Il ritorno di “costumi” mai abbonati

La pesantezza dell’ingerenza dello Stato

Il vero discrimine nell’uso dell’intervento statale, riguarda la condotta operativa
di Davide Giacalone

Leggo due portentose novità, strillate dai giornali come meritano le cose inattese: lo Stato può intervenire nel mercato economico e si devono dare aiuti pubblici alle imprese, come quelle automobilistiche. E pensare che a me sembrava di vivere in un Paese in cui il mercato è occupato per la gran parte da imprese statali, molte mascherate da società quotate, numerose addirittura municipalizzate. E pensare, inoltre, che a me sembrava di avere già assistito non ricordo quante volte al salvataggio della Fiat, mediante cassa integrazione, rottamazioni, protezione contro i motori diesel, vendita agevolata d’imprese automobilistiche statali, e chi più ne ha più ne metta.

Lo Stato non può tornare nel mercato produttivo italiano, perché non ne è mai uscito. Né possiamo cominciare ad aiutare le imprese, perché non abbiamo mai smesso. Tutto questo ha una storia nobile, che ci ha portato uno sviluppo impetuoso. Ma ha anche una versione ignobile, perché quel sistema è stato poi piegato alle peggiori logiche della partitocrazia, divenendo la protezione d’interessi che con lo sviluppo e la produzione non avevano nulla a che vedere. Ora che i venti gelidi della crisi finanziaria inducono i governi ad allargare la coperta statale, c’è il rischio che qui da noi la palla sia presa al balzo per rilanciare i mai abbandonati cattivi costumi.

Dunque, ripetiamolo: non esistono mercati in cui non sia rilevante il ruolo della politica, sia nella determinazione delle regole che nel favorire investimenti strutturali, la divisione faziosa fra adepti del libero mercato ed appassionati del controllo statale è una depravazione, un residuato del non aver capito molto di quel che succede nel mondo. Le vere distinzioni non sono su quei massimi principi, ma sulla condotta operativa. C’è chi usa l’intervento statale al fine di realizzare opere infrastrutturali, che hanno alti costi, lento ritorno, ma anche un ruolo importante per lo sviluppo complessivo (quindi energia, mobilità, comunicazioni), e chi prende i soldi del contribuente e li usa per far finta di salvare il posto di lavoro di qualche assistente di volo, ma, in realtà, li usa per salvare la faccia del cattivo sindacato, della cattiva politica e del pessimo management. Questo è il discrimine. (Terza Repubblica)

www.davidegiacalone.it

Lascia un commento