ESTRATTO DAL VERBALE DELL'ADUNANZA DEL 15 MAGGIO 2014
(omissis)
– Il Presidente Vaglio comunica al Consiglio di avere ricevuto domenica 11 maggio 2014 dal Consigliere Stoppani un messaggio di posta elettronica certificata denominato “Lettera aperta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma” (peraltro già pubblicata in data 12 maggio 2014 sulla pagina facebook dell’ex Consigliere dell’Ordine Livia Rossi ed inviato anche agli iscritti all’albo ed ad Avvocati di altri fori), con il quale la stessa ha chiesto di trasmettere immediatamente la propria nota al Ministero della Giustizia, al C.N.F., all’O.U.A., alla Cassa Forense, agli Ordini e a tutti gli iscritti.
Il Presidente Vaglio, in apertura delle tre comunicazioni presentate dai Consiglieri Stoppani, Conte e Condello, si scusa preventivamente con tutti i destinatari del presente interminabile verbale per la decisione del Consiglio di trasmetterlo all’esterno, indotta dall’espressa richiesta in tal senso dei tre Consiglieri, dei quali deplora il costante comportamento polemico, stucchevole, distruttivo e non istituzionale.
E’ di tutta evidenza come lo scopo di un simile atteggiamento sia esclusivamente quello di mortificare l’Istituzione forense romana, che invece in questi ultimi due anni ha dimostrato di possedere una vitalità precedentemente impensabile e di operare esclusivamente nell’interesse dell’Avvocatura sia a livello territoriale che nazionale, con un’inusuale dedizione, generosità e passione di tutti gli altri dodici Consiglieri.
Ciò ha consentito di conseguire quei risultati concreti la cui grande efficacia è testimoniata quotidianamente da tanti Colleghi ed è ben conosciuta in tutti i Fori italiani.
Il testo del messaggio pec del Consigliere Stoppani, la quale – è opportuno ricordare – aveva ricevuto il mandato dagli Avvocati romani quale componente della Lista Mauro Vaglio, è il seguente:
“Lettera aperta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma
Con sconcerto e sorpresa leggo un documento approvato in una seduta straordinaria del Consiglio alla quale non ho potuto partecipare essendo impegnata fuori Roma, con il quale viene sferrato un attacco al Consiglio Nazionale Forense in concomitanza con la notizia che il Presidente del Consiglio dell’Ordine di Roma è stato rinviato a giudizio.
Sembra che il Ministero della Giustizia abbia chiesto chiarimenti a fronte, pare, della richiesta di commissariamento del COA di Roma da parte del CNF.
Secondo quanto mi è stato riferito, tutta questa complessa problematica sarebbe stata discussa nell’adunanza di sabato 10 maggio 2014, con un ordine del giorno modificato poche ore prima e con un “dibattito” di una decina di minuti.
E’ singolare che giovedì 8, durante la seduta, protrattasi per oltre otto ore, nessun accenno a queste problematiche sia stato fatto.
Devo innanzi tutto dissociarmi dalla presa di posizione del Presidente e dei presenti alla frettolosa seduta di sabato 10 e con l’occasione mi vedo costretta a fare anche le seguenti precisazioni sul mio ruolo nel Consiglio.
Sono vent’anni che mi occupo di tutela delle professioni intellettuali in Italia ed in Europa, e che seguo le vicende della politica forense e della legislazione in tema di giustizia ed è questo il motivo per cui ho ritenuto di dover portare il mio patrimonio di conoscenza e di contatti, in un momento così difficile della nostra professione e dell’intera società italiana.
Mi sono occupata, nell’ambito del Consiglio, di Rapporti Internazionali, Appalti degli Enti Locali, Edilizia ed Urbanistica e Pari Opportunità.
Il mio entusiasmo è stato però presto frustrato nel vedere che il mio spirito collaborativo, volto ad evitare che venissero approvate delibere illegittime, è stato interpretato come un ostacolo al “normale” andamento delle sedute.
Purtroppo ho dovuto iniziare a esprimere voto contrario, spiegando che non si era nell’ambito di una semplice associazione di categoria, ma di una istituzione, ente pubblico, come tale tenuta al rispetto di precise regole procedimentali.
I miei richiami al rispetto delle regole nelle gare di appalto, nell’accesso all’impiego dei dipendenti del Consiglio, nella stesura dei regolamenti, sono tutti nei verbali del Consiglio.
