi chiedo oggi se non siamo ….. divenuti l’ esempio europeo del doppio scenario ? E se siamo degli europei maturi, capaci di realismo ?

Recentemente, su iniziativa di alcuni politici senza scrupoli, sono stati cestinati i valori e messe da parte le regole (che dovrebbero essere co-gestite da una Giustizia, peraltro ingessata), nella vita sociale. Di conseguenza, le gestioni di clans e cordate sono apparse alla luce del giorno, divenendo quindi più conflittuali, più incompatibili coi verbi “concordare” e “costruire”, anzi più atte a scassare….., tanto più che i valori positivi sono ormai sostituiti nella vita sociale da quelli negativi…… Il termine spesso usato dai media “i poteri nascosti”è stato spesso presentato come una normalità. Non ricordo di un solo giornalista che abbia affermato la verità, che è questa : il Paese è strutturato in:
a) una formale ma finta unità nazionale; b) reali centri di poteri nascosti, che lavorano nell’ombra. Dopo decenni di questa sceneggiata, generatrice di inefficienze, si è ora arrivati ai nodi del pettine italiano : le istituzioni funzionano sempre meno; ma nessuno se ne lamenta, in quanto quello che conta per le decisioni sono i poteri nascosti, cioé i clans….! Del fatto che le lotte e le trattative nell’ombra dei vari clans abbiano fatto della vita sociale un “pantano melmoso”, incapace di progresso e di riforme, nessuno si lamenta….. E poi, siamo cosi bravi a fingere…, che la verità non serve più ! Altra evoluzione negativa: la molto peggiorata qualità del lavoro nelle istituzioni (generatrice di emergenze, legata anche alla finzione del doppio scenario) ha diminuito affidabilità e risultati dei meccanismi dello stato. Con la conseguenza che i poteri delle mafie aumentano, aumentano, aumentano….!

La qualità e la competenza di una qualsiasi discussione calcistica in Italia raggiunge alte vette, non facilmente eguagliabili in altri Paesi europei. Ma se lasciamo il pallone, se passiamo ad un argomento sociale importante, ad una questione politica rilevante, la competenza, la profondità, il realismo, la strategia, la finezza, il gioco di squadra, cosi diffusi in campo calcistico, divengono qualità rare. Potremmo dire che il popolo italiano, psicologicamente, non è oggi conscio di essere unificato, non conosce gli interessi nazionali. E se li conosce, non li considera prioritari. Il che è compatibile collo scenario diffuso di tanti politici che lavorano per il proprio clan. L’Italia, il Paese, deve ancora mettere i pantaloni lunghi……

Mi chiedo se gli Italiani sanno che gli altri europei, che spesso mostrano una certa ignoranza calcistica, sono sorprendentemente interessati alle questioni del loro Paese, sociali o politiche, alle strategie di nuovi sviluppi o cambiamenti. E forse non sappiamo che, in tali campi, molti europei mostano una serietà, una coerenza, un’ interesse ed una partecipazione ai miglioramenti e alle riforme, che pare sorprendente per un Italiano, il quale invece é uno”scettico sociale”. Ed infatti, in Europa Occidentale, i Paesi che hanno poche o nulle emergenze, che trattano la politica con competenze professionali, che applicano la costituzione e le leggi in maniera equa, completa e regolare, sono la maggioranza. Lontani quindi dal Bel Paese…….

De resto, in U.E., se vuoi una giustizia che funzioni, se vuoi i treni in orario, se vuoi il rispetto delle leggi…….meglio stare fuori dal Bel Paese…Allora, negli altri angoli d’ Europa, puoi trovare meccanismi statali oliati, che girano a velocità costante, che raramente vanno in tilt. A che servirebbero, in tali Paesi, i Padrini ? I padrini appunto…., quelli che, invece, da noi, risolvono…..emergenze e grippaggi. Padrini che profittano, per prendere potere, della bassa qualità dei risultati forniti dalle istituzioni…!

Noi Italiani, da bravi scettici sociali, siamo contenti solo se il campionato di serie A è emozionante e riserva belle sorprese ! Della società, delle strutture sociali, del funzionamento delle istituzioni, della bontà e perfezione delle leggi, della competenza dei politici da eleggere, ce ne frega un bel niente. Forse anche a causa della povera cultura diffusa ! Che è infatti una cultura di livello latino-americana.
Tanto sono i politici che ci pensano, alle istituzioni ! E siamo andati avanti cosi, dopo la guerra, per decenni…., fingendo di essere un Paese !

