Si pensa solo a reprimere l’illegalità  diffusa, ma non a capire perchè e come fare per evitarla

Sembra che tutti, o più o meno tutti delinquono. Che l'illegalità sia intrinseca nel sistema e non risparmia nessuno, dai giovani, ai meno giovani, donne e uomini religiosi, e politici di tutti i colori, fino ad arrivare alle forze dell'ordine e i magistrati.
Ci si preoccupa solo di quali strumenti utilizza la società, e quali dovrebbe usare per il controllo della devianza criminale, ma non di come fare per evitare “la devianza criminale”. Proviamo ad analizzare il problema nella sua generalità e non nello specifico del reato in attualità (stupro,tangenti, mafia o assassini in famiglia etc.).

La società si pone da sempre il problema di controllare i comportamenti criminali.
Possiamo distinguere il controllo della personalità in due fondamentali categorie: primario e secondario. Il controllo primario è quello che inerisce all’impegno educativo che la società, soprattutto mediante la famiglia, la scuola ed altre istituzioni, anche religiose, pone in essere nei confronti dei suoi membri. Si tratta, di inibire quelli più regressivamente egocentrici, potenzialmente criminogeni, ed a favorire l’integrazione sociale, soprattutto attraverso il consolidamento di validi valori morali. Il controllo secondario è invece esercitato dall’apparato giuridico-poliziesco-giudiziario che ogni società istituisce per reprimere i comportamenti devianti dei suoi membri.
La trasmissione dei valori morali di riferimento dovrebbe rispondere a determinate condizioni: a) poiché i valori morali debbono essere integrati in termini sufficientemente stabili e profondi, le influenze educative devono essere tempestive, efficaci e coerenti; b) è necessario che i valori morali siano sostanzialmente condivisi nel contesto sociale di appartenenza, perché possano suscitare un’adeguata approvazione; c) i sistemi di controllo informale devono integrarsi con il controllo formale e dunque con le prescrizioni codificate come norme di legge, indispensabili per assicurare la sicurezza individuale e la coesione sociale.

Attualmente è sotto gli occhi di tutti il fatto che le agenzie di controllo informale sono ben lungi dallo svolgere una pressione moralmente educativa sufficiente e coerente.

Ciò avviene anche per la buona ragione che non esistono più in misura idonea, nell'anima collettiva, valori morali positivi e praticabili; o, meglio, esistono, ma soprattutto in condizioni di latenza oppure, quando non è così, si tratta di ambienti molto circo­scritti. La generalità del corpo sociale non avverte più, con sufficiente profondità, un coerente sistema di valori etici, ed oggi meno che mai ci si scandalizza del fatto che ci si limiti, quando dei valori comunque esistono, semplicemente a recitarli, pubblicamente o privatamente.

Del resto, quanto più una società è complessa, non omogenea sotto il profilo antropo-culturale, confusa o deficítaria nei suoi riferimenti morali, incerta e debole nella repressione delle devianze importanti, tanto maggiormente l'incidenza di valori morali positivi e praticabili, quando pur ve ne siano, risulterà insufficiente, talvolta fino a comprometterne seriamente la coesione.
I controlli interni ed esterni alla personalità dovrebbero essere coerenti: questa è la condizione più favorevole a che si sviluppino comportamenti autonomamente morali.

Non v'è adeguata repressione della devianza, né durante l’età evolutiva né dopo, né in famiglia né a scuola; anche perché l'apparato legislativo non crea efficaci strumenti neppure per colpire le sue forme più gravi, o perché, quando pur vi siano, l'apparato giudiziario non riesce ad utilizzarli.

Attualmente non v'è stabilità, credibilità e coerenza dei controlli interni ed esterni della personalità. Gli agenti educativi distribuiscono stimoli che, sotto il profilo morale, sono superficiali, contradditori, confusi, spesso non positivi e non praticabili; talvolta apertamente disorganizzatori dell'equilibrio psicoemotivo.

Diremmo che sono deficitari in questo senso più o meno tutti gli agenti che abbiamo menzionato; in particolare, la famiglia e la cultura di massa.

L'efficienza dei controlli interni ed esterni della personalità, quando esiste, costringe a vivere la devianza vicariamente.

Se vogliamo dunque, usare un termine che poco si confà, nei termini letterari in cui mi sono espresso, alla mia attenta analisi, direi in parole povere che “il pesce puzza dalla testa”, e non riferendomi ai governanti, mi riferisco alla mia generazione che non è in grado di dare un senso di moralità alla nostra vita.
Sarebbe ora di cambiare modo di vivere tutti e di voltare pagina.

Gennaro Ruggiero www.gennaroruggiero.com

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