Calcio. Tavolo della pace, si fa per dire

Si è concluso con un nulla di fatto il tanto agognato 'tavolo della pace'.
Forse ha peccato di ingenuità o forse di presunzione il presidente del Coni Gianni Petrucci. Ingenuità perché davvero credeva di mettere d'accordo e far stipulare una pace tra gli accaniti presidenti che fino a ieri erano in totale disaccordo sui fatti di calciopoli? Presuntuoso, forse, perché pur conoscendo le opposte posizioni credeva di arrivare alla buona convivenza tra i consociati solo per mezzo di buone parole, promesse a fare i bravi e con una stretta di mano.
Beh, non è andata così. Dopo quattro ore e trentasei minuti chiusi all'interno della Sala Giunta del Palazzo H del Foro Italico, i presidenti Diego della Valle, Andrea Agnelli e Aurelio De Laurentis e soprattutto Massimo Moratti sono usciti tali e quali così come erano entrati. Ognuno fermissimo sulle proprie posizioni. Il presidente dell'Inter ha dichiarato che comunque fanno bene queste chiacchierate ma nel dirlo aveva un ghigno che significava tutto. Il presidente del Coni, ancora una volta ingenuo, affermava quasi stupito che “non mi aspettavo ci fossero ancora tante scorie riguardo Calciopoli….” che scoperta!
Il punto focale dell'annosa questione è il maledetto o benedetto scudetto assegnato da Guido Rossi, l'allora commissario straordinario della FIGC. La richiesta di restituire questo scudetto, definito degli 'onesti' dal presidente dell'Inter, non suscita sicuramente volontà e convergenza di accordi.
E quindi, alla conclusione del tavolo, ognuno è rimasto con le proprie convinzioni, insomma, il tavolo della pace è fallito, Moratti si tiene stretto lo scudetto e gli 'altri' continuano a richiederlo indietro. La prossima strategia sarà quella di giocarselo a carte.

Paolo Natale

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