La sentina avanza, Berlusconi ingrassa fino a scoppiare

di Paolo Farinella, prete

Genova 1 settembre 2010 – . Sono stato alcuni giorni nel Lazio al caldo afoso, mentre tutti andavano al fresco, dove ho conosciuto una realtà di chiesa mercantile, guscio vuoto di potere osceno, senza anima e senza popolo: la chiesa è il clero che ingrassa, spenna e quanto a Dio … rivolgetevi a «Chi l’ha visto?». Ho fatto una puntata all’Aquila per conoscere don Aldo Antonelli il quale mi ha fatto quattro regali: la sua squisita amicizia e conoscenza di cui gli sono grato; la visita alla città dell’Aquila, militarizzata, sequestrata e fantasma, la «nuova Pompei» di questo secolo; la conoscenza del giornalista Angelo Venti con il quale abbiamo potuto visitare anche la «città proibita» e la conoscenza del vescovo di Avezzano che aveva studiato con me e don Aldo nel seminario per l’America Latina di Verona, alla fine degli anni ’60, persona squisita e vero prete. Su questo viaggio ho intenzione, con l’aiuto di Dio, di scrivere una relazione che penso possa essere molto istruttiva.
Gli eventi di questa estate sono stati così tanti e così convulsi, l’uno addosso all’altro, che non basterebbe un dizionario di mille pagine per fare una sintesi. Posso però tentare un «bignamino» per flash, rispondendo così a quanti mi hanno sollecitato a dire il mio pensiero su diversi momenti tragici.
1. La visita del terrorista/dittatore/assassino Gheddafi in Italia al suo amico/compagno/assassino di obbrobrio, Berlusconi, mi pare possa essere il parametro della fine dell’Italia: B. che s’inchina a baciare la mano a Gheddafi parla meglio di un milione di parole. Nessun capo decente di Stato democratico (anche apparente) accetta di farsi vedere insieme a B. e lui nella sua pazzia irrefrenabile per convincersi di essere ancora un «grande in formato mignon» organizza la visita del dittatore/fascista e gli concede di rappresentare il ludibrio oltre ogni misura di ridicolo.
Che pena vedere schierati a battaglia il governo al completo, leghisti compresi, ascoltare le discettazioni della superiorità dell’Islam sul Cristianesimo e la minaccia all’Europa di essere invasa da africani, se non sgancia 5 miliardi di euro all’anno per vent’anni (= 100 miliardi di euro). L’esempio, si sa, trascina! L’esempio lo ha dato B. che ha gli ha dato i primi 5 miliardi per un accordo inesistente, ma utile solo a fare propaganda per i gonzi ubriachi di grappa che credono che Maroni abbia bloccato l’immigrazione clandestina.
2. Aspettiamo le reazioni della Lega che invece, oltre a qualche ruttino sul loro foglio verde di rabbia, se ne sta zitta e quieta, mentre lontano da Gheddafi e dai suoi cavalli berberi, grida e si mobilita contro qualche moschea, sapendo che deve essere fatta per amore o per forza perché oggetto diretto di un diritto inalienabile e primario, come la libertà di coscienza e di religione.
Da parte mia non posso che fare mio il disgusto e le parole dei missionari del CIMI dal titolo: «Non possiamo tacere».
«Si celebra il secondo anniversario, insanguinato, dell'accordo tra Libia e Italia. Lo abbiamo fatto nella recente lettera che abbiamo pubblicato recentemente sulle migrazioni. Come missionari non ci riconosciamo in questo 'trattato di amicizia. In realtà è un'associazione a delinquere di stampo liberista. E' un trattato di ipocrisia firmato dal sangue dei migranti e dalla complicità degli interessi economici bilaterali. Sotto i riflettori della vergogna che sembra avere abbandonato la nostra politica. Nella totale impunità e sotto la plaudente assemblea di Rimini, di parte del popolo cristiano, hanno fatto passerella i fautori di questo accordo. Come missionari ci dissociamo da questa vergogna e dalle menzogne dei ministri che dicono di rispettare la legge. L'unica ad essere rispettata è quella del profitto economico. Non siamo complici di ciò. Commissione di Giustizia e Pace della CIMI» (senza data, inviato da Claudio Giambelli, 1 settembre 2010).
