PATRIZIO GONNELLA — Migliaia di detenuti scioperano. I media non se ne accorgono

In molte carceri, in giro per l’Italia, i detenuti hanno iniziato un coraggioso sciopero della fame. E lo stanno facendo in solidarietà allo sciopero della fame per la democrazia e l’amnistia di Marco Pannella. Il loro è un atto non violento di coraggio. C’è chi sciopera per l’amnistia, chi sciopera più genericamente contro il sovraffollamento, chi perché deve dividere una cella con decine di persone, chi perché la sera dopo le 22 manca la guardia medica. Tutti scioperano perché in carcere si vive male, molto male. Si vive spesso trattati non da uomini Alla loro protesta, assolutamente pacifica, risponde il silenzio, finora assordante, dei media e delle istituzioni.

Eppure si tratta di circa tre mila persone detenute – da Roma a Sanremo, da Imperia a Trani, da Ancona a Lanciano – che scioperano contro condizioni di vita carcerarie indegne. Il carcere è oggi un luogo di ingiusto internamento dell’eccedenza sociale. Le leggi sull’immigrazione e sulle droghe producono una costosa e ingiusta detenzione. Le galere sono i nuovi ghetti urbani. Per ogni criminale di professione ne trovi almeno cinque che sono finiti in prigione perché poveri di soldi, di studi, di opportunità sociali. Oggi i detenuti sono circa 68 mila e i posti letto circa 44 mila. Ciò è indecente. Per ripristinare la legalità penitenziaria – ossia tanti detenuti quanti sono i posti letto regolamentari – non ci vogliono fantomatici piani carcere e barche di soldi da dare ai costruttori edili (vedasi l’appalto a favore di Anemone a Sassari) ma idee buone.

Bisognerebbe ridurre all’osso lo spazio di applicazione della custodia cautelare, decriminalizzazre la vita dei consumatori di droghe, depenalizzare del tutto lo status di immigrato irregolare. In questo modo avremmo sicuramente molti meno detenuti. Si può anche prevedere l’amnistia come strumento ordinario di gestione umanitaria delle carceri. Prima di tutto però sarebbe necessario un nuovo codice penale (per esempio la bozza Pisapia). Comunque, far vivere cinque persone in una cella di dieci metri quadri è tortura.

Patrizio Gonnella

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