Comites e Cgie Usa Proposta Trasmissione Lettera di protesta e soluzione…

Apparentemente le campagne elettorali non hanno mai fine, ed e' quindi logico, per alcuni, di riprendere
questo discorso della chiusura dei consolati, fare “ammuina” perche' la causa e' inoppugnabile, anche se senza mai offrire un suggerimento che possa contraddire le soluzioni offerte dalle proposte del MAE, che
continuano ad assillarci, come le relative proteste del CGIE e Comites che sono sempre le stesse e con
gli stessi risultati. Come non si potrebbe dunque essere in sintonia con tutto quello che scrivono gli Arcobellii Sorriso, le Mangione? Sarebbe come negare che il sole sorge all'oriente. Ma tutti continuano a scoprire l'acqua calda. Addirittura, come alle ultime politiche, che un candidato aveva dato per chiuso il consolato di Newark se non fosse stato eletto, come se la chiave della decisione fosse stata gia deposta nelle sue mani.

Ora chiediamoci: Cosa vogliamo all'unisono? Che ci siano uffici consolari che possano servire gli italiani all'estero adequatamente (oltre agli altri compiti di servizio per i non connazionali).

Nel nome di chi o cosa si propongono questi tagli? Economia.

Allora perche' non si propone di raddoppiare, triplicare uffici di rappresentanza consolare, declassando gli esistenti a livelli inferiori che non compromettono le competenze, con una ridistribuzione dei fondi
allocati per i servizi erogabili al presente? Senza ulgteriori costi allo stato?

Nel sistema consolare, oltre all'appellativo Consolato Generale o Consolato, ce ne sono altri due, che eliminando macchine di servizio e quant'altro solo lievitando i costi operativi, possono erogare gli stessi servizi con la stessa efficacia, validita'. Solo che i dipendenti, come la maggior parte degli impiegati statali devono recarsi in ufficio con mezzi propri o, perche' no, (come per tutti noi mortali, anche usare mezzi pubblici, invece di essere “accompagnati” con mezzi di “servizio” (Al servizio di chi?))

Perche'. come nel caso degli USA, non trasferire le sedi in zone piu' accessibili agli utenti invece di
continuare le ubicazioni in centri storici che oltre ad essere supercostosi per lo stato sono anche
supercostosi per chi deve servirsi dei serv izi erogati perche' o inaccessibili con mezzi pubblici, o se
raggiunti con mezzi privati soggetti a spese enormi solamente per posteggiare mezzi in locali privati per mancanza di adequati parcheggi pubblici?

Perche' non assumere localmente (almeno il 70%) personale qualificato di cittadinanza italiana, residenti allin loco, invece di trasferire personale dall'Italia con i costi aggiuntivi di trasferte, assistenza, emolumenti,
carovita, ed altre spese quantaltro inerenti all'assistenza di personale “spostato” all'estero?

Perche', se si parla di ottenere risparmi chiudendo sedi consolari, non si comincia con la Svizzera,
dove il territorio, (a paragone dei vasti territori serviti dalle sedi nelle Americhe, Australia, comunque oltreoceano) sarebbe super coperta dalla sezione consolare presso l'Ambasciata di Berna? Invece di avere, si fa per dire, una sede appresso porta dell'altra? (A parte il fatto che i “frontalieri” sono anche ben tutelati dai patronati.)

Ora, se ci sediamo e prendiamo seriamente in considerazione tutte le necessita', in linea generale, e non parocchiale, fara' senso presentarsi uniti, (che comunque saremo costretti a fare) ma se dobbiamo continuare a fare chiasso per far presente una situazione incresciosa che si perpetua senza soluzioni da troppo tempo, faremo solo “ammuina”. faremo solo campagna elettorale se pur senza elezioni. (Ma ci sono sempre le prossime…).

Buona giornata

Melo Cicala, Presidente
Comites di Washington, D.C.
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