Famiglia Cristiana dà  ragione a Renato Pierri

Gentile direttore, ho inviato la lettera dello scrittore Renato Pierri “Anche Roberta De Monticelli interpreta male il Vangelo”, al condirettore di Famiglia Cristiana, don Giusto Truglia, il quale mi ha segnalato quanto pubblicato dal teologo Giuseppe Pulcinelli su Famiglia Cristiana n. 17 del 2010, aggiungendo che in alcuni casi il termine “piccoli” non si riferisce in prima battuta ai bambini, ma a una condizione come quella dei bambini. Che nelle società del tempo di Gesù bambini e donne erano categorie sociali per nulla considerate. E che il cristianesimo pone tutti nelle condizioni di bambini davanti a Dio.
Ed ecco lo scritto del teolgo Giuseppe Pulcinelli:

“«Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato in mare» (Mc 9,42). L’ammonimento di Gesù – malgrado si presti molto all’attualità e venga citato a tal proposito con giusta indignazione – non era indirizzato contro chi aveva commesso abusi sessuali sui bambini. Con la parola “piccoli” non sono intesi in primo luogo i bambini, bensì più genericamente coloro che sono fragili nella fede, ad esempio coloro che di recente hanno iniziato il cammino cristiano (e perciò – quando rientrano in questo caso, come avviene spesso – sono specialmente i bambini), ancora deboli, indifesi. Chi in qualsiasi modo li induce a inciampare e cadere (questo è il senso di “scandalizzare”, cfr Rm 14,13s), facendogli perdere la fede, commette un’azione gravissima; l’immagine è intenzionalmente iperbolica (come quelle di Mc 9,43-47): addirittura sarebbe preferibile affrontare la terribile morte per affogamento legati a un peso che fa affondare inesorabilmente negli abissi, piuttosto che traviare questi piccoli”.

Il noto versetto del Vangelo, in realtà, viene citato erroneamente qualora si parli degli scadali di pedofilia, giacché si dà ad intendere
che Gesù, in quella circostanza, rimproverasse gli autori di tali misfatti, ed invece la preoccupazione di Gesù non è per la natura dello scandalo, bensì per i suoi effetti: la perdita della fede. Faccio inoltre rilevare che è difficile parlare di “fede” dei bambini.

Elisa Merlo

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