Vi è stata una crescente mancanza di trasparenza e di collegialità nelle decisioni del Consiglio, dove i documenti non sono disponibili prima dell’inizio della seduta, quando non mancano del tutto, cosi come le lacune ed imprecisioni dei verbali obbligano a continue richieste di integrazione e correzione.
Ma quello che più mi è dispiaciuto è stata la mancanza di uno spirito di leale collaborazione fra tutti i Consiglieri, in una situazione nella quale interminabili sedute sono state dedicate a ritorsioni verso quanti hanno precedentemente gestito il Consiglio dell’Ordine.
Tutto ciò ha creato un comportamento rissoso che sicuramente nuoce agli interessi dell’Avvocatura romana, la quale da anni infatti è rimasta penalizzata, in un clima completamente diverso da quello che si riscontra nei maggiori Ordini europei, dove gli uscenti vengono chiamati a collaborare.
A fronte di questo mio atteggiamento, sono stata “messa all’opposizione”, nonostante fossi stata eletta nella lista del Presidente; è stata negata l’aula per convegni da me organizzati; ho dovuto sostenere personalmente le spese di missione all’estero; non mi è stata recapitata la posta indirizzatami; mi è stato tolto l’incarico relativo alle pari opportunità, nonostante fossi l’unica donna in Consiglio.
Ho comunque continuato a servire l’Istituzione, con lealtà e coerenza, mantenendo importanti rapporti internazionali, occupandomi con successo di tante conciliazioni, di tutte le richieste di accesso agli atti delle pratiche disciplinari archiviate, ho istruito compiutamente le pratiche di disciplina, smaltendo un cospicuo arretrato; ho provveduto alla liquidazione dei pareri di congruità, e mi sono fatta carico delle situazioni più complesse che proprio a me venivano assegnate.
Tra le varie attività portate a termine mi preme segnalare la pubblicazione dell’Albo dei Commissari di Gara, la cui istituzione solo dopo un anno sono riuscita a far approvare.
Se finora mi sono sempre astenuta dal sollevare polemiche che avrebbero potuto apparire strumentali e nuocere pertanto all’immagine del Consiglio di Roma, in questa gravissima circostanza, nella quale, le comunicazioni del Presidente e il documento prodotto nella brevissima seduta di Consiglio del 10 maggio, sembrano porre l’intero Consiglio in guerra con le Istituzioni, ho ritenuto di dover significare il mio aperto dissenso.
Invito pertanto il Presidente Vaglio a trasmettere immediatamente questa mia nota al Ministero della Giustizia, al C.N.F., all’O.U.A., alla Cassa Forense, agli Ordini e a tutti gli iscritti, con le medesime modalità utilizzate per inviare le sopracitate comunicazioni, oltre che a tutti i Presidenti degli Ordini degli Avvocati d’Italia.
Lo invito, altresì, a fornirmi in copia tutti gli atti pervenuti dal Ministero e dal C.N.F. o ad essi inviati, relativi ai procedimenti in questione, mai portati a conoscenza dell’intero Consiglio.
Solo dopo l’approfondita analisi di essi si potrà individuare chi in concreto ha leso il prestigio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.
Roma, 11 maggio 2014”.
Il Presidente Vaglio specifica in primo luogo di non essere stato al momento “rinviato a giudizio”, ma di avere semplicemente ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini ai sensi dell’art. 415 bis c.p.p. Fa presente che affronterà tale fase del procedimento che lo vede ingiustamente accusato per ipotesi di reato insussistenti con la massima serenità, fiducia nella Magistratura e consapevolezza di avere sempre operato per il supremo interesse dell’Istituzione e degli iscritti al prestigioso Ordine degli Avvocati di Roma.
Peraltro, ringrazia il Consigliere Stoppani, pur se oggi assente, per avergli annunciato che potrebbe essere stata presentata dal C.N.F. al Ministero della Giustizia “una richiesta di Commissariamento del COA di Roma”, della quale prima di tale notizia sconosceva l’esistenza, così come la maggioranza dei Consiglieri dell’Ordine, per non esserne stato informato né dal C.N.F. né dal Ministero.
In considerazione dell’allarmante informazione ricevuta dal Consigliere Stoppani, il Presidente nella notte stessa di domenica ha predisposto un’istanza di accesso agli atti, condivisa con il Consigliere Segretario Di Tosto ed il Consigliere Tesoriere Galletti, al fine di visionare il contenuto e le motivazioni di tale ipotetica richiesta di Commissariamento da parte del C.N.F. e comunque di partecipare in contraddittorio al relativo procedimento amministrativo poiché, se la notizia fosse vera, è inconcepibile che il C.N.F. ed il Ministero stiano conducendo tutta la vicenda tenendo l’Ordine interessato all’oscuro di tutto.