4. La crisi del lavoro e grave come rileva l’Istat (quasi al 10% su base annua), se oltre 200 puttanelle pronte a vendersi sempre al migliore offerente, si sono vendute a Gheddafi con la complicità del suo anfitrione Berlusconi per una manciata di euro che potevano racimolare meglio all’angolo di qualsiasi strada. Se le donne pensano che la strada della loro dignità e della loro parità passi da queste pagliacciate, sarà lunga, anzi si possono rassegnare ad essere le eterne schiave degli uomini. Mi dicono che sono state anche serie ad ascoltare e hanno anche messo la medaglietta con l’effige dell’omicida di Tripoli! Magari alcune di loro, solo alcune, hanno anche firmato per salvare la vita a «Sakineh», la donna iraniana che il regime vuole lapidare. Personalmente prenderei le 200 prostitute (chiedo scusa a quelle vere), le impacchetterei e le manderei in Libia a fare compagnia a quanti sono rinchiusi nei lager libici costruiti e mantenuti con i soldi italiani (costruzioni, filo spinato, motovedette e armi).
5. Aspettiamo anche una lucida analisi da parte del Vaticano e della Cei che hanno sponsorizzato B. a doppia mandata e ora cominciano ad accorgersi che tutto quello che dicevamo negli anni scorsi e negli scorsi mesi erano solo le prime avvisaglie di un abisso che loro avrebbero dovuto prevederte visto che dovrebbero essere assidui frequentatori di «profezia». Purtroppo abbiamo letto solo una indignazione di «Avvenire» sullo «show-boomerang». Io aspetto e pretendo una completa confessione da parte dei Vescovi nella quale dichiarano la loro completa disfatta sul piano delle valutazioni, dell’opportunità e della verità. B. ha svenduto il Paese ad un dittatore da strapazzo, così ha svenduto la dignità dell’Italia al Vaticano (Stato estero su estero), così come ha svenduto Fini ai suoi giornalacci pornografici: uomo senza dignità e senza onore che non sia il suo interesse, opera sempre in base a quello che gli conviene in quel momento, usando e comprando cose e persone, cariche e posti. I Vescovi e il Vaticano che hanno e continuano a commettere atti impuri con costui, farebbero bene a parlare pubblicamente e a chiedere scusa alla Nazione per essere stati ciechi volontari.
6. Abbiamo dovuto ascoltare anche il patriarca di Venezia, Angelo Scola, che al meeting di Comunione e Liberazione ha elogiato Renato Farina, giuda al servizio dei servizi segreti deviati, spia per soldi e per questo vomitato dall’ordine dei giornalisti: «Sono pochi i giornalisti bravi come lui». In questo modo si è posto sullo stesso piano di B. che lo ha nominato senatore come il cavallo di Caligola e di Vittorio Feltri che lo fa scrivere sul suo giornale di fango. Il cardinale patriarca è quello che lo stesso giorno (27 agosto 2010) parlando al meeting si è scagliato contro «i moralisti» in base all’assunto, codificato dall’altro campione cattolico del P3dl, Maurizio Lupi, «siamo tutti peccatori», quindi nessuno è peccatore. Ergo, B. è un santo. La controprova si è avuta con gli editoriali di «Famiglia Cristiana», l’unico giornale cattolico che cerca di essere fedele ai principi evangelici e a quel minimo di dignità sociale che fa la differenza tra la giungla e la dignità di una democrazia. Purtroppo anche il settimanale paolino si è svegliato troppo tardi e ora che i buoi sono scappati e il berlusconismo impazza infettando tutte le cellule sane dell’organismo nazione, ha cominciato a dire pane al pane e vino al vino.
E’ comunque una voce isolata nel contesto del mondo cattolico. Non avrei mai creduto che sarei arrivato a vedere tanto: i nipotini di don Giussani, che si drogano con acqua benedetta corretta, giudicano «uno scandalo» che Famiglia Cristiana attacchi B. e non che B. sia corrotto, falso, ignobile, immorale, spergiuro, assassino, ladro, evasore, corruttore di giudici, corruttore di testimoni, avvelenatore di nazione, padrone di tre tv che hanno devastato l’Italia e prosciugato l’anima dell’intero Paese.
