Liberati i giornalisti italiani rapiti

I ribelli: “taglia di 1,6 milioni di dollari su Gheddafi”

Elisabetta Rosaspina, Giuseppe Sarcina, Domenico Quirico e Claudio Monici sono appena stati liberati e a quanto si apprende due giovani hanno fatto irruzione nella casa privata a Tripoli in cui erano prigionieri e li hanno liberati. I quattro inviati italiani, erano stati sequestrati dai lealisti di Gheddafi. Si è conclusa bene la vicenda dei 35 reporter stranieri e dei due rappresentanti diplomatici tenuti in ostaggio per 5 giorni nell'hotel Rixos, nel centro della capitale. Dopo ore di tensione, fra gli spari dei lealisti, tenuti senza acqua senza cibo e senza elettricità, i reporter sono stati liberati dopo il ritiro delle forze del regime. La caccia a Gheddafi continua. Per la prima volta fonti della difesa britannica hanno confermato che uomini dei Sas (Special Air Services), i corpi d'elite, sono da diverse settimane in Libia, dove hanno avuto un ruolo chiave nel coordinare la presa di Tripoli da parte dei ribelli e ai quali è stato ordinato ora di mettersi sulle tracce del rais, ha rivelato il sito del Telegraph. Secondo le fonti citate dal giornale, l'ordine è venuto dal premier David Cameron. Sul posto le “teste di cuoio” britanniche vestono come i ribelli e portano le stesse armi.

12.29 – Bocchino: Berlusconi baci la mano a Jalil – “L'incontro di Berlusconi con il Presidente del Consiglio Nazionale di Transizione del Governo libico, Abdel Jalil, rappresenta un cambio di posizione nei rapporti del premier con la Libia. Ancora non abbiamo dimenticato l'immagine di Silvio Berlusconi che bacia la mano del dittatore Gheddafi, mentre il Presidente della Camera Gianfranco Fini gli chiudeva le porte di Montecitorio”.

12.26 – Cominciato incontro Jibril – Berlusconi – E' iniziato poco dopo mezzogiorno a Milano l'incontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Mahmud Jibril, primo ministro del Consiglio nazionale transitorio libico. L'incontro si svolge nella Prefettura di Milano ed è presente anche il ministro degli Esteri Franco Frattini.

12.21 – Fonti del Vicariato Apostolico da Tripoli – “Nelle strutture sanitarie che abbiamo contattato questa mattina, i lavoratori stranieri, in particolare i filippini, stanno portando avanti da soli l'intero lavoro: registrazione, cura e alimentazione dei pazienti, tutto é in mano a loro. I libici non sono andati al lavoro”.

12.17 – Il primo pensiero al taxista ucciso – “Il nostro primo pensiero va all'autista ucciso a sangue freddo dai sequestratori”, hanno detto i giornalisti appena liberati in un'intervista all'inviata del GR Rai in Libia.

12.16 – Percosse al viso – Uno dei quattro giornalisti italiani appena liberati a Tripoli ha segni di percosse sul viso. Lo ha riferito l'inviato a Tripoli di SkyTg24.

12.15 – Situazione flessibile in Libia – La liberazione dei quattro giornalisti italiani rapiti ieri in Libia “dimostra che la situazione è molto flessibile e che le risorse umane e tecnologiche in campo hanno funzionato”. Lo ha detto il console italiano a Bengasi, Guido de Sanctis, a Skytg24, dicendosi “molto contento” dell'esito della vicenda.

12.11 – I quattro giornalisti sono a Tripoli – I quattro giornalisti italiani appena liberati a Tripoli sono arrivati all'Hotel Corinthia. Lo riferisce l'inviato in Libia di SkyTg24.

12.09 – Le prime parole di Quirico dopo la liberazione – “Sono vivo, vegeto e libero”: sono queste le prime parole di Domenico Quirico, che si è messo in contatto con la redazione della Stampa da Tripoli. “Adesso sto bene, fino a un'ora fa pensavo di essere morto”. Lo riferisce La Stampa online.