Purtroppo è successo il peggio. I politici si sono accorti che i cittadini non hanno un reale interesse alla politica (al massimo fanno il tifo per i Guelfi/dstr, o per i Ghibellini/snstr), non controllano e non verificano le loro attività…. Ed i politici si sono eretti a padroni del Paese, senza contropoteri, senza obbligo di avere capacità professionali, senza obbligo di rendiconti o di rispetto dei programmi che erano stati presentati il giorno delle elezioni…….! Senza il beneficio dei risultati !

Cosi evolvendo, con un menefreghismo reale ammantato di bei proclami e sceneggiate politiche, senza capacità di gestione e senza impegno nelle istituzioni, ma con un forte interesse a trattative nascoste e percentuali di ritorno, con un deragliamento che avanzava nella società, con l’affaripolitismo che ha invaso ogni contesto sociale, nazionale o locale…, gli Italiani hanno creato il più originale e perfetto stile di doppio linguaggio e doppio scenario…! Quello che ingrassa le ruote della corruzione che avanza…!

La società, divenuta un marasma vischioso di grippaggi e di inconvenienti, non dà più ai cittadini quello che la Costituzione aveva loro promesso: la sovranità, i servizi sociali, l’opportunità di intraprendere per creare ricchezza e sviluppo, la sicurezza. In tali condizioni, ogni inghippo, intoppo, inceppo si tramuta in tempo perso o in somme impreviste da pagare, talora in nero. In pratica la competitività delle imprese diviene dubbia, insicura. E nessuno si lamenta delle povere capacità di gestione nelle istituzioni, divenute contesti lottizzati e senza professionalità. Si arriva a sostenere che…. le emergenze sono un “triste destino”, non la conseguenza delle incapacità diffuse nel settore pubblico !

Comincio’ cosi.

Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono costretti a cambiare spesso padrone, condizioni di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo, evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti agli altri Europei, mostrano poca simpatia per la fermezza e la chiarezza. Ma come potrebbero, del resto, se non hanno una piattaforma nazionale solida, un Patto Sociale ?

E per questo che oggi in Europa si riconosce agli Italiani una grande flessibilità. D’altronde,
se non avessimo avuto nel passato lontano spirito di adattamento e flessibiltà, avremmo dovuto avere, per esistere, forza, disciplina ed eserciti paragonabili a quelli degli invasori. Non credo ne abbiamo avuti.

La flessibilità é certo un vantaggio rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo, che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande flessibilità, unita ad una talvolta limitata coerenza, debole spina dorsale, rara onestà pubblica, ha avuto anche conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi. I Nuovi Comportamenti Italiani – N.C.I.

Colla istituzione della Comunità Europea, le merci hanno iniziato a passare le frontiere e nei Paesi della U.E. è iniziata la competizione. Produttori di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione più accanita e difficile. In tale quadro economico divenuto complesso, sistemi di produzione e vendita più efficienti emergono. Fra i Paesi della U.E., l’Italia si distingue per alcuni fattori particolari del suo quadro sociale, che hanno un impatto negativo sulla competitività. Eccoli:
– la rarità di volontà e capacità organizzative, la diffusione dell’improvvisazione (causa ed effetto della confusione in aumento) in un mercato sempre più complesso, creano difficoltà agli imprenditori.
– la difficoltà di realizzare i programmi pubblici previsti, con i tempi e con i costi previsti, fa cambiare il quadro economico e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi. Le promesse non si possono mantenere. Gli obiettivi dichiarati si dimenticano. Le emergenze aumentano….. In compenso, si discute, si discute…., ma sempre con idee poco chiare….
– sparisce il valore “responsabilità del proprio operato”. Si diffonde a macchia d’olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso di selezionare la classe dirigente per allacci personali. Il merito e l’esperienza, formalmente in auge, divengono in pratica valori dimenticati. L’unica cosa che conta ormai : conoscere un VIP potente, in genere un politico.

Ma se l’Italiano sociale fosse un vero Europeo, capace di valutazioni lucide (invece di essere “una pecora anarchica”, come scrisse Prezzolini), allora egli si porrebbe i seguenti quesiti:

