Il declino dell’istruzione scientifica in Italia

di A. Asoni e F. Monte*

In un precedente articolo ci siamo occupati della quantità di capitale umano in Italia, ovvero del numero di laureati rispetto al totale della popolazione giovanile. In questo articolo guarderemo invece ad una delle dimensioni della qualità del capitale umano: la distribuzione dei laureati in diverse materie (secondo la classificazione dell’OCSE).
Il grafico 1 mostra la percentuale di laureati in diverse discipline sul totale dei laureati in Italia nel 2007. La parte del leone la fanno i laureati in Scienze Sociali (Economia, Sociologia, Storia etc) ed Economia Aziendale. Poi vengono Medicina, Ingegneria, Lettere, Scienze dell’Educazione e tutte le altre. In particolare notiamo come solo il 7% dei laureati italiani abbia un titolo in una materia scientifica (ad esempio Fisica, Matematica, Informatica, Biologia).
I laureati nelle materie scientifiche hanno un ruolo fondamentale nell’economia moderna. La crescita economica di lungo periodo non viene né dall’accumulazione di capitale fisico, né dall’aumento della forza lavoro ma dallo sviluppo tecnologico. Si pensi agli enormi benefici portati dall’invenzione dell’aereo o del microchip. Alla guida di tale sviluppo tecnologico vi sono soprattutto scienziati e ingegneri. In questo senso “l’allocazione dei talenti” (Murphy et al. 1991) è una componente chiave dello sviluppo economico del paese.
Il grafico 2 mostra la posizione relativa dell’Italia rispetto ai paesi OCSE nelle materie scientifiche e ingegneria. Il nostro paese non primeggia: siamo nel mezzo del gruppo, in posizione attardata; decisamente indietro rispetto a Francia, Germania o Svezia.
Interessante la posizione nelle retrovie degli Stati Uniti; ci ha sorpreso visto che gli USA sono all’avanguardia nella ricerca scientifica e tecnologica. Pensiamo sia dovuta alla particolare struttura dell’istruzione americana dove le majors (ovvero i corsi di laurea) in materie scientifiche sono solo l’anticamera per il mondo della ricerca e della specializzazione che avviene dopo la Laurea. Gli americani tendono a specializzarsi dopo.
L’ultimo elemento che analizziamo è come la composizione dei laureati sia cambiata nel tempo. È possibile che oggi l’Italia sia indietro rispetto ai partners internazionali nelle materie scientifiche ma stia rapidamente crescendo.
Purtroppo è vero il contrario. Il grafico 3 mostra come la percentuale di laureati nelle materie scientifiche sia costantemente diminuita negli ultimi dieci anni. Nello stesso grafico abbiamo messo la percentuale di laureati in Scienze dell’Educazione e Servizi Sociali che invece sta rapidamente crescendo.
Nello stesso periodo sono diminuiti in percentuale i laureati in Economia Aziendale e Legge; sono aumentati i laureati in Scienze Sociali mentre gli altri (Medicina, Lettere e Ingegneria soprattutto) sono rimasti costanti.
Il quadro non ci sembra particolarmente roseo. In Italia abbiamo pochi laureati e questi laureati sembrano concentrarsi nelle discipline che meno contribuiscono alla crescita economica e all’aumento del benessere di tutti nel lungo periodo. Un numero limitato di lavoratori con preparazione scientifica e tecnologica rende relativamente più costoso per le imprese italiane trovare e assumere persone con le conoscenze necessarie nei settori che guidano la crescita economica. Questo influenza il tipo di specializzazione industriale che prevarrà in futuro allontanando ulteriormente il Bel Paese dalla frontiera tecnologica.

* Andrea Asoni e Ferdinando Monte sono entrambi Ph.D. Candidates presso la University of Chicago e autori del blog www.ideemarginali.org

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