Causa Corona Virus, la festa della donna è stata rimandata.

  Il tempo del rinvio, potrebbe essere usato dalle donne per ripensare agli innumerevoli vantaggi di non essere nate uomini. Le praticità spicciole sono innumerevoli, tra le più importanti: esenzione dalle professioni di macellaio, spazzacamino, becchino, pastore di capre, minatore, facchino, svuotatore di fosse biologiche e scaricatore di porto; In caso di divorzio, mantenimento garantito da parte del marito falcoltoso, ma pure straccione; nell’eventualità di lancio piatti, oggetti contundenti o schiaffeggiamento al marito o al compagno, possibilità di ricorrere al clichè del sesso debole o all’attenuante della sindrome premestruale. Ma non solo. I dati Istat 2019 hanno accertato che in Italia la vita media è di 84,9 anni per le donne e di 80,6 per gli uomini. Un divario quindi, di ben 4 anni e 3 mesi. Onestà intellettuale vorrebbe che le donne, per eguagliare l’uomo nei diritti e nei doveri, e soprattutto in ossequio alla geniale trovata ideata dall’INPS chiamata “Adeguamento alla speranze di vita”, andassero in pensione 4 anni e 3 mesi dopo l’uomo. Invece no! L’accesso alla pensione è di 42 anni e 10 mesi di contributi per i maschi e di 41 e 10 mesi per le donne. Praticamente un anno prima. Anno che, sommato ai 4,3 anni di vita media “supplementare”, diventano 5,3 anni in più che le donne si godranno alla faccia dei poveri anzitempo mortali maschietti. Se le dolci metà del cielo non avranno il coraggio di fare autocritica, i maschietti, per colmare gli svantaggi delle condizioni esistenziali e pratiche, dovranno necessariamente istituire una meritatissima festa dell’uomo.
Gianni Toffali

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