In ogni caso, il Presidente Vaglio ritiene che il Consigliere Stoppani sarà tenuta a riferire al Consiglio quando e da quali fonti abbia appreso della richiesta di Commissariamento e come mai non l’abbia immediatamente comunicato al Consiglio stesso, data la gravità della situazione.
In relazione al merito delle ulteriori affermazioni del Consigliere Stoppani il Presidente dichiara di non volere entrare in polemica con un singolo Consigliere che fa affermazioni a carattere diffamatorio, se non addirittura calunnioso.
Infine, esclusivamente per dovere di cronaca, riferisce che nell’ultimo anno 2014 il Consigliere Stoppani ha espresso voto contrario solo in 3 occasioni, mentre si è astenuta ben 30 volte.
Il Consigliere Segretario Di Tosto contesta quanto scritto dal Consigliere Isabella Maria Stoppani in modo autoreferenziale nelle note che Ella ha ritenuto di spedire all’Avvocatura Romana e precisa che tutti i documenti sono sempre stati consegnati a tutti i Consiglieri prima di ogni adunanza consiliare (e non nella “seduta” come riferito nella comunicazione).
Nell’adunanza consiliare tutti i Consiglieri hanno a disposizione il proprio Personal Computer con già caricate tutte le comunicazioni ed i documenti; inoltre gli allegati dei documenti ed una copia cartacea degli stessi sono a disposizione per la consultazione da parte di ciascun Consigliere. Infine gli originali sono presenti in un’ulteriore cartella con possibilità di copiare l’intera cartella su pen drive.
Il Consigliere Segretario Di Tosto inoltre contesta le affermazioni del Consigliere Stoppani in merito a presunte ritorsioni verso coloro hanno precedentemente gestito il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati: tali affermazioni sono gratuite e non corrispondenti alla realtà oltre che prive di qualsiasi riferimento concreto.
Se il Consigliere Stoppani si è messa all’ “opposizione” è stato per una sua scelta personale e della quale il Consigliere Segretario Di Tosto viene oggi a conoscenza.
Appare evidente che se il Consigliere Stoppani ha potuto continuare a mantenere importanti rapporti internazionali ed ha potuto gestire tante conciliazioni e richieste di accesso, facendosi carico delle situazioni più complesse, è contraddittoria l’affermazione che Ella possa essere stata emarginata o “messa all’opposizione”.
Il Consigliere Segretario Di Tosto contesta le affermazioni sulle lacune ed imprecisioni dei verbali che non sono mai stati sottoposti a querela di falso da chicchessia né gli risulta che il Consigliere Stoppani abbia mai fatto una richiesta di integrazione del verbale.
Il Consigliere Tesoriere Galletti e il Consigliere Bruni, entrambi nella qualità di Coordinatori del Dipartimento Centro Studi, Formazione e Crediti Formativi ed anche a tutela del personale dipendente, ritengono inaccettabile, tra le altre, l’asserzione contenuta nella missiva del Consigliere Stoppani secondo la quale le sarebbe “stata negata l’aula per convegni”, poiché è all’evidenza noto a chiunque, all’interno dell’Ordine, che l’assegnazione dell’Aula Avvocati viene operata dal funzionario responsabile del Dipartimento (prima il Sig. Esposito e poi il Sig. Lanzidei) ripartendola tra i Consiglieri titolari dei Progetti in rigoroso ordine alfabetico; lo schema di ripartizione poi viene illustrato dai Consiglieri responsabili del Dipartimento all’intero Consiglio che sino ad oggi ha sempre deliberato in senso conforme a quanto proposto.
Entrambi i Consiglieri poi contestano, parola per parola, le asserzioni del Consigliere Stoppani circa immaginifiche e “interminabili sedute … dedicate a ritorsioni verso quanti hanno precedentemente gestito il Consiglio dell’Ordine”, laddove invero nessun Consigliere della scorsa consiliatura ha subito sanzioni da parte dell’attuale Consiglio.
Il Consigliere Cassiani ha apprezzato l’iniziativa del Presidente Vaglio volta ad informare i colleghi ed i Consiglieri prima che i fatti venissero distorti oppure dessero adito a malevole speculazioni.
Il Consigliere Cassiani rinnova al Presidente Vaglio la sua solidarietà per questo motivo ma anche perché è convinto dell’assoluta infondatezza sia in fatto che in diritto delle accuse ipotizzate nei suoi confronti nonché della correttezza e dedizione all’Avvocatura che giornalmente caratterizza la sua attività.
