“In Ticino sarà peggio che in Lombardia!”

 

“Attualmente, le curve epidemiche di contagio da coronavirus in Ticino riproducono con circa tre settimane di ritardo quanto osservato in Lombardia, e lasciano prevedere una situazione ancora più grave, alla quale non potremo far fronte se la crescita dei contagi non sarà contenuta”. È forse questa la considerazione più preoccupante contenuta nella lettera che nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 12 marzo, le direzioni dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) e della clinica Luganese Moncucco hanno indirizzato al governo ticinese.
Dell’appello fatto dall’ente sanitario pubblico e dalla clinica privata Moncucco il Caffè ha dato notizia ieri, poco prima di mezzanotte. Per il Ticino la richiesta contenuta nella lettera (“interruzione di tutte le attività non essenziali compresa la chiusura di tutte le scuole”) rappresenta un cambio di marcia rispetto a quanto fatto, annunciato e commentato sino nel pomeriggio di ieri.
Ente ospedaliero e clinica Moncucco prevedono per le prossime settimane, nel caso non si dovesse intervenire con misure importanti, l’ospedalizzazione di 2.500 pazienti e il ricovero in terapia intensiva (con respirazione assistita) di 250 pazienti. Il tutto su un’ondata epidemica di 60 giorni, è specificato nella lettera al Consiglio di Stato. Da qui la convinzione che la situazione sia più “grave” di quella lombarda.
Le percentuali di ospedalizzazione circolano ormai da una settimana. Si tratta di dati ricavati dall’esperienza cinese, da quella lombarda e dalle osservazioni contenute nel “Piano svizzero per pandemia influenzale”. Documento quest’ultimo, così come alcuni studi medico-scientifici cinesi e lombardi, facilmente reperibile online. Nessun segreto dunque. Solo l’evidenza di una situazione che via via è peggiorata e sta peggiorando. Raccontare chiaramente – così come si legge nella lettera inviata ieri sera – e le esatte dimensioni della situazione e la gravità dei rischi può solo permettere di guadagnare tempo. Il Ticino, come si fa notare nella lettera, è in ritardo rispetto al picco di contagi che la Lombardia ha o sta raggiungendo, di tre settimane. Detto diversamente, questa regione al sud della Svizzera può mettere in atto, con ragionevole e benefico anticipo, misure più rigide e quindi adeguate alle previsioni.
Non tutti nella regione, lo si deduce dai movimenti nei luoghi pubblici, hanno compreso appieno la delicatezza della situatuazion. Dire apertamente, riportando il contenuto della lettera, l’importanza che vengano prese “misure ancora più radicali, da applicare in modo tempestivo” significa contribuire a una maggiore presa di coscienza dei cittadini.
La lettera al governo spiega che “le misure adottate ora in Italia, con l’interruzione di tutte le attività non essenziali compresa la chiusura di tutte le scuole, sono dure, ma a nostro parere necessarie anche se tardive. Gli italiani le hanno accettate con disciplina e con il rincrescimento che non siano state messe in opera con maggiore anticipo”.
I firmatari della lettera, come detto le direzioni dell’Eoc e della clinica Moncucco, aggiungono di essere “consci che tali decisioni non siano facili da prendere e che necessitano la condivisione del mondo politico. In un momento in cui l’evoluzione appare ai più non ancora drammatica, non è facile privare la popolazione di diritti costituzionali. È proprio per questo che ci permettiamo di offrire tutto l’appoggio del mondo sanitario ticinese affinché possiate trovare la forza e il coraggio di procedere con l’interruzione, che è ormai di vitale importanza, di tutte le attività non essenziali”.
Alle 9.55 di questa mattina, venerdì 13 marzo, il governo ha emesso un comunicato. Ha annunciato che durante una seduta straordinaria fatta nelle ore precedenti il Consiglio di Stato ha deciso nuove misure a partire da lunedì 16. Il governo ha comunicato che, considerata la decisione di interrompere alcuni servizi di base dell’amministrazione pubblica (quelli “non prioritari”), sarà “favorita” la possibilità di accudimento da parte dei genitori a casa. Il che vuo, dire, in altre parole e senza giri di parole, “la chiusura di tutte le scuole dell’obbligo. Al fine di scongiurare lo scambio intergenerazionale”.
Il governo ha comunicato inoltre che a partire al più tardi da martedì 17 marzo “sarà garantito presso le sedi scolastiche un servizio di accudimento per gli allievi che, per ragioni familiari, non possono restare a casa”.
È finito così, dunque, il braccio di ferro che di fatto era nato tra chi da ormai una decina di giorni chiedeva la chiusura delle scuole dell’obbligo e chi aveva deciso di mantenerle aperte per evitare, questa era l’unica ragione detta, il contatto diretto tra bambini (spesso asintomatici) e anziani parenti che, in assenza dei genitori impegnati professionalmente, avrebbero potuto/dovuto badare ai bimbi.
La lettera dell’Eoc e dellla clinica Moncucco chiede non solo la chiusura delle scuole, ma, come detto, l’interruzione di tutte le attività non essenziali. “Sono questi i momenti in cui potete fare veramente la differenza a sostegno della popolazione”, così ci si rivolge al vertice esecutivo della politica cantonale. A firmare la lettera sono stati per l’Eoc, il direttore generale, Giorgio Pellanda; il capo dell’Area medica, Paolo Ferrari; il suo vice e rappresentante dell’Eoc nello stato maggiore di condotta (Smcc), Mattia Lepori; Paolo Merlani, coordinatore Taskforce, Cure intense. Per la clinica Moncucco in calce alla lettera compaiono le firme del direttore, Christian Camponovo e del direttore sanitario, Christian Garzoni.

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