1. Perché nel Paese più corrotto della West U.E. non esiste una strategia di lotta alla corruzione ? Forse essa è benvenuta ?
2. Perché, vista la chiarissima incapacità/irresponsabilità delle attuali gestioni istituzionali, non si indaga seriamente sulle cause dei cattivi risultati ?
3. Perché, vista la frequenza dei fallimenti nelle discussioni parlamentari, nelle larghe riunioni italiane (in Europa è diverso), non ci si chiede: “perché la difficoltà italiana di raggiungere il consenso nelle assemblee ?”; (un solo fattore rovinoso è indicato, a titolo di esempio, nell’ Allegato “Metodi e Risultati”).
4. Perché nessuno scopre l’evidenza ?:
– che in un Paese con mentalità da sottosviluppo la società non puo’ funzionare e quindi non puo’ sostenere lo sviluppo economico;
– che un Paese senza bastoni e senza carote, senza valori positivi di riferimento, ma permeato di lassismo, fatue illusioni e rassegnazione, non puo’ stare in piedi.
– che il deragliamento recente ha rovinosamente aumentato gli sprechi pubblici, diminuendo cosi il potere d’acquisto, ma aumentando i costi di merci e servizi …. !
5. Quali sono le cause, ben analizzate, della recessione attuale ? Per potere poi eliminarle…!

Solo se partiamo da tali quesiti, sarà forse possibile focalizzare la crisi sociale italiana (non è facile, ci vuole l'analisi; ma essa in Italia non è corrente). Che é tanto più grave in quanto nessuno esamina il problema sociale.

In certi settori il numero di persone che si serve di un referente é troppo aumentato. Per cui l’uso di un referente diviene una carta sempre meno sicura. Per effetto di detti cambiamenti, diviene chiaro ad un numero crescente di persone che compiere bene il proprio dovere, in modo corretto, non paga più. In conclusione, l’inaffidabilità, la confusione,l’irresponsabilità, regnano ormai sovrane in molti contesti del sistema Italia. La motivazione, l’iniziativa, la competitività sembrano sparite o stanno sparendo. Gli imprenditori se ne lamentano. Il sistema Italia é ormai grippato in alcuni settori. Qualche imprenditore, nel battersi contro la inefficienza, comincia a capire che spostare la propria attività al Nord o all’Est del Paese é un opzione da considerare come ancora di salvezza.

In questo quadro che rosa non è, arriva la recessione. Con apparente meraviglia dei politici, con sorpresa dei cittadini, molti dei quali iniziano a temere, o sperimentare, la povertà. Nessun giornalista pero’ dice chiaramente che la recessione italiana (a cui va aggiunta la crisi globale) è……..colpa degli Italiani, dei loro sprechi in aumento ! Ma anche del monumento all’inefficienza ed allo spreco, eretto dal nuovo modello sociale. Il non parlare di questo problema è un segno: a) di inesistenza di società nazionale; b) di assenza di realsimo…

Vie d’uscita serie non se ne vedono. D’altra parte le limitate capacità di riflessione sociale, di realismo, non aiutano a trovarla……..
I politici, che han portato il Paese a questo punto, sono incapaci di raddrizzarlo, visto il pessimo metodo per la loro selezione (comparaggio e demagogia; niente realismo e niente professionalità) e visti i diffusi interessi privati. Sono pero’ capaci di falsare la realtà… ! Cioé creare fatue illusioni ideologiche, per un popolo che è avvezzo, da molti decenni (o da secoli ?), ad essere abusato….!

L’unica via d’uscita è : affrontare la realtà non conosciuta, non discussa, realismo aiutando. Sono quindi necessarie le testimonianze di espatriati in Paesi avanzati.

UN SISTEMA CHE NON PUO’ FUNZIONARE

Sembra che nessuno in Italia voglia notare che:

– discutere scenari sociali puramente immaginari (come si fa in Italia, per via della superficialità, dell’assenza di verifiche realiste), in U.E. non si fa; la commedia sociale delle discussioni politiche italiane appare anzi surreale, vista dall’Europa;
– le capacità di discussioni realiste in Italia sono molto limitate, per mancanza di buone abitudini e di strumenti mentali adeguati ad ottenere risultati nelle attività sociali. Ma anche per mancanza di veri cittadini (con atteggiamento europeo, cioé gente che conosce ed attua i propri diritti e doveri.
– è stato finora deleterio ignorare la verità : che l’abbassamento del lavoro di qualità, l’inesistenza di valori positivi, nelle istituzioni (dove la selezione dell’eccellenza non esiste) provoca effetti rovinosi. Questa ignoranza ha impedito di attuare le manovre correttive necessarie;
– la bassa qualità e l’inaffidabilità delle istituzioni fa nascere e svilupparsi le mafie.

Barzini mostro’ nel ’65 con un suo libro “Gli Italiani” quale sia il “vizio di nascita italiano”. In esso egli descrisse non solo i motivi storici delle difficoltà sociali, ma anche i segni esteriori di tali difficoltà e incapacità. Due citazioni da tale libro:

“E’ sempre apparso agli italiani che il loro Paese era la disgraziata vittima di un circolo vizioso: il carattere nazionale fatalmente generava tirannie; le tirannie (si riferisce ai secoli passati) rafforzavano e esasperavano i difetti del carattere nazionale e invitabilmente portavano il Paese a nuove avventure. Per salvare l’Italia dal suo destino luttuoso occorreva spezzare il circolo vizioso…”.

