I trulli rappresentano una tipologia di costruzione, di forma piramidale, fatta interamente in pietra e diffusa in Puglia nell’altopiano della Murgia, in particolare nella Valle d’Itria che si trova a cavallo tra la città di Bari e le province di Brindisi e Taranto. Quella zona è ricca di questi insediamenti sorti spontaneamente che testimoniano la storia di una civiltà contadina e di una terra che fu terra di pascoli e di transumanza. Oggi sul territorio pugliese, con le sue sterminate distese di oro giallo (cereali), di uliveti e di vigneti, il trullo rappresenta uno straordinario esempio di architettura locale.
I trulli sono chiamati anche “casedda”, ovvero piccola casa, per via delle sue piccole dimensioni (20-40 mq). Ciascuna proprietà era delimitata da muretti a secco, detti anche “pareti”, realizzati in pietra ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle Murge.
Quel tipo di abitazioni, che ricordano altre costruzioni circolari a forma di torre disseminate sempre sul territorio pugliese, venivano tirate su a secco dai coloni che vi abitavano con le loro famiglie, anche temporaneamente. Lì vi custodivano anche i loro attrezzi da lavoro.
Per volere dei proprietari terrieri i trulli venivano costruiti senza malta affinché fossero facilmente demolibili. In questo modo evitavano di pagare le tasse sugli insediamenti urbani imposte dal Regno di Napoli risultando quel tipo di abitazione facile da smantellare e quindi non tassabile. Ma il trullo è una struttura tutt’altro che precaria. La sua struttura interna, seppur priva di sostegno, aveva una grande capacità statica. I suoi muri erano spessi e le sue fondamenta erano costituite da grandi massi lavorati in varie misure. Il basamento veniva innalzato su una base di roccia e poteva essere sia a pianta circolare che quadrangolare. Altro elemento strutturale del trullo era la volta, detta anche “cannela”, che si rifà alla tecnica di costruzione a tholos in aggetto, tipo di costruzione a pianta circolare costituita da anelli di blocchi di pietra aggettanti che formano una pseudo cupola. Il tetto era composto di lastre orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole dette “chianche” all’interno e “chiancarelle, le più sottili, all’esterno. Un pinnacolo in pietra veniva posto a chiusura del cono.
All’interno il trullo aveva un vano principale, che rappresentava il nucleo iniziale, dove vi si affacciano tutti gli altri vani, o alcove, di forma quadrangolare, ricoperti da una volta a tutto sesto, isolati non da porte ma da tende. Un soppalco ricavato nella cupola, sopra il locale centrale, fungeva da deposito mentre all’esterno si trovavano la cisterna dell’acqua piovana, un piccolo forno e la corte con muro a secco per gli animali. Lo spessore dei muri e l’assoluta mancanza di finestre rendevano i suoi ambienti freschi d’estate e caldi d’inverno.
Le pareti interne della casa venivano intonacate e imbiancate mentre la cupola esposta alle intemperie assumeva un colore più scuro. Una particolarità di questi edifici è data dai simboli magici dipinti sul tetto che venivano disegnati a mano libera con la calce probabilmente per scacciare il malocchio.
Il mastro trullaro si occupava di costruire questi manufatti la cui cupola a cono li rende unici come rende unico il paesaggio dove sorgono. Oggi il mestiere del trullaro, tra i più antichi di Puglia, è a rischio di estinzione come è avvenuto per altri antichi mestieri.
La Murgia dei Trulli, dal latino murex (sporgenza rocciosa), comprende Alberobello, Locorotondo, Martina Franca, Cisternino e la Valle d’Itria ed offre un paesaggio splendido con muretti a secco che delimitano, con una perfezione geometrica, i terreni che sono coltivati a uliveti, vigneti, mandorli e frutteti ed ospitano le famose costruzioni coniche che sono patrimonio dell’umanità come testimonia la città di Alberobello, considerata la capitale dei trulli, inserita dall’Unesco nella lista nel 1996.