Padri poco presenti e poco stimolanti sapete che i vostri figli rischiano il carcere?

Sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi (vedi Huffington Post) è apparso un lungo articolo intitolato: “Al centro di tutto c’è un bambino: critica alla omogenitorialità”. Ne trascrivo poche righe, ché bastano e avanzano: “Se nel momento in cui il piccolo esplora la sfera sessuale, lo priviamo di una delle sue figure di riferimento o, peggio, gli creiamo condizioni di ambiguità, può instaurarsi in lui un processo di regressione psicologica. Ciò interferisce negativamente nello sviluppo pieno della propria personalità, e di una chiara identità sessuale. Non evidenziare la differenza maschile – femminile genera un processo opposto: indebolisce e rende più fragile l’ identità del giovane, crea insicurezza, incertezza e disorientamento… Secondo studi scientifici, l’assenza del padre durante i periodi di crescita critici, porta al deterioramento delle abilità sociali e comportamentali ed aumenta il rischio di sintomi depressivi in adolescenza, soprattutto per le ragazze. Inoltre i bambini con padri presenti e stimolanti hanno in futuro meno problemi con la Legge e una vita morale più equilibrata”. L’autore è il dottor Giovanni Bonini, che si dilunga molto, cita molti autori, ma si guarda bene dal citare le fonti degli “studi scientifici”. E allora gliene citiamo alcune noi: «L’Istituto di ricerche britannico NatCen, analizzando i dati del “Millennium Cohort Study”, progetto multidisciplinare che nel 2008 ha interessato quasi 12.300 bambini di sette anni (ovvero, nati nel Regno Unito fra il 2000 e il 2001), ha permesso di concludere come non sia la composizione della famiglia ad incidere sul benessere e il desiderio di stabilità di un bambino, bensì la qualità della relazione che il minore vive all’interno del suo nucleo familiare» (Corriere della Sera 25 aprile 2014). E poiché la preoccupazione maggiore del dottor Bonini, come si evince dal titolo, non è per i bambini che crescono in assenza del padre, ma per i bambini allevati da genitori dello stesso sesso, gli citiamo anche queste di fonti: «Numerosi studi condotti dall'American Psychological Association, American Psychiatric Association, American Academy of Pediatrics e altri gruppi non hanno evidenziato alcuna differenza, neppure minima, negli effetti dell'omogenitorialità rispetto alla genitorialità eterosessuale, neppure con riferimento alle dinamiche interne alla coppia dopo l'arrivo dei figli” (http://it.wikipedia.org/wiki/Omogenitorialità)». Ora, non sarebbe il caso che il dottore ci andasse cauto con certi discorsi? Non pensa che per qualcuno un articolo del genere potrebbe essere una pugnalata?

Renato Pierri

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