LE RIFORME SCOLASTICHE

Dall’Autonomia Scolastica alla riforma del sistema formativo

Nella fase di transizione delle riforme rientra il quesito su come la scuola pensa e progetta l’offerta formativa dei propri alunni.
La scuola dal 1996 sta vivendo una lunga stagione di riforme quali l’Autonomia Scolastica emanata insieme alle leggi sul decentramento amministrativo, la riforma dei cicli del Ministro Berlinguer e la riforma del sistema formativo del Ministro Moratti. Il passaggio più importante è rappresentato dall’Autonomia, in quanto ha definito e dettato alle scuole il livello di responsabilità di ogni soggetto che opera ed agisce all’interno dell’offerta formativa, sul perché la scuola è in questo modo e funziona con determinati obiettivi. Precedentemente all’Autonomia, la scuola era il luogo dove si fabbricavano una serie di lezioni e di interventi. Dal punto di vista formale del sistema i programmi del ’79 presentano elementi disattesi. La storia della scuola italiana è costituita di cose riciclate, ma con l’Autonomia è possibile erogare un servizio nell’utilizzo delle risorse e dei docenti, secondo modalità più flessibili, senza un legame rigido in cui il tempo scuola risulta flessibilizzato, con un’offerta più omogenea, quale ossigeno per la scuola e per l’utenza. L’Autonomia è volta al cambiamento di prospettiva in cui risulta preponderante una visione in uscita dell’alunno senza obbedienza al programma, ma con un’ottica di adempimento. Il programma non è un mero riferimento, ma i ragazzi ricevono competenze e organizzazione didattica. Nella Scuola dell’Autonomia tutte le risorse di pensiero sono in funzione della visione di uscita e successo formativo degli alunni attraverso l’acquisizione di competenze. L’alunno fruisce dell’offerta in base a quanto riesce a realizzare e in questo modo raggiunge il livello di competenza adeguato, secondo la Scuola dell’Autonomia. La sperimentazione più ampia rivela la responsabilità diretta delle scuole in rispondenza ai bisogni degli alunni in cui l’Autonomia risulta essere uno sprone di cambiamento reale.

I percorsi differenti e differenziati

La scuola non può diventare obsoleta. Le società evolute cercano di ammodernare il sistema economico e finanziario, quali competenze finalizzate all’inserimento dell’individuo in uno scenario unitario, non quale sbocco univoco, ma per rimodellarsi e riciclarsi. In vari documenti dell’Unione Europea risulta che gli alunni devono acquisire delle metacompetenze e forme di adattamento a innovativi percorsi di conoscenza, in termini di competenze e capacità di apprendere. Per esempio, la ITC, information comunication technology, tutte le Nuove Tecnologie si affiancano alla didattica, il tutto per il raggiungimento del successo formativo senza dispersioni e con il massimo della competenza. Probabilmente su questi aspetti il pensiero politico si divide. Nelle normative dell’UE si presentano due modelli. I ragazzi maturano la possibilità di sviluppare al massimo le competenze quanto più il sistema scolastico si presenta lungo e poco differenziato nei percorsi, in cui subentrano il più tardi possibile scelte differenziate. I tutores si rendono garanti di ottimizzare le possibilità per l’alunno, personalizzando e seguendo, fin da piccoli, i ragazzi, diversificando prima i percorsi e dopo la formazione di istruzione personale in modo variegato dal punto di vista tecnologico e produttivo a livello didattico. Per esempio, in Germania dopo il primo ciclo di studio le normative presentano l’obbligo. Si prospettano differenti visioni come l’anticipazione delle età di ingresso ai vari traguardi scolastici. Nella nostra tradizione di scuola media nel 1961 si presenta il passaggio epocale dell’obbligo a 14 anni con la scuola media parificata. Probabilmente le riforme vanno attuate al di là delle polemiche delle parti politiche, attingendo da ogni normativa le parti più positive e propositive. La riforma Moratti con il decreto 59 stabilisce come le scuole si devono adeguare alle riforme. Per esempio, non si ha l’obbligo di istituire il tutor. Il portfolio non è un obbligo sancito, in quanto le sanzioni transitorie presentano pieni riferimenti all’Autonomia. Il modello didattico-pedagogico si pone al principio della personalizzazione indirizzata alle esigenze di ciascuno rispetto a percorsi differenti e differenziati. Ma allora quale programmazione? Il compito della scuola intende ricavare dagli OSA (obiettivi specifici di apprendimento) obiettivi formativi adeguati ad ogni allievo rispetto alle attività che insieme costituiscono gli obiettivi formativi che connotano competenze attraverso le unità di apprendimento nel PSP, il piano degli studi personalizzato. La scuola risulta il luogo privilegiato per portare a termine la riforma e portare finalmente a compimento l’Autonomia. Questo cambiamento si verificherà solo se al lavoro degli insegnanti venga data una struttura di un monte orario e di retribuzione adeguati, altrimenti nessuna riforma può tenere ed attecchire. L’individualizzazione è vista nel successo formativo in cui ognuno è al massimo delle proprie potenzialità nella sfera affettiva, cognitiva e sociale per obiettivi comuni. La personalizzazione prevede una serie di codici, prerequisiti, stili, ritmi, profili cognitivi differenziati nella valorizzazione di aspetti formali e informali, nel talento, quale forma peculiare di eccellenza cognitiva. Il programma è una sequenza organizzata in cui si delineano le differenze tra ogni individuo nella diversificazione dei percorsi didattici che tengono conto delle peculiarità cognitive, come nelle “intelligenze multiple” di Gardner. L’informatica ha comportato la crisi delle mappe concettuali, per cui il concetto di programmazione ha subito un impatto devastante in quanto per l’Autonomia ha valore tutto quello che è in grado di creare competenze e non solo obiettivi. Le unità didattiche prevedono una valutazione finalizzata alla didattica modulare. Le unità di apprendimento, composte da conoscenze e abilità che costituiscono competenze, riguardano l’educazione globale dell’allievo tramite la didattica in un complesso educativo che fa riferimento al PECUP (Profilo Educativo Culturale e Professionale dello studente). Le sintesi di queste due sequenze modulari di valutazione potrebbero essere costituite dall’unità d’insegnamento che non prevede omologazione, ma differenziazione, costruendo un terreno di confronto nel sapere comunicare e descrivere se stessi, cogliendo, nella propria esperienza, semplici relazioni spaziali e temporali, globalmente finalizzate ad un compito sociale, culturale, cognitivo, dialogico, ossia un compito reale, quale competenza di conoscenza e abilità. L’aspetto formativo della disciplina consiste nel creare un setting di costruzione motivazionale, formando un contesto classe, nella libertà di insegnamento che si accompagna con la trasparenza e con la coerenza in essa.

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