E’ morto il bambino di tre anni, soffocato da un pezzetto di wurstel andato per traverso, mentre mangiava un panino nella bottega svedese di Ikea a Porta di Roma. Tutti hanno pregato invano per lui. La mamma, soprattutto ha pregato disperatamente per il suo bimbo, con le seguenti parole: «Si chiama come San Francesco, di secondo nome Emanuele come Gesù… Francesco è arrivato come un miracolo, dopo tante difficoltà, per due volte la gravidanza non era andata bene. Quando è venuto l’ho affidato al cielo… Chiedo al Pontefice di pregare e di aiutarmi in questa grande preghiera, chiedo a tutti di farlo, perché Dio mi faccia il miracolo». Tutti hanno pregato invano. Dio prima avrebbe fatto la grazia e poi non avrebbe evitato la disgrazia. Ma è evidente che il buon Dio non ha niente da spartire con le nostre grazie e con le nostre disgrazie quotidiane. In quel negozio svedese di Ikea, vicino a quel bimbo, così come non c’era un medico, non c’era Dio e non c’era il suo angelo custode. E’ evidente che non possiamo prendere alla lettera i seguenti versetti del Vangelo: “Non si vendono forse due passeri per un asse? Ebbene uno solo di essi non cadrà senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti numerati. Non temete, dunque: voi valete ben più di molti passeri” (Mt 10, 29 – 31). Nel negozio svedese di Ikea è caduto un passero. Per volere del Padre nostro? Non è possibile. E se il bimbo si fosse salvato, sarebbe stato per volere del Padre nostro? Non è possibile.
Renato Pierri