A costoro non interessa né la morale che non sanno cosa sia, ma solo i soldi che il padrone dell’Italia e i suoi lanzichenecchi (Formigoni, per esempio) gli lasciano fare alla grande con affari loschi e privi di ogni etica. Il cardinale patriarca si appella alla «prima pietra» di evangelica memoria per dire che «tutto va bene, madamo, il cavaliere». Ebbene, se sua eminenza il patriarca viene a Genova, sappia che mi troverà con un masso grande come una macina da mulino e io personalmente gliela appenderò al sacro collo e lo butterò a mare anche con le sacre palandrane, osso sacro compreso. Un patriarca che arriva a questo punto ha perso ogni dignità e diritto al rispetto. E’ la mistificazione pura della verità e della realtà.
I vescovi, come insegna la storia che li smentisce ad ogni piè sospinto, non diranno mai di avere sbagliato perché dovrebbe andare a nascondersi nei meandri della storia e non uscire più vivi. Essi continueranno a tacere e non diranno nulla né sugli immigrati morti in mare e in Libia, né sulla politica economica che ha ucciso l’economia e il futuro del Paese, né su qualsiasi altro tema di interesse pubblico. Si limitano a dare i gargarismi appena accennati sulla sconvenienza della visita di Gheddafi, diranno parole generiche sulla vita e sui principi, ma staranno zitti su tutto il resto, fino a quando, cambiata l’aria e il quadro politico, saranno pronti pere fornicare con chiunque verrà dopo pur di mantenere il loro status quo. Mi auguro che dopo Berlusconi, venga qualcuno che li mandi in Libia a respirare aria di libertà e di dignità.
7. B. è alle corde e potrebbe cadere immediatamente se l’opposizione fosse «una», parlasse una sola lingua e il Pd avesse un progetto politico. C’è voluto Fini e il suo appartamento di Montecarlo a mettere in un angolo B. che è il massimo della miseria: un fascista che fa le corna ad un altro fascista e tutti finiscono per parlare di «politica». Bocchino e D’Urso e Granata sono i nuovi Padri della Chiesa che pontificano sulla legalità, loro che della legalità hanno fatto scempio, strame, vituperio e arte politica per governare a Roma e in periferia. Hanno concesso tutto a B. pur di stare al governo e ora vengono a dare lezioni di morale: caro patriarca di Venezia, questi sì che sono moralisti da strapazzo perché nonostante quello che dicono continuano a stare nel governo e nella maggioranza a sostenere colui che per loro è il campione della illegalità. Non so se questo è più grave della presenza di Gheddafi tra 200 puttanelle, ma di certo è la barzelletta degli ultimi tempi.
8. Mentre ero nel Lazio, ho letto gli articoli di Vito Mancuso sulla Mondadori e gli scrupoli etici che lo attanagliavano. Ho anche letto l’intervento di don Gallo Andrea che ha rotto con la Mondadori e infine anche la risposta di Eugenio Scalfari che continuerà a pubblicare con la Mondadori, finché vivranno alcune persone che lui conosce bene e lo lasceranno libero di scrivere quello che vogliono. Mi dispiace per loro, ma io sono in disaccordo con tutti. Il problema non è la libertà di pensiero o di scrittura perché i libri non sono un giornale su cui, come vediamo, qualcuno può intervenire sulla linea (v. Libero e Il Giornale); il problema è la «Mondadori» che è stata acquisita oltre 15 anni fa con l’inganno, una sentenza comprata e scritta nello studio di Previti, avvocato di Berlusconi, e con un giudice pagato perché desse la sentenza a favore di B.