12.07 – Elisabetta Rosaspina, Giuseppe Sarcina – Domenico Quirico e Claudio Monici sono appena stati liberati e a quanto si apprende due giovani hanno fatto irruzione nella casa privata a Tripoli in cui erano prigionieri e li hanno liberati, si legge sul sito del Corriere della Sera.

12.04 – Non è ancora chiara la dinamica della liberazione – Le fasi della liberazione sarebbero state concitate, si legge ancora sul sito del Corriere della Sera. Sembra che il carceriere abbia lasciato la casa già nella notte scorsa.12.00 – La conferma della Farnesina – La Farnesina ha confermato l'avvenuta liberazione dei quattro giornalisti italiani rapiti ieri.

12.03 – Francesi e britannici a fianco di ribelli sul fronte est – Francesi e britannici in abiti civili sono da settimane al fianco dei ribelli libici sul fronte orientale del Paese. Stando a quanto constatato da un giornalista della France presse, francesi e britannici sono accampati in una raffineria a Zuwaytinah, centro di comando dei ribelli per il fronte orientale, situato a circa 150 chilometri a sud-ovest di Bengasi.

11.58 – Ecco cosa ha scritto il Corriere della Sera – “Sono appena stati liberati i quattro giornalisti italiani sequestrati mercoledì mattina in Libia. Da quanto si apprende hanno fatto irruzione nella casa privata a Tripoli in cui erano prigionieri due giovani che li hanno liberati. Non è ancora chiara la dinamica, anche se le fasi della liberazione sarebbero state concitate”.

11.57 – Liberati i giornalisti italiani rapiti

11.33 – L'ambasciata libica a Mosca ammaina le bandiere di Gheddafi – “Abbiamo ammainato oggi le vecchie bandiere. Per ora non si sa quando ne isseremo una nuova”, ha riferito l'ambasciata all'agenzia Interfax. La Russia non ha ancora riconosciuto il Cnt come unica autorità libica.11.30 – I rivoltosi libici avrebbero arrestato cinque serbi – Erano attivi militarmente a sostegno delle forze di Muammar Gheddafi. Nel darne notizia, i media di Belgrado hanno citato Ahmed Mehdi, esponente degli insorti, secondo il quale l'arresto dei cinque sarebbe avvenuto lungo la strada che da Tripoli porta all'aeroporto. 'Abbiamo arrestato cinque serbi che affermano di essere lavoratori edili, mentre noi riteniamo invece che siano cecchini sostenitori di Gheddafi', ha detto Mehdi citato dalla Tanjug.11.28 – Nessun combattimento è stato udito a Tripoli – Nella capitale libica si è udito solo qualche colpo d'arma da fuoco. Secondo fonti dei ribelli, le forze pro-Gheddafi sono ormai concentrate nei quartieri di Abu Salim e Hatba Charkia. La maggior parte delle truppe, dotate di armi pesanti, si trovano nel primo quartiere, mentre nel secondo si nascondono i cecchini.11.26 – Giornalisti piemontesi solidali con i giornalisti rapiti – L'Ordine dei giornalisti del Piemonte “esprime la più profonda solidarietà a Domenico Quirico e a tutti i colleghi rapiti in Libia nell'esercizio del proprio lavoro”. In una nota diffusa a Torino, l'Ordine ribadisce “indignazione e condanna per chi, a qualsiasi parte appartenga, colpisce la libera informazione”. Invita infine “le autorità italiane e internazionali a fare tutto il possibile per un loro pronto rilascio”.

11.07 – I rapitori dei quattro giornalisti italiani rapiti prendendo tempo – Vogliono capire “cosa succede a Tripoli”. Ha detto il console italiano a Bengasi, De Sanctis, aggiungendo che “non hanno avanzato richieste e che gli stessi inviati, che sono esperti, non hanno elementi per capire cosa vogliono e sono in attesa”.

11.04 – Se venisse catturato Gheddafi, interrogatorio di garanzia – Il leader libico Gheddafi dovrebbe sottoporsi ad un interrogatorio di garanzia davanti al Tribunale penale dell'Aja. Lo ha detto il giudice bolzanino Cuno Tarfusser, membro della corte, tra i firmatari del mandato di arresto spiccato a suo carico.

