Le credenze religiose possono mettere a tacere la ragione e il senso della giustizia

Su “Scienze – La Repubblica del 6 novembre, leggo: “La generosità e l'altruismo non si imparano grazie alla fede e alla religione. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, condotto su un campione di 1.170 bambini, d'età compresa tra i cinque e i 12 anni, di sei Paesi (Canada, Cina, Giordania, Stati Uniti, Turchia, Sudafrica). Scopo della ricerca, guidata da Jean Decety del Dipartimento di psicologia dell'Università di Chicago, era quello di misurare se e come la religione incidesse sui comportamenti cosiddetti “prosociali”, ossia volti al bene degli altri senza attendersi una ricompensa. Probabilmente la Fondazione americana John Templeton, di ispirazione cristiana, che ha finanziato lo studio, non si aspettava un risultato del genere, che rimettesse in discussione il concetto di moralità basata sulla religione. “I dati rimettono in discussione il fatto che la religione sarebbe vitale per lo sviluppo morale” concludono i ricercatori “e supportano l'idea che la secolarizzazione del discorso morale non diminuirà il livello di bontà umana, anzi, sarà tutto il contrario”.

Perché stupirsi? Non basta il comportamento di molti adulti religiosi, anche religiosissimi, per rendersi conto che le credenze religiose spesso finiscono per addormentare non solo la ragione, ma anche il senso della giustizia? Riguardo alla ragazza di diciannove anni lapidata in Afghanistan, Adriano Sofri scrive: “Mentre alcuni uomini, senza fretta, senza emozione, scagliano le loro pietre, altri stanno accoccolati a guardare”. E che cosa succedeva qualche secolo fa nelle piazze del mondo cristiano? Non andavano, i fedeli, ad assistere allo spettacolo di persone bruciate vive? Le credenze religiose, spesso basate su un’errata interpretazione dei testi sacri, possono spingere gli uomini a compiere azioni crudelissime, nella più completa indifferenza. Oggi un Testimone di Geova, a causa delle sue credenze religiose, potrebbe far morire un bambino bisognoso di una trasfusione di sangue. Il credente, in molti casi, si libera della responsabilità, che attribuisce tranquillamente al dio in cui crede. In base ad un'errata interpretazione di un passo del Vangelo, S. Agostino giustificò il ricorso alla forza per indurre gli eretici ad entrare nella Chiesa, con le conseguenze a tutti note. Oggi la Chiesa non commette crimini efferati in nome di Dio, ma si rende ancora responsabile di palesi iniquità. E questo avviene semplicemente perché mette a tacere e ragione e senso della giustizia. Si potrebbe obiettare che non ci si può appellare alla ragione quando si parla di religione. E’ relativamente giusto, ma non si può assolutamente obiettare che non si debba e non ci si possa appellare alla giustizia, qualora dalle credenze religiose derivino palesi discriminazioni e iniquità per gli uomini. Per esempio: non ci si può appellare alla ragione per mettere in discussione la nascita verginale di Gesù, ma è più che lecito appellarsi e alla ragione e a al senso della giustizia, per mettere in discussione l’indissolubilità del matrimonio, giacché da questa credenza derivano discriminazioni nei riguardi delle persone. Emblematica la mia recente esperienza sul blog “Come Gesù”, aperto a tutti ma di fatto frequentato da persone religiose. Ho cercato di far capire l’assurdità dell’indissolubilità del matrimonio, proprio a causa delle iniquità che ne derivano. Hanno tutti ignorato il problema, semplicemente perché per tutti il problema non esiste. Una religiosa signora, anziché fare qualche obiezione a quanto da me esposto, mi ha chiesto perché io non mi converta ad una confessione protestante. Un’altra religiosissima signora che di norma ammira e condivide il mio pensiero, mi ha liquidato dicendomi: “Non devi dimostrarmi nulla! Il sacramento del matrimonio é indissolubile. La parola di Dio è eterna, ci sentiremo su altre cose”. Chiusura totale. I risultati dello studio del Dipartimento di psicologia dell'Università di Chicago non sono per niente una sorpresa.

Renato Pierri

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