Il Consigliere Cassiani riferisce che in questi giorni centinaia di Colleghi gli hanno manifestato gli stessi sentimenti e le stesse convinzioni.
Il Consigliere Cassiani si meraviglia o si addolora che invece alcuni Consiglieri abbiano ritenuto di poter “caricare” la vicenda anticipando giudizi non consentiti dal noto principio di rango costituzionale e dallo stato del procedimento penale in fase di indagine.
Il Consigliere Conte, letto il punto due delle odierne comunicazioni del Presidente Vaglio, evidenzia l’ennesimo attacco proditorio ed inqualificabile di esso Presidente Vaglio, il quale si permette di “etichettare” quanto oggi comunicato dal Consigliere Conte, con una serie di epiteti offensivi.
Il Consigliere Conte ribadisce che ogni sua comunicazione –sin dall’inizio del biennio- è sempre stata esperita con modalità tecniche rituali all’interno del consesso consiliare, senza mai produrre dichiarazione esterna “coram populo” (mail massive a colleghi e altro) e che non permetterà (sia chiaro-a nessuno) men che meno all’Avv. Vaglio- di censurare, boicottare il legittimo diritto di esprimere il proprio pensiero all’interno dell’Aula consiliare. Sul merito ci si riporta all’istanza in atti.
I Consiglieri Santini e Nicodemi si associano alle parole di solidarietà e stima espresse dal Consigliere Cassiani nei confronti del Presidente Vaglio e del Consiglio.
Il Consigliere Scialla ritiene che l’Avvocato chiamato a far parte del Consiglio dell’Ordine goda di minore libertà rispetto agli altri Avvocati in quanto non possa rispondere alle critiche che vengono mosse, potendosi riservare di farlo nei momenti e nelle sedi più opportune ma dovendo invece rimanere, nell’esercizio del proprio incarico, tetragono ad ogni sollecitazione esterna.
Fedele a tale intendimento, pertanto, il Consigliere Scialla si limita a replicare al Consigliere Stoppani di non aver mai fatto mancare un leale spirito di collaborazione nei confronti di ogni Consigliere, avendo svolto il proprio incarico con diligenza, imparzialità e nell’interesse generale e pertanto di non aver mai partecipato, nè di aver mai avuto conoscenza di “interminabili sedute dedicate a ritorsione verso quanti hanno precedentemente gestito il Consiglio dell’Ordine”.
Il Consigliere Mazzoni ritiene che quanto descritto dal Consigliere Stoppani è l’ordinaria attività svolta da ogni Consigliere nell’ambito dei Progetti e delle responsabilità attribuitegli. Il Consigliere Stoppani sembra aver redatto un curriculum vitae da inviare, tramite il Consiglio, al C.N.F., all’O.U.A., alla Cassa Forense e al Ministero della Giustizia nella speranza di un Commissariamento del Consiglio dell’Ordine che, ad oggi, nessuno dei Consiglieri conosce e che l’Avvocatura romana non auspica.
Il Consigliere Condello non esprime alcun giudizio relativamente alla questione penale e resta in attesa delle decisioni che la Magistratura assumerà. Augura al Presidente di dimostrare le ragioni giuridiche indicate nella mail inviata nella comunicazione fatta all’adunanza del 10 maggio 2014.
Il Consigliere Condello, con riferimento alla citazione del Presidente Vaglio sulle pratiche disciplinari si riporta alle motivazioni già precisate in altre adunanze.
Il Consigliere Bolognesi respinge l’affermazione del Consigliere Stoppani a mezzo della quale rappresenta la “mancanza di uno spirito di leale collaborazione fra tutti i Consiglieri” e soprattutto che le energie spese in Consiglio e sottratte all’impegno lavorativo quotidiano, professionale e didattico, siano state dedicate dai Consiglieri a “ritorsioni verso quanto hanno precedentemente gestito il Consiglio”. Si rallegra per la prossimità del voto, quando i Colleghi, sempre attenti, giudicheranno le cose fatte, i comportamenti effettivi e non le accuse inutili, spesso infondate e per questo infamanti per l’Avvocatura, prima ancora che nei confronti del Collega, del Consigliere e del Presidente che ne è colpito.
