CONTADOR E GLI ALTRI CAMPIONI: QUANDO BISOGNA LASCIARE IL MONDO DEL PROFESSIONISMO?

La passerella finale di Madrid della Vuelta 2017 ha segnato l'ultima gara di Alberto Contador; il ciclista di Pinto ha voluto terminare la propria carriera alla soglia dei 35 anni con la corsa di casa. Lo spagnolo ha concluso la propria carriera nonostante avesse ancora una forma che gli permetteva di competere ad alti livelli: non a caso Contador si è portato a casa l'ultimo arrivo in salita della Vuelta sul leggendario Angliru.

Lo spagnolo aveva più volte dichiarato che lui correva sempre per vincere, mai semplicemente per partecipare; molto probabilmente ha deciso di lasciare prima di diventare un gregario o un corridore di seconda fascia. D'altronde un corridore del suo prestigio (l'unico a vincere “sulla strada” i tre grandi giri per 3 volte, anche se un Giro e un Tour gli sono stati ritirati) non avrebbe mai accettato un ruolo secondario.

Soprattutto in epoca moderna, molti campioni del ciclismo hanno preferito continuare a correre nonostante non avessero più raggiunto dei risultati o calcato dei palcoscenici paragonabili a quelli degli anni precedenti.

Uno che non la pensa come Contador è senza dubbio Davide Rebellin: il corridore veneto, vincitore nel 2004 di tutte e tre le gare del trittico delle Ardenne, è stato squalificato per doping all'età di 38 anni. Anziché ritirarsi, Rebelin è tornato a correre all'età di 40 anni e da allora ha ottenuto risultati di rilievo per un ciclista della sua età. Oggi, a 46 anni, milita in una squadra Continental. Un suo rivale dell'epoca, Paolo Bettini, ha invece preferito ritirarsi a 34 anni dopo aver ottenuto negli ultimi 3 anni di carriera successi al Giro, alla Vuelta, al Lombardia e ben 2 campionati mondiali. Anche Fabian Cancellara, ex corridore svizzero specializzato nelle cronometro e nelle classiche del nord, ha lasciato il ciclismo da campione olimpico a cronometro. Nel 2012, alle Olimpiadi di Londra, il kazako Vinokurov ha vinto la prova in linea a 38 anni e si è successivamente ritirato.

Diversa è la situazione per molti velocisti, tra cui Erik Zabel: il tedesco, tra i migliori velocisti del nuovo millennio, si è ritirato dopo aver vissuto molte stagioni lontane dai suoi livelli migliori. Anche il nostro Alessandro Petacchi si è ritirato ad oltre quarant'anni, ormai lontano dalla forma di un tempo.

Persino gli scalatori hanno dimostrato di non saper scendere dalla bicicletta: l'ex corridore australiano Cadel Evans, dopo il Tour 2011, si è limitato ad un terzo posto al Giro 2013. In Italia, in molti inserirebbero nella lista l'eterna promessa Damiano Cunego. Il corridore veronese, vincitore del Giro 2004, non ha ottenuto più vittorie di rilievo dal 2009 ed ha concluso 2 stagioni intere senza successi. Anche il suo rivale Gilberto Simoni, vincitore due volte del Giro, ha corso le sue ultime tre stagioni senza risultati di rilievo. Un altro grande rivale di Simoni è stato Ivan Basso: il varesino, anche lui vincitore di due Giri d'Italia, ha vissuto le sue ultime stagioni da gregario.

Un caso particolare è quello del texano Lance Armstrong: dopo aver vinto sette Tour de France consecutivi, l'americano ha deciso di ritirarsi correndo proprio in Francia la sua ultima gara. Dopo 4 anni Armstrong è tornato con un terzo posto. La stagione successiva voleva puntare al successo, ma è stato clamorosamente respinto dalle montagne.

Per uno sportivo la decisione di abbandonare l'attività agonistica è sempre una scelta personale e incomprensibile per noi tifosi. Alcuni atleti vogliono sempre rimanere sempre ad altissimi livelli, mentre altri hanno una passione così forte che non riescono ad abbandonare il proprio sport; specialmente per i campioni, però, questa è una decisione che va sempre rispettata ed accettata.

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