“ Tutto, in verità, veniva fatto non solo per il suo valore in sé, ma principalmente per l’effetto che avrebbe prodotto. Per due secoli o più uomini di genio in numero incredibile, dedicarono i loro talenti al convincimento nazionale che lo spettacolo è, faute de mieux, un ottimo surrogato della realtà. Che forma e sostanza fossero la stessa cosa. Colmarono il mondo di capolavori per trovare un compenso alla mancanza di sicurezza, al vuoto, al disordine, all’impotenza e alla disperazione della loro vita nazionale, per dimenticare l’umiliazione e la vergogna, per dimenticare la loro colpa collettiva”.

Barzini valuto’ bene il problema: un deragliamento ideologico. Lui non sapeva, allora, che tale problema, non ancora notato dalla società, nell’era del Villaggio Globale e della rapidità del commercio avrebbe reso lo Stivale una regione europea grippata e senza speranze e strategie per il futuro. La tendenza poi è al peggioramento, nella misura in cui si continui ad ignorare il problema sociale e la necessità di una gestione ed educazione di livello europeo.

Un richiamo storico

La cronaca sociale che abbiamo ricostruita per gli ultimi decenni è riportata nell’Allegato “Evoluzioni-Tangentopoli”.
Va ricordato che negli anni ‘ 50 nacque il Partito dell’Uomo Qualunque, che aveva questo programma : combattere le sopraffazioni delle stato sul cittadino. Il suo simbolo era un torchio, manovrato dallo stato, ai danni del cittadino, schiacciato. Il partito U.q. duro’ molti anni, ma non affronto’ il problema come lo avrebbero affrontato altri Europei, con una seria analisi. Non scopri quello che Barzini aveva scoperto : che il modo di ragionare, di comportarsi, di lavorare nella vita sociale italiana è distruttivo. Che la Costituzione quindi non puo’ applicarsi che occasionalmente, che la democrazia, nel Paese dei clans, è una Fatua Illusione….!

Conclusione e sintesi

Il sistema Italia ha ormai adottato il modello sociale latino-americano.

Per raggiungere tale traguardo, gli Italiani negli ultimi decenni hanno eseguito (o accettato) profonde evoluzioni, con continuità, con perseveranza, con un po’ di stoltezza e con molta insipienza. E senza alcuna reazione negativa, vista l’inesistenza di una società e di una coscienza sociale nazionali…..

Col nuovo modello del sistema Italia:

– chi ha contribuito alle evoluzioni, e ne è colpevole? tantissimi Italiani, la grossa maggioranza;
– chi subirà delusioni e sopraffazioni ? potenzialmente ogni cittadino;
– chi ne approfitterà ? molti, troppi padrini, che nella confusione solita ne trarranno qualche vantaggio;
– chi perderà opportunità ? potenzialmente ogni cittadino (specie i giovani) potrà perdere opportunità.

Di questa grossa evoluzione negativa, i politici talora sostengono che la colpa è…… del mercato globale. Più svegli, i cittadini dicono che la colpa è dei politici.

E se la colpa fosse di ambedue (politici colla bacchetta di maestri; e cittadini colla rassegnazione di sempre) ?

La cultura di molti Paesi europei ha come base i due valori: Efficienza, Risultati. La cultura italiana ha scelto da tempo come sue basi i valori: Estetica, Teatro (azioni e risultati contano poco).

Cio’ che alcuni espatriati han notato:

Il Kaos, che sta fuori la porta di casa Italia, ha usato questa strategia per inpossessarsi del Bel Paese. Ha inviato i suoi generali a sobillare, per preparare il suo ingresso, in giro per l’Italia. Essi han fatto un buon lavoro: hanno preso possesso di gran parte del Paese, specialmente nei meccanismi pubblici. I generali del Kaos sono divenuti ormai i sei dittatori del Paese scassato : Confusione, Rassegnazione, Irresponsabilità, Lassismo, Allegra Gestione, Corruzione.