Accuse nelle quali, purtroppo, anche il Consigliere Stoppani, ora, si cimenta apertamente e per di più rivolgendole a tutti i Colleghi Consiglieri, senza alcun distinguo e colpendo, così, tutta l’Istituzione anzichè gli autori eventuali dei comportamenti descritti. Anche Lei, ora, dall’opposizione in cui si è posta, vorrebbe far credere a tutti i Colleghi, raggiunti dalla sua “lettera aperta”, che chi si è sacrificato, come afferma anche qualche ex Consigliere, stia qui a lottare per riconquistare o non perdere un potere che non esiste e non deve mai più essere ambito, soprattutto in queste forme, per il bene dell’Avvocatura.
Questa politica, che non interessa il Consigliere Bolognesi, trascura la professione e non è forense. E’ solo inutile.
Il Consigliere Minghelli evidenzia invece la necessità di associarsi a tutto quanto fatto sino ad oggi dal Presidente Vaglio, rammentando che quello del C.N.F., anche nell’esercizio dei suoi poteri di controllo, è un compito amministrativo e che gli Organi amministrativi agiscono sulla base di precise competenze. Per questo ritiene che la relazione inviata nel procedimento penale a carico del Presidente Mauro Vaglio evidenzi una evidente forzatura, e insieme, una indebita intromissione che, proprio per il non poter essere giustificata da profili di doverosità, si rivela per quella che è.
Al pari dell’attacco iniziale, degno di chi era andato a scartabellare documenti di svariati anni prima per gridare ad uno scandalo creato ad arte, quello da cui dobbiamo difenderci è un attacco strumentale, delatorio, che vuole scambiare la prova di una pregressa conoscenza tra Mauro Vaglio e il Responsabile della comunicazione per quella di una coincidenza di interessi e un attacco per di più portato dai vertici antidemocratici dell’Avvocatura che spendono il proprio prestigio per architettare una trama di norme e codicilli che non dimostrano la responsabilità di Mauro Vaglio ma l’inettitudine giuridica di chi quell’insieme ha composto.
La realtà dei fatti è che lo scandalo clamoroso di Livia Rossi si è servito di una indebita ed inspiegabile, ma provvidenziale, interferenza che ha impedito di fare la figura della bolla di sapone ad una notizia che veniva gridata e sbandierata come la prova evidente di una reità.
Se poi su questa bolla di sapone si vuol far scivolare il Consiglio verso il Commissariamento è ancora più grave.
Quanto poi al resto, il Consigliere Minghelli deve evidenziare come già in sede di adunanza avesse avuto modo di rispondere verbalmente alle ignominiose illazioni di chi sostiene che questo Consiglio faccia Giustizia Politica. Oggi che le stesse vengono diffamatoriamente rese pubbliche e sottoscritte, medesima sorte deve avere la risposta.
L’evidenza è tutta documentale e quanto detto si ritorcerà contro chi lo ha sostenuto.
Se parlando di trame contro l’ex maggioranza ci si riferisce agli esposti a Perugia sulla vicenda del conferimento dell’incarico da parte della precedente gestione per le riviste Temi Romana e Foro Romano, quella sì è una vicenda non trasparente sul tema dell’uso disinvolto del denaro dell’Ordine.
Se ci si riferisce, invece, alle tante pratiche che il Consiglio ha dovuto aprire contro ex Consiglieri o personaggi orbitanti nella galassia della ex maggioranza (tra l’altro anche con il voto dei Consiglieri di minoranza che non si sono astenuti né hanno votato contro), tutte quelle pratiche, eccetto forse una, sono state “doverosamente” aperte riguardando episodi spiacevoli e/o dimostrazioni di incontinenza verbale di alcuni Avvocati.
Il Consigliere Minghelli inoltre dichiara: “L’evidenza di tali episodi all’Ordine è giunta dalle segnalazioni di terzi, anche molto autorevoli, che era impossibile ignorare, salvo avventurarsi in un indegno esercizio di giustizia più che “domestica”, “addomesticata”. C’è anche chi così avrebbe voluto, ma … Noi no.
È colpa nostra se un Avvocato si mette ad inseguire una camionetta della Polizia e ad insultarne gli Agenti e se l’Autorità di P.S. decide di presentare un esposto?
È colpa nostra se un Avvocato si relaziona con un collega di una A.S.L. insultandolo e affermando che lo stesso non è in grado di occuparsi di cose importanti perché non è al suo livello ed il collega, risentito, chiede al Consiglio di vagliarne il comportamento?
È colpa nostra se un Avvocato definisce pubblicamente i Vigili Urbani estorsori o gli Avvocati Stabiliti delinquenti, facendo fioccare esposti?
