Quando le questioni economiche in Italia non quadrano più, la soluzione è sempre quella d’irrobustire il gettito fiscale. In pratica, per tentare di non “sforare”, s’impongono altri sacrifici agli italiani. I provvedimenti, nella loro generalità, non appaiono “razionali”, proprio perché non omogeneamente distribuiti. Di conseguenza, non ci sentiamo di condividere i provvedimenti che l’attuale Esecutivo ha preso e che prenderà prima della sua messa a”riposo”. I redditi “fissi” ( quelli che ancora ci sono) restano i più esosamente colpiti. Insomma, le imposizioni fiscali, dirette ed indirette, hanno finito di dare il colpo di grazia a che già era agonizzante. Il deprezzamento dei redditi da lavoro dipendente e da pensione è una realtà che possiamo verificare quotidianamente. In Italia, per la carità, di “fame” non si muore ancora. Ma la strada dell’indigenza è stata ulteriormente spianata. Tutto considerato, i generi alimentari di base hanno ancora un mercato popolare. E’ il “resto” che ci manca. Dato che non si vive di solo pane, sono le piccole cose del quotidiano, alle quali c’eravamo abituati, a farsi proibitive. Quando un cappuccino ed un dolcino costano più d’Euro 2,50, allora se ne può fare a meno. Anche perché, con la stessa cifra, s’acquista pane e companatico almeno per due. Non per una colazione o una cena, ma per mangiare qualcosa. La dieta Monti è salutare. Meno grassi, meno colesterolo, meno trigliceridi, più IMU e buchi nella Sanità e Servizi Sociali. Di male in peggio. Eppure, non resta che sopportare. Con l’assicurazione che la crisi è di tutta l’Euro Zona, abbiamo iniziato a crederci tutti e, dopo un anno di Governo “Tecnico”, siamo arrivati alla fine d’anno. Con meno speranze e bollette più care da onorare entro il corrente mese. Il contenimento della spesa non è sempre la cura migliore. Se manca la liquidità, è difficile fare delle previsioni per il futuro e non solo per quello immediato. Non possiamo neppure prendercela con chi è a Palazzo Chigi. Nessuno lo ha eletto ed il Parlamento non ci rappresenta più nel modo che dovrebbe. C’è poco da fidarci in un Potere Legislativo che è più di figura che di sostanza. Abbiamo sempre meno, ma la “non sfiducia” è una garanzia di governabilità e di rigore. I sacrifici, sia chiaro, non garantiscono per nulla la ripresa economica. Fiaccano, semmai, e mortificano gli sforzi per tirare avanti. Non sappiamo se tutti ce la faranno. Lo speriamo; ma non basta. L’Unione Europea non è un vaso vuoto. Ma lo sono le nostre tasche. Non tanto per il necessario, quanto per l’indispensabile. Quale stabilità monetaria? Con l’Euro, i prezzi sono raddoppiati nel giro di dieci anni. Neppure con la Lira era mai capitato. Del resto, non si scrive più d’inflazione, ma di deflazione. I risultati, però, sono dolorosamente gli stessi. In alcuni casi, anche peggiori. Il 2013 inizierà con i milioni di disoccupati eredità di quest’anno al tramonto. Poi, ci saranno i rincari e gli “aggiustamenti” per affrontare il nuovo anno. Di risparmio non è neppure il caso di scrivere. Da noi, non esiste più. Insomma, il Paese è a “dieta”. Un regime monotono che ha tolto quel poco d’ottimismo a tutti e che continua a darci filo da torcere senza discontinuità e remissione. Nulla di nuovo da segnalare. Solo che la dieta continua.
Giorgio Brignola