di Antonio Biella
C’è un “popolo” che ha fatto della vita all’aria aperta, quella che una volta – alla francese – si diceva “en plein air” uno stile di vita e una ragione di vacanze e turismo.
Avrei potuto scrivere “un esercito” ma sarebbe stato fuori tema (chi ama la vita all’aria aperta è portato naturalmente alla pace), e sarebbe stato riduttivo perché in Italia, solo di italiani, girano circa seicentomila “veicoli ricreazionali” (abbreviato VR) fra camper, roulotte e carrelli tenda, più un numero imprecisato e imprecisabile di auto con tenda e sacchi a pelo nel cofano, oltre a moto e bici con mini equipaggiamento a bordo. Per non parlare di migliaia di VR che vengono dall’estero. Calcolando, in media al minimo, tre persone per VR, abbiamo due milioni di persone che, aggiunti agli altri tipi di campeggiatori (tenda e sacco a pelo) arrivano almeno a tre milioni.
Tutte queste persone, più un’infinità di altre che aspirano al possesso di un veicolo ricreazionale, sono interessate, ogni anno, al tradizionale Salone del Camper che si svolge a Parma dal 9 al 17 settembre e che mette in mostra anche roulotte, tende e mille accessori.
Un appuntamento di grande richiamo, dunque, che vede convergere in questi giorni sulla città del famoso formaggio e prosciutto i VR da tutt’Italia: dal Nord come dal Sud tant’è che l’immenso parcheggio della Fiera di Parma s’imbianca a perdita d’occhio di migliaia di camper.
Se si ha intenzione di acquistare un camper, o cambiare il proprio, è obbligatorio passare uno o due giorni dalla Fiera per rendersi conto dei nuovi modelli di tutte le marche, delle nuove tecnologie e dei prezzi.
Marito, moglie e figli, poi, non potranno che dilettarsi alla ricerca dell’ultimo accessorio che renda più comoda la vita all’aria aperta. Perché la vita del campeggiatore è sì abbastanza spartana, ma non deve essere certo da primitivi.
Dicevo che quella del plein air è una filosofia di vita, e non certo un ripiego.
Una cosa, al mattino, è affacciarsi alla finestra di un albergo, altro è uscire e trovarsi in una pineta o sotto un bosco di ippocastani e altri tipi di albero; scambiarsi il buongiorno con i campeggiatori vicini e andare a prendere una tazzina di caffè dal primo che ha fatto bollire la caffettiera; oppure pranzare sempre in costume da bagno sotto il tendalino, e lì stesso schiacciare un pisolino nella controra; e arrostire pesci e carni, la sera, sul proprio barbecue a carbone.
Scelta di vita e non ripiego economico perché, per prima cosa, un camper costa minimo intorno ai 50-60mila euro (ripetiamo, minimo) ed è facile immaginare per quanti anni si può andare per alberghi con una cifra simile. E poi c’è l’assicurazione, il bollo, il rimessaggio, la benzina, la manutenzione.
Insomma, bisogna avere dentro la passionaccia, spesso derivante dalla giovanile esperienza negli scout. E lo scoutismo è proprio con la vita all’aria aperta che insegna l’amore e il rispetto verso la natura, il valore della manualità, la suddivisione e il rispetto dei compiti.
E non sacramentate quando d’avanti a voi, sulla strada, trovate un camper che non va molto veloce. Pensate che lì dentro c’è una famiglia felice, bambini che giocano (senza televisore!) e adulti che hanno capito che una vera vacanza comincia col viaggio.
Magari, se vi trovate dalle parti di Parma, fate anche voi un salto in Fiera, giusto per dare un’occhiata e assaporare che aria tira fra i pronipoti degli antichi coloni del Far West che viaggiavano con i loro carri ricoperti di tela: i trisavoli dei moderni camper.
Antonio Biella