Sono esempi di condotte perseguite per Giustizia Politica o esempi di incontinenza verbale, prosopopea, presunzione, cattivo gusto e, in ultima analisi, cattiva educazione che qualificano chi li ha commessi e che vanno, deontologicamente, sanzionati?
Ce ne siamo forse serviti per insultare come mentecatti deliranti i nostri avversari politici o chi dà ancora loro retta, come pure qualcuno ha fatto in questi giorni?
Quelli elencati continuano a sembrarmi episodi ad apertura di pratica disciplinare doverosa. O forse si pretenderebbe che ex Consiglieri e accoliti debbono contare sull’impunità?
Se tali personaggi facciano o meno parte della ex maggioranza non ci riguarda. Noi rispondiamo per Noi stessi.
Come dicevo, solo uno dei procedimenti che abbiamo dovuto aprire contro ex Consiglieri o personaggi orbitanti nella galassia della ex maggioranza non mi sembrava necessariamente doveroso ma è stato aperto quale conseguenza della pubblicazione di atti del Verbale di Consiglio, prima della definitiva approvazione dello stesso, su un sito privato.
Invano abbiamo chiesto al collega di farci conoscere la sua fonte. A causa della sua reticenza, abbiamo dovuto applicare a quel punto un precedente, consistito in un atto di incolpazione, in precedenza contestato addirittura in danno di un Consigliere in carica (per la precisione dell’allora Consigliere Mauro Vaglio), nel periodo della Presidenza del Consigliere Conte che, con signorilità, non avendo trovato allora niente da dire, dovrebbe ammettere oggi che chi è colpa del suo male deve piangere se stesso.
E per finire, quali sarebbero le conseguenze toccate a questi poveri malcapitati, vittime di Giustizia Politica?
Sino ad ora, una pratica archiviata previo scuse agli Avvocati Stabiliti, due n.d.p., una censura …
Qui in adunanza, invece, si è sentita gente dire che non voleva partecipare ad un procedimento disciplinare per non giudicare “un amico del Rotary” o “un vecchio amico di mio padre”, contro ogni decenza, legalità e, in ultimo, dignità consiliare. Questa gente considera la legalità una questione privata. Come in questi giorni ha detto la Rossi, ex Consigliera, fare disciplina allontana i consensi …
Quelli che oggi giudicano e parlano, quando è toccata a Loro, ne hanno fatta o si sono tenuti intorno solo buoni amici, magari elargendo archiviazioni?”.
Il Consigliere Caiafa rileva di aver constatato dal suo insediamento, avvenuto il 9 gennaio 2014, una corretta ed esaustiva informazione degli argomenti posti all’ordine del giorno, attraverso la possibile lettura degli allegati, caricati sul proprio computer, e di ritenere dover essere, invero, svolta dal Consiglio la funzione con spirito di servizio Istituzionale attraverso la eliminazione delle pratiche disciplinari, cui si è dedicato istruendone e definendone oltre 100, e l’espressione di pareri di congruità nonché, la partecipazione alle Commissioni, affidate dal Consiglio, come ha fatto sia per la deontologia –la cui attività risulta dai numerosi pareri approvati dal Consiglio – che per il sovraindebitamento per la redazione del relativo progetto.
Con riferimento alla “lettera aperta”, ricevuta dal Consigliere Stoppani, osserva che l’attività del Consiglio si è svolta –sempre dalla data in cui ha potuto constatarlo- consentendo il normale contraddittorio dimostrato dalla circostanza che il Consigliere Stoppani si è astenuta per lo più sempre, dimostrando in tal modo di aver potuto svolgere il proprio ruolo e di essere stata dunque, sempre, informata dovendosi immaginare e ritenere che l’astensione è appunto opera di una scelta consapevole.
Il Consigliere Bruni esprime la propria solidarietà al Presidente Vaglio per gli attacchi gratuiti subìti da lui e dall’Istituzione che rappresenta. Tutti gli Avvocati italiani quindi, non solo quelli del Foro di Roma, conoscono l’attività del Consiglio dell’Ordine di Roma, costituito nel febbraio del 2012, improntata a criteri di correttezza, trasparenza ed efficienza e, soprattutto, sempre nell’interesse dei propri iscritti e a tutela dell’intera categoria forense. Respinge, pertanto, tutte le considerazioni e le illazioni formulate dal Consigliere Stoppani e si augura che la stessa possa ravvedersi e migliorare la sua collaborazione con gli altri Consiglieri a favore dei Colleghi iscritti al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.