I primi effetti (la punta dell’iceberg) già si intravedono: a) aumento del numero di morti sul lavoro; b) aumento rovinoso di incidenti e morti stradali…. c) rarefazione della motivazione in ambito sociale (quella che contribuisce al progresso), aumento della insoddisfazione, della povertà, e dei litigi politici; d) aumento della delinquenza libera; e) fallimento dell’Alitalia;
f) la Giustizia ingessata. Pur se questi incrementi dovrebbero generare una strategia efficace di contenimento (un realista vede necessaria, ad esempio, l’eliminazione degli sprechi in aumento), gli Italiani continuano…. a parlare (facilitati dal doppio scenario) di dstr e di snstr…! As usual… !

————–
I COCCI

A Roma c' é il monte dei cocci. Cocci accumulati dagli antichi Romani. Cocci di costruzioni diroccate, di manufatti invecchiati. Cocci.

Anche nello Stivale c' é una montagna di cocci. Cocci accumulati dagli Italiani, nei decenni, con leggerezza. Una buona parte é stata buttata alla fine del secolo XX. Cocci di tutti i tipi e colori.

Cocci da occasioni perdute, da promesse non mantenute, da fatue illusioni poi smontate, da programmi iniziati ma poi falliti, o dimenticati, da successi mancati. Cocci. Per incapacità, per incoscienza, per insipienza, per incoerenza o leggerezza. Cocci generati da panzane, chiacchiere fatue, vendute al pubblico da pacchiani oratori. E accettate spesso da una cultura mediocre, la quale privilegia il football di serie A e le soubrettes svestite di serie B. E ammanta talvolta la furberia di un aspetto intelligente.

Alcuni cocci sono dovuti alle distruzioni di un sistema, che non sa sciegliere le persone giuste al posto giusto, ma sceglie invece le persone più spinte al posto più remunerato. In Europa si chiamerebbe la “selezione negativa”, in Italia si chiama “il sistema”.

Cocci incoscienti, gettati da chi ha creduto, ideologie complici, a programmi politici. I quali si sono poi rivelati mezzucci per andare al potere, poi dimenticati nella confusione creata dal sistema Italia di fine secolo XX. Confusione di proposte non studiate, di problemi non chiariti, di trovate non ragionate.

Ma sempre cocci. Cocci che si son trovati sul percorso del treno Italia. Treno programmato negli anni '60 come treno ad alta velocità. Con gli anni divenuto un accelerato, che si ferma a tutte le stazioni, anche quelle impreviste. I ferrovieri non sono stati formati infatti all' organizzazione, alle segnalazioni ed alla manutenzione. Per cui sono essi stessi sorpresi di tante fermate. E chiedono lumi al capotreno.

Ma che puo' fare un capotreno, che non ha gli strumenti per l' alta velocità ? Che non sa neanche quali leghe, olii e motori sono necessari per permettere al treno gli attesi 300 km/h ?

La quantità di cocci sembra aumentare. Rischia di espandersi in ogni regione, in ogni fabbrica, in ogni impresa. Mentre che associazioni di imprenditori, di lavoratori, di professionisti, di categorie, discutono e si beccano. Senza capirsi talvolta, senza grandi risultati talaltra. Non pensano che forse non li vedranno mai, i risultati. Per mancanza di realismo, di capacità, di metodo, di formazione ed educazione seria, di apertura, di VALORI. E per la diffusione di due elementi negativi: le CHIACCHIERE VAGHE, le OPINIONI EQUIVOCHE.

Ma restano i cocci. Oltre i cocci, si notano anche i buchi nell' acqua. Soprattutto quelli fatti in Italia da tante persone, dotate di ingegno e capacità. Fra i quali molti sono poi andati in Europa, in USA, in Australia, ove si rivelano spesso più brillanti e capaci dei colleghi locali.

Cocci e cervelli. I primi restano, i secondi se ne vanno. Speranze perdute, futuri negati, in Italia.

E' lo Stivale oggi.

Apriamo gli occhi…..guardiamo la situazione reale: non c' é ne la cultura, ne la stoffa, ne la chiarezza mentale per fare la competizione nel villaggio globale. L' abbiamo persa, con leggerezza, e con un po' di incoscienza. E’ questo il deragliamento ideologico italiano … ! !

Antonio Greco
angrema@wanadoo.fr

PUO’ L’ ECONOMIA ESSERE FIORENTE, SE LA SOCIETÀ ITALIANA NON HA UN GRANDE INTERESSE NELLA MERITOCRAZIA ? SE SONO STATI ELIMINATI, IN CAMPO SOCIALE, I VALORI ? SE L' ORGANIZZAZIONE É UNO STRUMENTO SCONOSCIUTO ? SE LA SOCIETA’ NON CONOSCE I BASTONI E LE CAROTE ? SE LE EMERGENZE SOCIALI DIVENGONO UNA ROUTINE ?

Lascia un commento