10.51 – Violenti scontri tra i ribelli e le forze lealiste – Aspri combattimenti sono in corso da stamattina a un centinaio di chilometri da Sirte, città natale di Muammar Gheddafi e ormai uno degli ultimi bastioni ancora in mano alle forze fedeli al colonnello. In mattinata un corrispondente della Bbc ha assistito sul posto a un lancio di razzi tra le due fazioni. Già ieri i ribelli avevano riferito di avere incontrato una resistenza “inattesa” nella loro avanzata verso Ovest per prendere Sirte.

10.13 – Console a Bengasi: nessuna richiesta per i giornalisti – Il console italiano a Bengasi, Guido DeSanctis, ha confermato stamattina a Sky Tg24 che i quattro giornalisti italiani rapiti ieri in Libia stanno bene e sitrovano “in un appartamento di Tripoli”. Il console, che ha potuto parlare con loro al telefono.

09.50 – I ribelli libici hanno usato un mini-drone – Lo riferisce la società canadese Zariba che gligelo ha fornito. “Quando i ribelli si spostavano sulla strada, venivano presi di mira dai colpi delle forze di Gheddafi che loro stessi stavano cercando. Hanno quindi cercato disperatamente delle soluzioni per poter individuare i soldati da lontano”, ha detto all'Afp Charles Barlow, ex ufficiale dell'esercito canadese e oggi presidente della società di sicurezza Zariba.

09.45 – Gheddafi userà il suo oro per corrompere – Per Bengdara il Colonnello “potrebbe essere fuggito a Sebha, dove ha una base logistica, oppure si è diretto verso il confine con l'Algeria. Ha registrato un messaggio per spingere i fedelissimi a combattere ancora, poi se n'é andato. Ora – sostiene – sta certamente cercando di pagare e di corrompere qualche tribù o qualche miliziano per avere protezione e seminare caos”.

09.19 – La Nato fornisce assistenza al Consiglio nazionale transitorio – La Nato aiuta i ribelli libici per le operazioni di intelligence e di ricognizione nella caccia a Muammar Gheddafi e ai suoi figli. E' quanto ha confermato il ministro della Difesa britannico, Liam Fox parlando con Sky News. Fox ha rifiutato invece di commentare quanto riportato sul quotidiano Daily Telegraph, secondo il quale forze speciali britanniche sarebbero presenti sul terreno libico per aiutare i ribelli nella ricerca del colonnello.

09.06 – I ribelli chiedono aiuti per 5 miliardi di dollari – Vogliono lo scongelamento dei beni libici, per sostenere la ricostruzione del Paese dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi. Lo ha precisato il delegato libico presente ieri al vertice del Gruppo di contatto di Doha, alla vigilia di una nuova riunione in programma oggi a Istanbul dei Direttori politici dei Paesi del Gruppo di contatto, nel corso della quale verranno analizzate le aree di intervento della ricostruzione.

9.00 – Forze leali a Gheddafi accerchiano Zuara – I lealisti stanno colpendo a distanza con armi pesanti da lunedì la città dell'ovest della Libia il cui centro è controllato dai ribelli appunto da tre giorni. Lo ha riferito un responsabile della rivolta nella vicina Zelten. I ribelli, viene aggiunto, hanno invocato l'aiuto di combattenti delle montagne. Su Twitter un gruppo denominato “Gioventù patria” ha riferito che la popolazione ha bisogno di ossigeno, anestetici e dottori.8.58 – A caccia di parenti e sostenitori dell'ex-leader libico – I ribelli hanno ingaggiato scontri a fuoco a Tripoli con truppe fedeli a Muammar Gheddafi. Lo riferiscono testimoni e un tv araba. Colpi di arma da fuoco sono risuonati vicino all'Hotel Corinthia, nel centro di Tripoli, e una colonna di fumo si è levata dall'area. Lo scontro si è scatenato dopo che una mezza dozzina di ribelli sono arrivati all'hotel, a bordo di un automezzo con mitragliatrice anti-aerea, chiedendo di perquisire le camere.8.56 – Accerchiata la fattoria del capo di stato maggiore militare – I ribelli libici stanno combattendo una feroce battaglia attorno alla fattoria dove abita il capo di stato maggiore militare di Muammar Gheddafi, Abdul Rahman Al Sayd: lo afferma un portavoce dei ribelli ad Al Arabiya. Al Sayd “sta guidando la battaglia contro gli insorti ed è ancora all'interno della fattoria”, ha detto alla tv emiratina il portavoce, Abdel Salam Abu Zaaruk, senza fornire altri dettagli.