Il Consiglio dispone di trasmettere il presente verbale al Ministero della Giustizia, al C.N.F., all’O.U.A., alla Cassa Forense, agli Ordini forensi italiani, a tutti gli Iscritti nonchè, a questi ultimi, anche a mezzo PEC. Su espressa richiesta del Consigliere Stoppani dichiara la delibera immediatamente esecutiva.
– Il Presidente Vaglio comunica che il Consigliere Conte ha fatto pervenire alla Segreteria dell’Ordine un messaggio di posta elettronica denominato “Comunicazione/istanza Consigliere Conte per adunanza del 15/5/2014 con richiesta d’inserimento dell’argomento all’ordine del giorno” del seguente tenore:
“Il Consigliere Conte chiede – formalmente – che la presente comunicazione/istanza venga inserita all’ordine del giorno della prossima adunanza consiliare del 15/5/2014, significando quanto in appresso:
PREMESSO
1. Che fin dalla prima adunanza di questo Consiglio – e ve ne è prova documentale esorbitante nei verbali consiliari degli ultimi due anni – i due Consiglieri “di minoranza”, Conte e Condello, sono stati messi nella condizione di non poter svolgere la loro funzione, ed agli stessi è stato – continuativamente – impedito/inibito di esporre le proprie comunicazioni, accedere a documenti, conoscere documentazione che sovente è stata “eclissata” dai verbali e/o censurata con modalità che si evita di aggettivare. A ciò si aggiunga, che qualunque iniziativa dei Consiglieri Conte e Condello è stata sistematicamente boicottata e che l’attuale gerarchia consiliare ha – fin dall’inizio del mandato – chiaramente esplicitato l’intento di ricorrere ad iniziative disciplinari al fine di – evidentemente – “liberarsi” definitivamente di avversari “scomodi”, anche in prospettiva. Solo in questo modo possono, infatti, giustificarsi gli strumentali attacchi posti in essere, non solo nei confronti dei Consiglieri Conte e Condello, ma anche contro Colleghi, da sempre ad essi vicini (ex Consiglieri e non), nei confronti dei quali sono state avviate pratiche disciplinari ed aperti procedimenti.
2. Che esso Consigliere Conte, alla luce di tutto ciò, aveva inteso astenersi – ritenendolo un esercizio del tutto inutile (e frustrante) – dal presentare ulteriori comunicazioni/dichiarazioni, limitandosi a tentare di svolgere la propria attività istituzionale, nei limiti di quanto ad esso consentito.
3. Che, più volte, i Consiglieri Conte e Condello hanno denunciato la reiterata, intenzionale e continuata “aggressione morale” che ha impedito loro di svolgere il proprio compito di Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Roma, perché non appartenenti alla maggioranza riferita all’attuale Presidente Mauro Vaglio.
4. Che tale situazione di fatto è palesemente nota nel Foro di Roma.
Tutto ciò premesso, esso Consigliere Conte – nonostante si fosse ripromesso di non interloquire più con chi ha inteso “ghigliottinare” il diritto di parola e qualsivoglia altra attività propria dell’Ufficio di Consigliere ad esso Consigliere Conte – alla luce degli sconvolgenti, abnormi accadimenti degli ultimi giorni, ritiene necessario osservare, rimarcare e contestare quanto segue :
a) All’ultima Adunanza ordinaria consiliare, dello scorso giovedì 8/5, esso Consigliere Conte udiva – per la prima volta – dall’Avv. Vaglio, l’ipotesi che vi fosse necessità di un’Adunanza Straordinaria del Consiglio, per il successivo sabato, per non meglio precisate “Iscrizioni/Praticanti”.
b)Il giorno dopo, venerdì 9/5, giungeva una mail della Segreteria dell’Ordine – a firma Segretaria Antonella Marchetti – contenente un allegato Pdf concernente il previsto Ordine del giorno.
c) Esso allegato sopraindicato, “stranamente”, non si apriva in nessun modo, tant’è che la Segreteria dello Studio di esso Cons. Conte, alle ore 16.48, inviava una mail per chiedere nuovamente l’invio del “File”.
d) Alle ore 17.16, veniva ritrasmesso l’allegato – a fronte della richiesta sopraggiunta – sempre dalla Segretaria Marchetti che, stavolta, risultava di immediata apertura.
e) Da tale Ordine del giorno si evinceva che l’Adunanza non riguardava le sole “Iscrizioni/Praticanti”, ma anche delle “inattese” e non previste comunicazioni delle tre Cariche Consiliari.
