Buon lavoro Walter

di Andrea Ermano

Il successo incontestabile delle primarie rappresenta un dato di fatto e un fatto molto positivo per la tenuta democratica del Paese. Walter Veltroni è ora un leader forte e fortemente legittimato: un kennediano dotato di maggiornaza bulgara, che inizia a tessere la sua tela riformista (ma non potrà eludere la Questione del socialismo europeo).

L'esito delle primarie è incoraggiante per la democrazia italiana. Più di tre milioni di persone hanno preso parte alle votazioni (nel sito dei DS si leggeva un dato pari a 3 milioni e 38 mila persone alla chiusura dei seggi). Ha trionfato Walter Veltroni con una maggioranza bulgara di due terzi. Al secondo posto Rosy Bindi segue con il 14 % circa ed Enrico Letta si attesta intorno al 10%.
Per il Partito democratico, per il centro-sinistra italiano e persino per la tenuta istituzionale si tratta di risultati assolutamente ragguardevoli e molto positivi. Un flop di questa operazione avrebbe causato per converso conseguenze pesanti su vari fronti.
Dopo i congressi di DS e Margherita il rischio era quello di una catastrofe. Per evitare la quale è stato speso subito, in prima battuta, il nome di Veltroni. Che forse avrebbe preferito starsene tranquillo ancora per un po'. Ma sulla soglia dello strapiombo, i Ds e la Margherita hanno dovuto consegnargli la leadership del nuovo partito. Con buona pace dei disegni neo-giobertiani del professor Scoppola. Sarà Veltroni, dunque, e non la ex sinistra dc a guidare il nuovo partito. E a questo punto appare più ardua una Reconquista del centro cattolico.

Un giovanissimo Walter Veltroni con Pier Paolo Pasolini a margine
di una manifestazione della Fgci verso la metà degli anni Settanta

Punterà il leader del PD a una disfida elettorale bipartitica tra sé e Berlusconi, previo passaggio referendario? Se ciò avvenisse, Forza Italia e il Partito Democratico tra diciotto mesi circa potrebbero spartire tra loro i ruoli di maggioranza ed opposizione, eliminando gran parte degli alleati-concorrenti minori.
Il principale ingombro su quest'ipotesi di drastica semplificazione del sistema italiano, ipotesi che Veltroni aveva per altro adombrato al congresso dei DS di Firenze, sta in una possibile caduta di Prodi, che osservatori a lui non certo ostili come Eugenio Scalfari collocano in un futuro prossimo, dopo l'avvenuta l'approvazione della Finanziaria 2008. Dini si è ormai chiamato fuori. In Rifondazione si parla apertamente di uscita dal governo. Mastella è nervosissimo, come sempre. Bordon e Manzione si agitano. Casini attende di entrare a cose fatte. A tutto ciò si aggiunge, inevitabilmente, il dualismo (ben noto in casa dc) tra partito e governo: il plebiscito per Veltroni sminuisce l'autorevolezza di un Prodi ormai al lumicino in Senato.

Ora, un'eventuale caduta del governo potrebbe condurre a elezioni anticipate (con questa legge elettorale, il conseguente rinvio del referendum e una probabile vittoria delle destre), oppure potrebbe anche condurre alla formazione di un nuovo esecutivo (nel segno di una riforma elettorale da realizzarsi da parte di un centro-sinistra alleato a pezzi di centro e destra moderata, ma senza l'apporto di alcuni settori della sinistra radicale.
Berlusconi dice che dieci senatori sarebbero pronti a “staccare la spina” al governo. Si aprirebbe per il Cav un corridoio trionfale verso le elezioni anticipate in primavera? Chissà. Gianfranco Fini è sceso in piazza reclamando per sé la leadership nel campo delle destre. Qualche effetto speciale potrebbe portare a Prodi un'iniezione di qualche senatore, attualmente collocato nel campo avverso.
A fronte delle cose che sappiamo e anche di qualle che sappiamo di non sapere (il nostro Paese è costellato di panorami vari, suggestivi e mutevoli, anche se talvolta deturpati da enormi discariche abusive), ci pare difficile prevedere gli sviluppi dell'attuale situazione politica.
Ma per intanto il successo incontestabile delle primarie rappresenta un dato di fatto. Walter Veltroni è ora un leader forte e fortemente legittimato. Può iniziare a tessere la sua tela. Potrà tutelare la laicità dello Stato resistendo alle sirene vaticane meglio di Rutelli, che resistere non poté o non volle. Il coinvolgimento di larghe masse di cittadini in queste primarie, pur a fronte di meccanismi non del tutto entusiasmanti, rafforza la credibilità del Pd come baluardo contro l'antipolitica. Poi, tra due anni. alle europee, giungerà a scadenza la questione della collocazione internazionale. La famiglia socialista democratica europea potrebbe intanto allargarsi sulla spinta di una positiva evoluzione politica statunitense dove il Nobel per la pace ad Al Gore lascia ben sperare.
“Noi, la specie umana, siamo giunti ad un momento decisivo” – ha dichiarato Al Gore – “È inaudito, e fa perfino ridere, pensare di poter davvero compiere delle scelte in quanto specie, ma è proprio questa la sfida che ci troviamo davanti. La nostra casa – la Terra – è in pericolo. Non è il pianeta a correre il rischio di essere distrutto, ma le condizioni che lo hanno reso un luogo accogliente per gli esseri umani”.
Nessuna persona assennata può rimanere indifferente di fronte queste parole. E nessuna persona assennata può concepire una sfida cosmopolita cosiffatta senza concepire un contributo determinante del socialismo democratico europeo e internazionale, l'unica formazione politica oggi esistente a possedere cultura politica e forza organizzativa su scala mondiale.

Walter Benjamin trasse ispirazione per la sua più celebre Meditazione
sulla Storia da questo disegno di Paul Klee intitolato “Angelus novus”

Di tutto ciò solo ora, forse, s'intravvede appieno il senso storico futuro. Ed è per questo che a nostro parere nemmeno un leader kennediano eletto con una maggioranza bulgara potrà eludere la Questione socialista. Buon lavoro.

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