I PSP hanno partecipato manifestazione a Roma il 22 ottobre 2016

Roma, 22 ottobre 2016, anche i Partigiani della Scuola Pubblica partecipavano al “No Renzi day” assieme ad una folla di almeno 40.000 persone, tra operai, lavoratori di ogni settore, pubblico e privato, guidati dai sindacati USB e Unicobas, affiancati dal PCI, SI e da Rifondazione Comunista, sfilando da Piazza San Giovanni, ribattezzata Piazza Abd El Salam, a Campo dei fiori passando per via dei Fori Imperiali.

Forze dell’ordine in tenuta antisommossa di ogni corpo erano dislocate ad ogni incrocio, finanche a cavallo.

Il corteo, procedendo in modo pacifico, ha suscitato l’attenzione di tutti i passanti, proprio per l’imponenza delle forze in campo, presenti numerosi operatori televisivi anche stranieri, finanche giapponesi, non mancava neanche la Rai, eppure nessuna testata ha fornito alcuna informativa sui fatti.

Nessun telegiornale nazionale ne ha parlato, citando proprio il nome di questa manifestazione “ no Renzi day”, contro le politiche neoliberiste e liberticide del governo, contro la “Buona Scuola”, contro la riforma costituzionale, che limita fortemente la sovranità popolare, contro gli inganni della propaganda Renziana, che fa da padrona su tutti i cartelloni pubblicitari, su tutti i mezzi pubblici e a spese dei cittadini, persino sul quesito referendario, per fornire una interpretazione fuorviante sui veri contenuti e sulle implicazioni della riforma .

Contemporaneamente un corteo pacifico di docenti e studenti universitari in via Maqueda a Palermo veniva disperso a colpi di manganello: voleva protestare anch’esso per gli stessi motivi contro Renzi, in visita presso il Teatro Massimo , dove era in corso l’inaugurazione dell’anno accademico.

Un governo che vede nel dissenso un pericolo, un governo che rifugge dalla rendicontazione sociale del proprio operato, mascherandola grazie a media compiacenti, finanziati con soldi pubblici, si prepara a blindarsi al potere a tempo indeterminato grazie all’epurazione dei non allineati e ad una riforma costituzionale ad hoc.

Se vincesse il “sì”, cosa ne sarebbe di questo Paese?

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