f) Nel pomeriggio di venerdì 9/5, esso Consigliere Conte riceveva una telefonata del Consigliere Condello, il quale avendo veduto tale irrituale dinamica procedurale, comunicava ad esso Consigliere Conte di aver inviato una mail/Pec di contestazione al Presidente Vaglio, riguardo tale condotta procedimentale che appariva “opaca”.
g) La mattina dopo, sabato 10/5, esso Consigliere Conte – da solo perché il Cons. Condello si trovava fuori Roma, impossibilitato a rientrare – si recava al Consiglio giungendo dentro l’Aula Consiliare, esattamente alle ore 9.13, ovvero 13 minuti dopo la convocazione indicata.
h) Esso Consigliere Conte trovava tutti i Consiglieri presenti – tranne il Cons. Condello ed il Cons. Stoppani assenti – che si stavano allontanando dall’Aula, come se i lavori fossero già terminati. A quel punto, il Cons. Conte chiedeva al Cons. Segretario Di Tosto se il Consiglio fosse già finito, ed esso Segretario replicava che si erano fatte le iscrizioni, si era parlato della documentazione afferente al bilancio e nulla più e che il verbale era già “chiuso”. Anche il Cons. Tesoriere Galletti confermava che aveva messo a disposizione la documentazione del bilancio 2014, di cui si era parlato il giovedì precedente.
i) Alle ore 9.16 esso Cons. Conte si allontanava dal Consiglio.
j) Dopo tutto questo, poco più di un’ora dopo, giungeva a 24.000 Avvocati romani – e ad alcune Agenzie di Stampa – una mail dell’Avv. Vaglio il quale forniva una ricostruzione di vicende ad esso riferite, narrando di “complotti” che vedevano protagonisti importanti ed autorevoli soggetti “Istituzionali”, con una rappresentazione dei fatti sulla quale non s’intende fare commento alcuno (se non riportare quanto detto da alcuni Colleghi – che commentavano nei Tribunali – che hanno definito il racconto dell’avv. Vaglio una risibile “Watergate de’ noantri”).
k) Successivamente all’invio di tale mail alle Agenzie di Stampa, la vicenda è stata ripresa, in data 12/5 u.s., da Organi di Stampa a tiratura nazionale (Messaggero e Corriere della Sera) che hanno dato – evidentemente avendo approfondito con riscontri verso le Istituzioni chiamate in causa (Ministero, Procura, CNF) – la notizia con tutt’altra ricostruzione dei fatti, che si ritiene ultroneo tornare a rimarcare.
l) Nonostante tutto quanto sopradescritto, in pari data suddetta, l’Avv. Vaglio inviava a tutti gli Avvocati romani un estratto dal verbale dell’adunanza del 10/5/2014, di oltre 4 pagine (risulta incomprensibile come in 13 minuti di Adunanza Straordinaria si possa aver discusso, redatto, ed approvato tale articolato e corposo documento), senza che in esso vi fosse specificazione precipua dei Consiglieri presenti, ponendo in essere una gravissima violazione delle più elementari norme di collegialità, trasparenza, dovere di verità e ritualità procedurale dell’Istituzione Forense e non solo.
m) Successivamente a tale invio, giungeva una “lettera aperta” del Consigliere Isabella Maria Stoppani, il cui contenuto si ritiene, anch’esso, non necessitante di commento alcuno riguardo a quanto gravemente avvenuto con la convocazione dell’Adunanza Straordinaria del 10/5 u.s. e relativamente a tutti gli atti scaturenti da essa.
Di talché, alla luce di quanto sopraesposto, il Consigliere Conte – pur non intendendo tornare su argomenti che, da tempo, sono noti a tutti gli Avvocati romani e che ora sono esplosi con un “clamor” che definire imbarazzante apparirebbe un eufemismo – esprime tutta la propria indignazione per l’ennesimo proditorio, irriguardoso ed offensivo comportamento posto in essere dall’Avv. Vaglio nei confronti di esso Cons. Conte.
Ad esso Cons. Conte – come pure ad altri Consiglieri ignari – è stato celato il vero motivo della convocazione dell’Adunanza Straordinaria del 10/5 u.s., non è stato preventivamente fornito alcun documento concernente ed inerente a quanto ha portato all’estratto del verbale inviato ai Colleghi romani, non è stata data alcuna formale informativa preventiva di quanto narrato dall’Avv. Vaglio riguardo gli atti posti in essere dal Ministero della Giustizia, dalla Procura della Repubblica di Roma e dal Consiglio Nazionale Forense, relativamente agli accadimenti sconcertanti di cui, poi, hanno parlato quotidiani di rilevanza nazionale.
Tutto questo, nonostante esso Cons. Conte – u