Molti aderiscono al PàE dicendo « Vorrei che il Paese funzionasse »

Vi racconto cio’ che so, dopo un paragone fra Italia ed Europa condotto per più di un decennio. Il punto da cui partire dovrebbe essere: a) capire perché l’Italia recede; b) eliminare le cause del mal funzionamento delle istituzioni e della recessione economica.

Inizio’ cosi : nel ‘ 90 inviai una lettera a Romiti – FIAT, segnalando che il modo di lavorare di troppi Italiani era troppo diverso da quello degli Europei. E asserendo che ci fosse un rischio per l’economia. Romiti mi rispose (conservo la sua) dicendo che “non c’era niente da fare”.

Solo un anno fa ho scoperto perché Romiti rispose in tal modo. Per lo stesso motivo, circa 5-8 anni fa Tronchetti Prov., Piero Ottone e Ostellino mi risposero alla stessa maniera (riconoscere il problema, niente da fare). Scoprii nel 07 una caratteristica della società ital. molto negativa (perché di ostacolo al suo funzionamento e progresso); la segnalai a Prodi (ed a giornali) con lettera di agosto 07. Nessuna risposta !

Il motivo per cui ho fatto una inchiesta in dieci anni circa, anche se non con continuità assoluta, è stato di capire perché la società italiana non sa fare tante cose che gli Europei in genere fanno molto bene.

In un decennio ho scoperto molte cose. All’inizio mi dicevo (mentre il deragliamento continuava) : “L’Italia è a rischio”; poi , cinque anni fa conclusi : “Non è rischio, è certezza che il Paese affonda.” I motivi sono descritti nel nostro sito, in due interviste che G. Canzano mi fece. E intanto gli Italiani cambiavano…., favoriti dalla corruzione. Che essi non hanno mai cercato di combattere. Perché non gli interessa. Perché gli Italiani non sono UNA società; ma un insieme di clans….. ! L’assurdo italiano: l’aver affinato nel tempo il doppio scenario (fingere di lavorare per il Paese; in realtà lavorare per il proprio clan. Da notare che i vari clans hanno interessi diversi !)

Chi, curioso, leggesse le mie valutazioni di base (una decina almeno), converrà forse che l’unica via per far funzionare il sistema è portarlo a somigliare alle società europee. Infatti il commercio globale obbliga chi vuol vendere ad essere efficiente. E l’Italia ha elevato un monumento all’inefficienza ed al lavoro pubblico di bassa qualità !

La società italiana si è sempre più incartata nella sua vecchia tradizione rovinosa : esistono due categorie di cittadini: a) quelli che fanno i mazzi; b) quelli che si fan mettere nel mazzo.

Inoltre le leggi e la costituzione sono molto spesso usati come ….. solo un consiglio….

I funzionari pubblici hanno, per un cinquantennio, goduto di questa situazione : lottizzazione invece di selezione, assenza di formazione professionale, gestione clientelare delle poltrone imposta dall’alto. I risultati sono visibili anche nel mio testo “La barca va”.

Il progresso del sistema Italia, nelle attuali condizioni sociali (doppio scenario, decisioni importanti di parte o affrettate, assenza di una classe dirigente scelta per l’eccellenza, assenza di ambizioni e strategie per il Paese, prevalenza di sprechi diffusi), è semplicemente impossibile. Il sistema inoltre non puo’ riformarsi dall’interno, anche per un deragliamento ideologico diffuso. Si tratta , a mio avviso, di porsi la domanda: “Accettiamo di rischiare l’associazione al Magreb, o reagiamo (ma non con i pannolini caldi, routine in Italia) ?”. Per esempio, inventando i bastoni e le carote ?

Ora portare il sistema Italia, che ricusa l’efficienza, all’efficienza, richiede una catarsi attivata da espatriati (in Italia si è troppo condizionati dalle menzogne dei padrini per poter capire la realtà). E un’azione determinata condotta da persone capaci.

In pratica sono gli espatriati che han fatto buone esperienze di lavoro all’estero, che possono indicare cosa manca in Italia per poter gestire un Paese, ad esempio insegnare la professionalità ! I miei testi che raccontano questo (li trovate sul sito o me li chiedete) sono: “Pubblica Distruzione”, “ Favola”, Metodi e Risultati”, “Barca va”, “Complotto”, “Evoluzioni-Tangentopoli”.

Concludo col dire che L. Barzini indico’ ne “Gli Italiani” (anno ‘ 65) quale è la radice del Male Oscuro Italiano. Io lo cito nel mio testo “Una Cultura al bivio”.

Ripeto la mia conclusione : senza chiarire con una vera catarsi i motivi delle incapacità sociali e di gestione degli Italiani, il sistema non potrà raddrizzarsi e continuerà a scivolar giù.

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