Protestano studenti di Economia per taglio degli appelli, il commento della Cinti

Protestano studenti di Economia per taglio degli appelli, il commento della Cinti

La vice responsabile dell'Italia Dei Diritti per la Scuola e l'Istruzione: “La sperimentazione all'interno dell'Ateneo in oggetto è accettabile se non divincolata dal confronto con le altre Facoltà del panorama nazionale e da un piano strutturale complessivo che si soffermi con la necessaria attenzione sulle diverse criticità ed elementi ancora da valutare, con la volontà di non rappresentare un caso isolato, ma divenire parte integrante di un dialogo costruttivo che non dimentichi il prioritario obiettivo di migliorare le condizioni dello studio e degli studenti”

Roma, 24 febbraio 2014 – Sono tornati di nuovo a protestare gli studenti di Economia dell'Alma Mater di Bologna, in seguito alla decisione di dimezzare in tutti i corsi il numero di appelli previsti per sostenere gli esami. Mentre prima erano sei, ora diverrebbero tre. Di fatto, la mobilitazione è scattata quando si è pensato di estendere tale modalità anche alla laurea triennale in Economia, Mercati e Istituzioni ed alla Magistrale in Economia e politica economica. La proposta dovrà essere votata nella prossima occasione paritetica a marzo, ma è vero che già a giugno la novità era stata fermata dai rappresentanti degli studenti, i quali avevano fatto saltare la seduta della commissione. “Nel 2010 – secondo un portavoce degli iscritti – ad Economia è stata imposta una sperimentazione, unica nell'Ateneo e in tutte le Scuole di Economia d'Italia, che prevedeva la riduzione del numero di appelli per i corsi allora afferenti alla Facoltà. Dopo tre anni di sperimentazione didattica, i risultati ci consegnano una Facoltà che cerca l'efficienza ma sacrifica l'equità”. In conclusione del suo intervento, lo stesso studente ha dichiarato: “Sono notevoli le disparità tra i corsi di laurea in termini di organizzazione e approccio didattico”. Gli studenti, inoltre, hanno proseguito nel manifestare il proprio disagio affermando: “I tre appelli incentivano gli studenti ad accettare ogni voto sopra il 18 (quando è possibile), sacrificando la media e il coinvolgimento attivo nello studio. Il regolamento didattico d'Ateneo prevede sei appelli all'anno e quindici giorni di distanza tra una prova e l'altra. Perchè noi no?”.
Luana Cinti, vice responsabile dell'Italia Dei Diritti per la Scuola e l'Istruzione, riguardo al tema in oggetto ha commentato: “E' indubbiamente una richiesta legittima quella di una dovuta equità da perseguire e realizzare nelle modalità di organizzazione e gestione degli appelli d'esame presso la Facoltà in oggetto, tanto più che il disagio generale è andato accrescendosi col passare dei mesi, e senza che in effetti, agli occhi della maggioranza, si siano registrati risultati degni di un cambio di rotta che abbia tenuto conto delle preoccupazioni generalizzate espresse a più riprese. Gli studenti hanno cercato e continuano sulla strada del dialogo, nonostante a giugno siano giunti a bloccare una seduta di commissione per impedire che le decisioni in via di trattazione divenissero definitive. Le loro dichiarazioni mettono al centro della questione la ricerca di una maggiore equità, da considerarsi il punto di riferimento di qualsiasi politica adottata e da porre in essere in futuro all'interno dell'Ateneo, come del resto in qualsiasi altro settore, poichè le conseguenze positive e soprattutto negative di un nuovo piano di approccio didattico, pensato sotto forma di sperimentazione, ed esteso progressivamente anche ai corsi triennali, ricadrebbero direttamente ed immancabilmente sui ragazzi, i quali non ci tengono affatto, e non possono essere, spettatori passivi di un percorso di riorganizzazione che potrebbe in qualche modo indebolire le opportunità offerte loro per una proficua resa didattica e le possibilità di dare il meglio di sè come studenti, nell'ambito di un cammino intrapreso seguendo modalità diverse d'esame. Dunque, la sperimentazione all'interno dell'Ateneo in oggetto è accettabile se non divincolata dal confronto con le altre Facoltà del panorama nazionale e da un piano strutturale complessivo che si soffermi con la necessaria attenzione sulle diverse criticità ed elementi ancora da valutare, con la volontà di non rappresentare un caso isolato, ma divenire parte integrante di un dialogo costruttivo che non dimentichi il prioritario obiettivo di migliorare le condizioni dello studio e degli studenti, nell'ottica di una organizzazione votata qualitativamente al progresso e all'efficienza come garanzia, non come potenzialmente pericolosa sottrazione di risorse”.

Ufficio Stampa Italia Dei Diritti Scuola e Istruzione
italiadeidiritti@yahoo.it
http:/www.italiadeidiritti.it

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