08.41 – Scaroni al Financial Times: Eni tornerà forte – Tempo un anno e l`Eni tornerà nella sua”solita posizione di forza” in Libia, “proprio come negli ultimi 20 anni”. E` quanto ha dichiarato al Financial Times l`amministratore delegato dell`Eni, Paolo Scaroni, che oggi sarà al fianco del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell`incontro in programma a Milano con il premier del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico Mahmud Jibril. Durante l'incontro si discuterà “delle necessità del Consiglio riguardo le forniture di combustibile”, ha precisato Scaroni.

08.35 – Telegraph: forze britanniche guidano la caccia a Gheddafi – Forze speciali britanniche stannoguidando la caccia a Muammar Gheddafi su ordine del premier David Cameron. E` quanto rivela oggi il Daily Telegraph. Fonti della Difesa hanno fatto sapere che soldati del 22esimo reggimento delle Sas sono in Libia da settimane e hanno avuto un ruolo chiave.

08.34 – Sudafrica si oppone a sblocco dei beni libici congelati – Il Sudafrica si è rifiutato ieri,nel vertice del Consiglio di sicurezza dell`Onu, di appoggiare la proposta Usa di sbloccare i beni libici congelati dopo les anzioni imposte dalle Nazioni Unite al regime di Muammar Gheddafi, e sostenere così il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt).

08.31 – Rds Italia chiede il rilascio dei 4 giornalisti italiani – La sezione italiana di Reporters sansfrontieres (Rfs) ha lanciato oggi un appello perchè siano rilasciati i quattro giornalisti italiani rapiti ieri alle porte di Tripoli. “Rfs Italia segue con particolare apprensione in queste ore l`evolversi del rapimento, in Libia, di quattro cronisti italiani”.

08.30 – Farnesina: Giornalisti rapiti sono a Tripoli e stanno bene – Sono a Tripoli, stanno bene e sono stati rifocillati al termine della giornata di Ramadan i quattro giornalisti italiani sequestrati ieri mattina sulla strada tra Tripoli e Zawiyah, in Libia. Lo ha confermato nella tarda serata di ieri la Farnesina.

08.22 – Altre due defezioni fra i gerarchi di Gheddafi – Secondo la tv Al Arabiya sono passati nelle file dei ribelli il ministro della sanità, Mohammed Hijazi, e il numero due dell'intelligence, gen. Khalifa Mohammed Ali. “Mi metto al servizio della nazione e faccio appello a generali e soldati che sono figli della Libia perché si uniscano alla Rivoluzione del 17 febbraio”, ha detto il gen. Ali intervistato dalla tv di Dubai. Il ministro Hijazi a sua volta ha detto di aver avuto intenzione di abbandonare due mesi fa, ma di aver temuto per la propria vita.08.20 – Hanno chiamato a casa i giornalisti italiani rapiti – Due dei quattro reporter italiani rapiti in Libia dai lealisti di Gheddafi hanno chiamato casa: lo scrive il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli in un suo tweet. Si tratta di Claudio Monici, di Avvenire, e Domenico Quirico, de La Stampa. “Quirico e Monici hanno chiamato casa. Segno positivo, si rafforza la speranza di una liberazione. La notte è lunga, aspettiamo fiduciosi”, ha scritto il direttore del Corriere.25 agosto 2011Redazione Tiscali

Lascia un commento