Una storia esemplare

di Alfeo Quaranta

Una visita alla ditta Sapros, nella zona di Stoccarda. L’esempio di una ditta italiana a tecnologia avanzata creata dal nulla da un italiano emigrato dalla Puglia a sedici anni
Visitiamo l’azienda del signor Franco Di Bari, la Sapros di Obersternfeld, vicino a Stoccarda, con molta curiosità. Franco Di Bari è uno venuto dalla precarietà: emigrato in Germania dalla Puglia a sedici anni e, dal nulla, ha messo insieme una azienda che occupa parecchie decine di operai, soprattutto donne, molte delle quali italiane.
L’azienda si presenta come una delle più moderne del settore. “Ma ci stiamo ancora evolvendo -ci dice Di Bari. Apriremo entro un anno un altro stabilimento, più grande, a pochi chilometri da qui”. Siamo nel profondo della Svevia, una delle regioni più produttive del mondo, con un prodotto interno lordo che ha pochi uguali. In questa regione vive la maggior concentrazione di connazionali di tutto il mondo.
Vennero negli anni Cinquanta per lavorare nelle grandi aziende come Daimler e Bosch. Molti sono però in stato di disagio. La disoccupazione è alta, la frequenza delle scuole differenziali anche. Sono cose di cui parliamo spesso in questo giornale. Caso diverso è quello del signor Di Bari e della sua famiglia, che invece di piangere e lamentarsi come fanno troppi connazionali, si è rimboccato le maniche ed ha creato lavoro per sé e per altri. Ed ha creato un esempio da seguire per i giovani.
L’azienda lavora prodotti dell’agroalimentare (in particolare verdure) per mense e per supermercati. L’igiene è assoluta. Per entrare nelle sale di lavorazione dobbiamo vestirci con grembiuli, copricapi e maschere di plastica a tenuta, così da non venire in nessun modo in contatto con il lavorato. Le operaie (molte sono restate nonstante l’ora tarda proprio per permetterci di scrivere questo articolo, e di questo le ringraziamo) hanno lo stesso abbigliamento e sembrano tanti chirurghi sul tavolo operatorio.
“Un abbigliamento necessario -ci dice la signora Salvina Di Bari, siciliana di origine, che ci accompagna nella visita- perché l’igiene è una carta da visita dell’azienda prima ancora che un obbligo normativo”. L’ambiente di lavoro è sereno, le operaie sorridono, si tolgono perfino le maschere un piccolissimo istante per farsi fotografare. Si vede che le persone vengono volentieri.
L’atmosfera è familiare, e proprio questo aumenta la produttività. Proseguiamo attraverso i diversi settori di produzione, fino a quando, al termine della visita, ci fermiamo qualche minuto nell’ufficio del titolare, insieme alla signora e al loro figlio, Domenico, che proseguirà a suo tempo l’attività. Il sig. Franco si accomoda sulla sua poltrona, dietro alla quale sono visibili numerosi certificati di qualità del suo prodotto.
“Quello che vorremmo, come imprenditori -dice il sig. Di Bari- è un maggiore sostegno da parte dell’Amministrazione. Sono gli episodi di successo che dovrebbero trovare più ascolto, perché noi siamo in grado, poi, di creare lavoro per altri connazionali. Bisogna pensare -prosegue- che ci troviamo in condizioni di estrema concorrenza in un Paese che non è il nostro e che lavoriamo con tecnologie complesse e sempre più sofisticate”.
Non possiamo che dare ragione al nostro interlocutore, pensando che da decenni, anche in Germania, si continua ad investire nell’insuccesso con risultati deprimenti. “Le istituzioni -dice il signor Francohanno buttato via miliardi di miliardi nel Mezzogiorno. Soldi che non hanno dato frutto, tra l’altro anche perché i capitali erano disponibili senza richio da parte di chi li richiedeva.
Amo la mia patria -continua- e mi fa male assistere al flagello che cala sull’Italia. Nel nostro campo abbiamo visto le aziende italiane perdere terreno sempre più di fronte agli spagnoli, agli olandesi. Invece di essere tra i primi Paesi ci siamo accodati agli ultimi, e questo grazie all’incapacità dello Stato”.
Il signor Franco Di Bari è molto duro su questo punto, molto esplicito, evidentemente toccato dalle molte delusioni che probabilmente ha avuto in passato. Tanto duro che, ad un certo punto, è la signora che lo invita alla calma e alla prudenza di fronte al ‘giornalista’. Chissa poi cosa scrive, penserà lei nella sua cortesia tipicamente siciliana.
In realtà non possiamo che scrivere bene di fronte a persone come Franco Di Bari e di fronte a tanti altri come lui, che si sono sudati il pane, si sono rimboccati le maniche, hanno creato opportunità anche per altri. Il sig. Di Bari è un uomo autentico, non c’è dubbio: un uomo che dice pane al pane e, se oggi il nome del Paese vale ancora qualcosa, lo dobbiamo a persone come lui.

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