La violenza nei testi sacri, e l’imbarazzo dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani.

Non sanno come cavarsela, i musulmani, ma in realtà anche gli ebrei e anche i cristiani. Sia nel Corano, sia nell’Antico Testamento esistono versetti che incitano all’odio verso gli infedeli e alla loro uccisione. I musulmani dicono che il Corano va letto nel suo insieme, i cristiani dicono che nell’Antico Testamento ci sono elementi “imperfetti e caduchi” (Concilio Vaticano II, Dei Verbum n. 15) che la pedagogia divina non poteva eliminare subito; il popolo viene raggiunto dalla rivelazione nello stato in cui si trova, per essere poi pian piano elevato al disegno di Dio, che trova il suo compimento in Gesù Cristo. Sarebbe come dire che Dio come una buona mamma prima aspetta che i suoi figlioletti si cavino gli occhi e poi li ammonisce e dice loro che cavarsi gli occhi non è cosa buona e giusta. Corrado Augias durante la trasmissione Ballarò (Rai3) ha detto che tutti i testi sacri contengono versetti che incitano alla violenza, e che anche nel Vangelo troviamo: “Non sono venuto a portare pace, ma la spada. Sono venuto a separare l’uomo da suo padre, la figlia da sua madre… “. E’ vero, e c’è anche dell’altro nel Vangelo: “E’ meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare… “. Ma la differenza è che nel Corano e nell’Antico Testamento, la violenza è palesemente ingiusta, ottusa, irragionevole. Ad ogni modo, l’imbarazzo resta anche per i cristiani. Eppure basterebbe ammettere che non tutto ciò che è scritto nei testi sacri proviene da Dio, che in essi c’è la mano di Dio, e c’è la mano alle volte stupida, alle volte violenta, alle volte ridicola, dell’uomo.

Attilio Doni

Lascia un commento