PASSATO IL CORONAVIRUS (SE SAREMO FORTUNATI, MA LO SPERO TANTISSIMO IN TEMPI BREVI) CHE SI FARA’ ?….

Con la consueta premessa che da tempo continuo a fare nel pieno ed assoluto rispetto della scienza medica, nonché dei suoi operatori tutti, a partire dai primari di ospedale al personale di pulizia che in questo terribile evento sanitario stanno mostrando abnegazione, forza, coraggio, connotazioni tutte che, onestamente, io non sarei oggi in grado di offrire, anche per l’età piuttosto avanzata, (in occasione del disastro del Vajont, da giovane, però ho avuto la forza di operare tanto che ancor oggi mi chiedo dove io abbia mai trovato detta forza che oggi mi spinge a capire, in un contesto diverso, quanto stanno facendo le nuove generazioni con riferimento al coronavirus) sono a domandarmi, nella speranza che questa guerra virale-batteriologica finisca al più presto, chi avrà mai la faccia, mista a coraggio (e tanto), di annunciare che la pandemia in atto sta per essere sconfitta. Mi verrebbe da fare un accostamento, (seppur non pertinente, ma con qualche via d’uscita riferendomi alla salvaguardia della città di Venezia dall’acqua alta), con la constatazione che, finora, nessuno mai ha avuto il coraggio di pronunciarsi sulla fine dei lavori del famoso Mose, e staremo a vedere in seguito).
Detto questo che si farà dopo la necessaria sconfitta del virus ? Per il quale io, da ignorante in materia, predico da anni che, allo scopo di non avvelenarci a breve, è necessario ed estremamente urgente darci una regolata ancor più drastica e traumatica degli effetti del coronavirus stesso ? Infatti, come scrivevo a pag. 97 di un mio libro a titolo “Caro Direttore virgola”, pubblicato nel 2005, scrivevo :….
“”di questo passo, magari in chiave moderna rispetto al “Lazzaretto appestato dei Promessi Sposi” o alla peste di Venezia che dette i natali alla Chiesa della salute, oppure alla cosiddetta peste di Atene che contagia persino la terra tanto da essere definitiva il “tifo dei campi”, io penso che ci stiamo proiettando di una direzione che potrebbe riservarci delle serie sorprese epidemiche, di fronte alle quali anche gli antibiotici più potenti sarebbero privi di effetto.
Di recente c’è stato il vino al metanolo (ma questo era un reato da malavitosi), poi la mucca pazza che ha ingenerato guai sanitari a non finire, il contagio atomico delle verdure che ancor oggi forse stiamo osservando, polli, vacche pazze ecc. Poi ‘AIDS che non è certo un raffreddore…
Non sono questi fatti più che eloquenti per farci riflettere prima che sia troppo tardi ? Signori miei, è necessario riscoprire i valori della natura e della vita perché altrimenti, a breve (ndr. lo dicevo negli anni 95) saremo oggetto di gravi epidemie, non inferiori a quelle raccontate da Alessandro Manzoni durante la peste di Milano. Bisogna evitare di allevare i polli in batteria, ricordiamoci che le vacche sono…vegetariane e non carnivore per cui bisogna smetterla di dar loro da mangiare “pastoni agli antibiotici” per evitare infezioni che poi si trasmettono all’uomo, al posto della più salutare erba medica, alias “spagna” come si chiama nelle campagne venete). Al contrario oggi si vuol trasformare le vacche da vegetariane a carnivore e, colmo dei colmi, molti contadini bruciano il foraggio in quanto non sanno dove metterlo…”
Signori miei, se non poniamo mente al fatto che stiamo omologando tutto al progresso, al business, di questo passo la nostra breve esistenza ci riserverà un improvviso black-out di cui, anche il “coronavirus” potrebbe rappresentare solo una prima seria avvisaglia !
Ora la scienza medica sta studiando le genesi diverse del Covid-19 per sconfiggerlo e fa benissimo in quanto rende un servizio al mondo intero, pena la sua decimazione. Ma, dato anche per scontato che la scienza riesca a trovare un antigene a queste, il problema di fondo rimarrà ove non si torni velocemente indietro per ripristinare il contesto fisico della natura contro il quale (contesto fisico) l’attuale ignorante spasmodico progresso vorrebbe competere a fini di profitto. Sicuramente per dare i natali a nuove epidemie.
Quando, provocatoriamente, alla mia età (sono del 1935), dico che la scienza spesso inciampa in un filo di lana (lo diceva anche una persona molto più importante dello scrivente, e cioè Indro Montanelli), intendo dire che le Istituzioni scientifiche dovrebbero fare un po’ di confidenza con i campi, le vacche, i maiali e quant’altro per capire meglio, – scusatemi il tono piccato -, anche la genesi di un qualsiasi altro coronavirus…, magari chiedendo umilmente lumi anche al modesto contadino.
Arnaldo De Porti
Belluno-Feltre

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