PAPA FRANCESCO: “I POVERI NON POSSONO ASPETTARE”

Ancora una volta il Governo Letta ha blindato il DdL di stabilità richiedendo la fiducia alla Camera sollevando un mare di proteste da tutti i comparti della società dimostrando così di stare dalla parte dei settori privilegiati del Paese. In tutte le sedi politiche e istituzionali abbiamo più volte fatto presente che la crisi economica italiana ed europea non si risolve con i fichi secchi o,tanto meno, si cura con i pannicelli caldi. La crisi cui stiamo vivendo è innanzitutto crisi di valori perduti e tra questi prevalgono il venir meno del senso della “giustizia sociale e fiscale”. Senza giustizia sociale e fiscale si finisce nell'inevitabile baratro dell'inciviltà e se consideriamo che un terzo della popolazione è prossima allo stato di povertà mentre la ricchezza è concentrata nelle mani del 10% dei più fortunati si può affermare che l'Italia si è avviata sulla strada dell'inciviltà. Pertanto la intricata contrapposizione tra “forconi e forchette”, cioè la crisi, può trovare una positiva soluzione solo con un governo di giustizia sociale e fiscale che abbia come programma lo spostamento della ricchezza dai ceti più ricchi verso i più poveri. Papa Francesco è stato chiaro “I poveri non possono aspettare”. Il Governo Letta, così stando le cose, è inadeguato per i tempi e i contenuti del Suo timido programma. Infatti, il Suo programma non sposta quella ricchezza necessaria per metter in moto un vigoroso processo di rilancio della produzione e del lavoro. La mancanza di vigorose misure di giustizia sociale e fiscale produce inevitabilmente tensioni politche e sociali con il conseguente decadimento dei valori democratici. Il costante ricorso dei governi “alla fiducia”, il rifiuto al confronto delle posizioni e alla dialettica parlamentare, è il segno premonitore dell’involuzione democratica. Il pluralismo informativo è il primo a soffrirne quando sulle reti di Stato si ascoltano sempre le stesse persone e si vedono sempre le stesse facce più o meno compiacenti nell’accettare il gioco delle parti. L'emittenza privata locale, quella indipendente non è mai stata funzionale a tali giochetti, dunque è da abbattere senza ripensamenti. Nei Circoli politici che contano, nei salotti buoni si dice “…. Le locali? Non contano nulla. Possono anche chiudere”. Ma i conti non si fanno senza l'oste e l'oste è il pubblico che da tempo ha iniziato ad abbandonare le screditate reti statali per concentrare sempre più l'ascolto sulle reti informative locali considerate “espressione della sofferenza sociale” dalle quali salgono impetuosamente le istanze del territorio interpretate da volti e voci nuove intenzionati a mettersi in politica per “fare sul serio”. La scommessa della REA poggia proprio su questa nuova classe politica nascente che proviene dalla periferia produttiva, universitaria, lavorativa, culturale, artistica, attivamente presente in ogni campo del sociale. Lo slogan “tutti a casa” non si faccia finta di non comprenderlo. Non è una dichiarazione antipolitica. E’ la perduta fiducia della popolazione nei confronti dei politici per la quale dobbiamo aspettarci un nuovo capitolo della storia d’Italia le cui vicissitudini potranno svolgersi anche in modo cruento. La preoccupazione di Papa Francesco traspare nel messaggio di ieri :“I POVERI NON POSSONO ASPETTARE” come per dire ai governanti: il tempo è scaduto, togliete ai ricchi e date ai poveri. Fate in fretta o sarà ribellione totale.

San Cesareo, 23 dicembre 2013

Antonio Diomede

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