Il TG di Mentana e la concorrenza. Politica

di Gianmario Mariniello

Il successo del nuovo Tg de La7, condotto da Enrico Mentana, che in poche settimane ha triplicato il proprio share – portando il Tg dell’emittente proprietà di Telecom Italia dal 3% fino alla doppia cifra – è la dimostrazione di quanto sia possibile, necessaria e opportuna la concorrenza nel nostro Paese. Il successo di Mentana non si limita all’informazione, ma ha anche ricadute economiche. La new entry nel mondo dei telegiornali italiani ha sottratto milioni di telespettatori (con relativi introiti pubblicitari milionari) sia al Tg5 che al Tg1. Risultato: o i competitor cambieranno oppure perderanno quote sempre crescenti di telespettatori. E di soldi. È il bello della concorrenza. È il bello del libero mercato.
Questo vale anche in politica. Il nuovo soggetto politico di Fini offre un’alternativa politica a chi si non si sente di sinistra ma allo stesso tempo non si rivede più in un non partito, come il Pdl o la Forza Italia allargata, che è venuto meno alle aspettative dei tanti italiani che per sedici anni hanno creduto a un progetto di cambiamento che stenta a realizzarsi. E i sondaggi post Mirabello sembrano confermare questa tesi.
L’irritazione negli ambienti vicini al premier è evidente, sia per quanto riguarda le cattive performance dei Tg di Minzolini e Mimum, sia per quanto riguarda il Pdl, che è sceso sotto la quota psicologica del 30% in tutti i sondaggi.
La perdita di elettori sembra essere strettamente collegata alla perdita di telespettatori dei due principali Tg italiani. Sono forse gli effetti indesiderati del conflitto d’interessi?
E il fenomeno non solo non sembra interrompersi, ma addirittura corre il rischio di crescere sempre di più, dato che a breve anche SKY andrà sul Digitale terrestre, una novità osteggiata anche dal Vice Ministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani.
Chissà, forse un domani diremo “chi di Tv ferisce, di Tv perisce”…

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