Napolitano ascolti Zagrebelsky

Per evitare che la trattativa di inizio anni 90 tra lo stato e la mafia resti uno dei tanti misteri irrisolti di questo Paese c’è un solo sistema: consentire alla Procura di Palermo che sta indagando di continuare a fare il proprio mestiere. Si tratta di una questione molto semplice, se c’è una notizia di reato il magistrato indaga. Se si trovano delle prove si va a processo, se non si trovano il procedimento viene archiviato. Impedire al giudice naturale di indagare significa voler insabbiare quell’inchiesta.
La richiesta del presidente Napolitano di chiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sull’utilizzo o meno delle intercettazioni che occasionalmente lo hanno riguardato, anche se magari non è nelle intenzioni del Capo dello Stato, portano esattamente in quella direzione All’insabbiamento dell’inchiesta che, lo ricordo ancora una volta, non vede sotto inchiesta un ladro di mele ma alcuni uomini dello Stato che si sarebbero macchiati di un reato gravissimo: condurre una trattativa con la più importante e radicata organizzazione criminale italiana.
In fondo il professor Zagrebelsky, che è stato presidente della Consulta in anni non lontani, nel suo articolo pubblicato un paio di giorni fa da Repubblica e ribadito su Il Fatto, dice proprio questo perché parte da un dato purtroppo scontato, che cioè la Corte Costituzionale darà ragione al Presidente della Repubblica e torto alla procura di Palermo. Troppo diverse sono le forze e gli interessi in campo in questa partita.
Le conseguenze di questa scelta che per la Corte, secondo Zagrebelsky, è quasi obbligata, saranno a mio parere devastanti perché delegittimeranno una delle procure più esposte nella lotta alla mafia e, soprattutto, copriranno i veri colpevoli di quella presunta trattativa.
Poiché siamo in presenza di intercettazioni del tutto irrilevanti ai fini del processo, come ha dichiarato a giugno il capo della Procura di Palermo, si potrebbe rientrare nel solco della “leale collaborazione” tra poteri dello Stato. E’ Zagrebelsky stesso che indica la rotta: Napolitano può arrivare allo stesso risultato, la distruzione delle intercettazioni, attraverso un procedimento ordinario. Questo potrebbe consentire alla Procura di continuare le proprie indagini e di evitare un pericoloso e delegittimante conflitto tra poteri dello Stato. Napolitano ha scelto un’altra strada, quella della difesa di un male interpretato principio costituzionale, ma perché allora non lo ha fatto un paio di anni fa, quando si venne a sapere di intercettazioni che lo coinvolgevano in un colloquio telefonico con l’allora capo della protezione civile Bertolaso?
Il danno ora sta per diventare maggiore perché Monti, salito a Palazzo Chigi solo grazie alla regia dello stesso Napolitano, promette di intervenire con un’iniziativa legislativa perché le intercettazioni in cui è occasionalmente capitato il Presidente della Repubblica sarebbero un abuso, un episodio grave. Ma così non è. Sarebbe stato grave se fossero state messe sotto controllo le linee del Quirinale, ma questo non è avvenuto. Quindi di gravi ci sono solo le affermazioni del Presidente del Consiglio. Per dirla con Ingroia, forse è il momento che la politica la smetta di sconfinare nelle indagini giudiziarie. E io, come lui, mi auguro che si torni presto a ristabilire un clima di maggiore collaborazione istituzionale. Per far questo, però, bisogna spazzare via al più presto buona parte della classe politica di questo Paese, a cominciare dai piani più alti.

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