9. Noi sappiamo che B. non ha cultura e non ha dignità: a lui non interessano le idee, ma le vendite, cioè fare soldi e più soldi ha, più potere acquista. Quando il mio nome ha cominciato a circolare su internet e per l’Italia, mi ha contattato una persona chiedendomi se fossi interessato a prendere contatti con la «Mondadori» per proporre i miei libri. Alla mia obiezione sul mio pensiero che è totalmente opposto a quello di quella parte, mi rispose che «a quella gente interessa fare quattrini, e basta». Se dovessero sorgere polemiche, queste durano lo spazio di qualche giorno, l’editrice resta sempre e di norma le polemiche aumentano le vendite. Di fronte a questo cinismo che mi ha confermato nelle mie convinzioni, risposi che non mi interessava perché «non posso foraggiare colui che combatto con tutte le mie forze culturali, sociali, politiche e di fede perché prego Dio che liberi l’Italia da questo flagello e se può, perdoni coloro che lo hanno votato, mantenendolo alla guida della distruzione del mio Paese».
10. Non ho aspettato 15 anni per accorgermi della verità della Mondadori: la legge ad aziendam è l’ultima e solo l’ultima di altre leggi immonde che hanno fatto la fortuna economica anche di B., di sua figlia Marina e degli altri rampolli che vivono da perfetti liberali non nel rispetto delle leggi di mercato, ma solo delle sovvenzioni che il papi concede con leggi di favoreggiamento fiscale. Chi si è avvalso anche di un solo condono di B. non ha il diritto di parlare male di lui perché è diventato complice di illegalità, di dissesto ecologico, di terremoto morale. Lo stesso don Andrea Gallo, che stimo e amo con tutto il cuore, non può venire ora che il gallo/Mancuso ha cantato a dire non scrivo più per la Mondadori, ma dove era quando pubblicava anche lui con quella gentaglia? Negli stessi giorni tuonava contro B. e intanto lo foraggiava.
11. La coerenza è una brutta bestia: non ammette deroghe, né ore d’aria. Essa è come il coraggio di don Abbondio: o c’è o non c’è. Questo è solo questo è il motivo per cui ho deciso, contro ogni mio interesse, economico e letterario, di scegliere un editore laico, il Segno dei Gabrielli di San Pietro in Cariano in Verona. A questi autori famosi e pubblici chiedo formalmente: pubblicate con piccoli editori, il vostro nome è già una garanzia, ma non prestatevi al finto gioco della morale e dei finti rimorsi di coscienza, perché così avrebbe ragione il patriarca di Venezia a tuonare contro «i moralismi».
12. Quando scrivevo e gridavo queste cose, in tempi non sospetti, ero considerato un visionario e un pazzo, oggi che si stanno avverando una a una, puntualmente come un orologio svizzero, domina il silenzio e nessuno sente il bisogno di chiedere scusa o di dire «Abbiamo sbagliato». Pazienza, sono abituato anche a peggio: ricevo inviti dai Pd di diverse città, ma sono tenuto lontano, molto lontano dal PD di Genova, forse perché hanno paura che gli guasti il giochino delle loro festicciole parrocchiali. Poveretti, ormai hanno paura anche di coloro che gli hanno voluto bene ed è il segno della loro morte annunciata. Loro vogliono sentirsi dire che sono «opposizione» perché con questa parola si ubriacano; temono che io gli dica che sono a busta paga di B. perché stanno facendo di tutto non solo per non farlo cadere, ma a per farlo restare fino alla fine della presente legislatura e della seguente ancora. Contenti loro! Amen!
In questo momento in Italia e in Francia butta male per i «Rom» che, in mancanza di immigrati clandestini «ufficiali» (perché non esistono per legge), sono diventati il capro espiatorio delle inefficienze e nefandezze dei governi italo-francese. I casi sono due: o sono cittadini europei o non lo sono. Se lo sono, devono essere trattati da europei né più né meno come qualsiasi altro cittadino europeo. Negare un solo diritto ad una sola persona significa negarlo a tutto il genere umano, significa porre la premessa per la negazione domani dei diritti anche a noi stessi. Se tacciamo ora, non abbiamo il diritto di parlare domani. Il domani di tutti è «oggi» e la responsabilità etica si assume una sola volta, come il vaccino, con buona pace del finto patriarca di Venezia che, mi pare, sia lui e solo lui «il moralista» di professione.
Paolo Farinella, prete
Parrocchia S. Torpete – Genova

Lascia un commento