MARGINALMENTE n. 57 del 28.nov.2015





Centurioni e risciò off limits


Bene! Il degrado a Roma è finito. Il super-iper-mega commissario della Capitale, Francesco Paolo Tronca, ha cacciato dal Colosseo e dintorni quei poveracci vestiti da centurioni (che prendevano un’elemosina per farsi fare qualche foto dai turisti), quei disoccupati che portavano in giro i turisti sui risciò a pedali; e i cosiddetti “saltafila”, guide turistiche (sembra patentate) che proponevano visite guidate. Via, tutti via. Altro che Mafia Capitale, altro che Famiglia Casamonica, altro che intrallazzi vari con le società di trasporto pubblico e smaltimento di monnezza: la pulizia – fisica e morale – la si fa con gli ultimi italiani che, italianamente e storicamente, si arrangiano. Naturalmente, in ossequio all’imperante pensiero politicamente corretto, nulla è stato fatto contro alcune decine di migliaia di indiani, pachistani, marocchini, nigeriani, ecc. che non ti fanno fare un passo senza cercare di venderti un bastoncino per i selfie o una borsa taroccata (autentico reato); o contro i veri e finti storpi dediti all’accattonaggio che fanno tornare indietro la Caput mundi alla corte dei miracoli di parigina e secentesca memoria.


Pensare che in tutto il mondo – a partire dalla sub-capitale Milano – si incentiva l’uso della bici, anche come risciò.


E che persino nella fredda Berlino è costumanza turistica sganciare un paio di euro a due teutonici lazzaroni vestiti da soldati americani che, sotto i flash degli amici (vedi foto) si fanno immortalare davanti al Checkpoint “Charlie”, il più famoso varco tra le vecchie Germania Est e Ovest della guerra fredda.


Ma in Italia si è tolleranti con tutti, tranne che con gli italiani.


L’Ue come i nazisti


A proposito di Berlino, c’è da raccontare cosa è accaduto nei giorni scorsi al KaDeWe, per esteso Kaufhaus Des Westens, ossia il più grande magazzino dell’Ovest. La premessa storica è che il KaDeWe fu fondato a Berlino da una famiglia di ebrei oltre un secolo fa e che fu confiscato dai nazisti. Bene, nei giorni scorsi ha fatto scandalo la decisione dell’azienda di ritirare tutti i prodotti israeliani. Motivo? L’Unione europea (che evidentemente non ha di meglio da fare) ha emesso la “raccomandazione” che i prodotti israeliani vadano rietichettati affinchè sia chiaro quali sono “realmente” Made in Israel, e quali invece provengono dai cosiddetti “territori occupati”. Naturalmente questa distinzione viene chiesta solo per i territori contesi di Israele, non per altri che pur ci sono. E la raccomandazione è stata emanata proprio nei giorni in cui tanti israeliani o ebrei in generale vengono accoltellati per le strade di Israele e di mezzo mondo.


Il KeDeWe si è subito adeguato ma, dopo le proteste dell’ambasciatore israeliano a Berlino, ha rimesso tutto sugli scaffali. Ma i tedeschi non erano pentiti dell’antisemitismo un po’…spinto del loro vecchio Adolf?


Facciamoci del male


Da un’inchiesta de Il Giornale emerge che gli italiani sono ormai disposti a tutto pur di sfuggire a un fisco voracissimo e a un carovita insostenibile. In particolare sono i pensionati che, sempre più ogni anno che passa, si trasferiscono all’estero per vivere decentemente con le pensioni che in Italia sono da fame. Dall’interessante reportage estrapoliamo qualche impressionante numero: l’Inps trasferisce all’estero ben 400mila pensioni in 150 Paesi diversi per un valore di oltre un miliardo di euro. Praticamente, di quei soldi lo Stato italiano non vede più un centesimo né come tasse né come Iva essendo spesi tutti in un altro Stato; e, inoltre , l’Italia deve rifondere agli altri Paesi le spese sanitarie.


Facce di bronzo


Giorni fa in televisione ho visto una cerimonia davvero stupefacente svoltasi a Potenza. Alcune autorità locali, con fasce e grandi sorrisi, hanno consegnato trenta alloggi nuovi ad altrettante famiglie di…terremotati del 1980!


Le tivù inquadravano povera gente invecchiata per 35 anni nei container che non aveva neanche la forza di sorridere davanti alle telecamere per il…”magnifico dono” ricevuto. E non finisce qui. A conclusione del servizio televisivo, il giornalista ha precisato che ci sono molte altre famiglie ancora nei container in attesa di una casa.


Ma, visto che la Costituzione dell’Italia repubblicana, democratica, antifascista e fondata sul lavoro (e sulle tasse…dei fessi) all’art. 11 “ripudia la guerra…ecc.”, mi domando: chi cavolo ha dichiarato guerra (peggio di quella dei Trent’anni) alle famiglie terremotate della Basilicata?

Antonio Biella

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